L’Inter vince, ma Sarri si ingelosisce e ruba la scena

Dopo la sconfitta col Sassuolo e il poco convincente pareggio di Bergamo, l’Inter ottiene l’accesso alle semifinali di Coppa Italia estromettendo il Napoli della competizione. Già, quello stesso Napoli che proprio l’anno scorso ci eliminò, trovando il gol allo scadere con Higuain, grazie a un Ranocchia collaborazionista, che si lanciò per terra lasciando la strada spianata al centravanti sudamericano. Mancini mischia ancora una volta le carte: rilancia Kondogbia affiancandogli Medel, propone Jovetic come attaccante centrale mettendo da parte Icardi, per poter così schierare il tridente jugoslavo. Guarin con la testa in Cina, dove vorrebbe coronare il suo sogno di giocare nello Zenit San Pietroburgo, e per poter quindi finalmente vincere la Coppa Libertadores, è un altro degli esclusi a centrocampo. Arrivati a questo punto le voci sulla sua partenza si fanno sempre più insistenti, ma è bene ricordare a chi è facile preda dell’entusiasmo, che per festeggiare i colpi di mercato (sia in entrata che in uscita) è buona regola attendere l’ufficialità.

Il Napoli prova a fare la sua partita, l’Inter invece sceglie di giocarsela con l’arma delle ripartenze, concedendo il pallino del gioco ai padroni di casa, che in un paio di occasioni andranno anche vicini al vantaggio nella prima frazione. Per la fase di impostazione si assiste a un copione più allegro del solito, anziché una serie di passaggi all’indietro irritanti, si passa direttamente alla fase successiva, cercando di innescare i movimenti degli attaccanti direttamente con lanci dalla propria area. Questa scollatura tra attacco e centrocampo è cosa nota quanto inquietante, ma in partite dove l’Inter può permettersi di giocare di rimessa (e questa senza dubbio lo è), i nerazzurri possono comunque rendersi pericolosi alla lunga distanza, senza subire più di tanto la pressione avversaria. La presenza di Juan Jesus, tornato nel suo habitat di difensore centrale, lasciava presagire infinite serie di imprecazioni da parte degli interisti, ma stranamente il brasiliano si è rivelato uno dei più affidabili in campo, così come Nagatomo reduce da un periodo non proprio felicissimo e che proprio un paio di mesi fa aveva rimediato la sua ultima espulsione al San Paolo.

E così, mentre si trascorre il secondo tempo scuotendo continuamente la testa, domandandoci se Kondogbia vale 30/35/40 milioni, o perché i cinesi ci mettono così tanto a comprare Guarin, o più semplicemente chi commetterà la sciagura che permetterà al Napoli di andare in vantaggio, ecco che arriva il gol di Jovetic da fuori area. La giocata del montenegrino è ovviamente tutta da analizzare: il suo tirare da fuori area all’incrocio dei pali è un chiaro segnale di spaccatura nello spogliatoio nerazzurro, in quanto Jovetic preferisce tirare scaldabagni dalla lunga distanza, piuttosto che passarla ai compagni, ricordandoci così una volta di più il clima da guerra civile che si respira ad Appiano. Nel finale Mertens lascia la squadra in 10 per somma di ammonizioni, a causa di una simulazione in piena area interista, la decisione dell’arbitro non convince del tutto la panchina azzurra, e l’atmosfera della partita si fa più tesa. Nel pieno recupero l’Inter mette a segno il K.O. tecnico mandando in rete anche Ljajic dopo un’eroica corsa, e togliendo così al Napoli la possibilità di capovolgere il match.

Ma proprio a partita oramai finita, si svolge l’episodio che ha finito per rubare la scena al match: la telecamera indugia su Sarri e Mancini che inveiscono reciprocamente, entrambi fuori dalla propria area tecnica e quindi entrambi (giustamente) espulsi. E chi pensava che a fine partita avremmo assistito alle solite frasi diplomatiche per minimizzare l’accaduto, non può che essere sorpreso. Mancini rinfaccia a Sarri di aver usato “espressioni razziste” nei suoi riguardi (frocio, finocchio, ma andrebbe ricordato che quella degli omosessuali non è una razza), Sarri dice che non si ricorda di aver usato queste parole, aggiungendo però che si sono incontrati nello spogliatoio dopo la partita e lo jesino ha rifiutato le scuse offerte dal tecnico azzurro. Mancini non ci sta e mette il carico, aggiunge che in Inghilterra a una persona come Sarri non sarebbe concesso di allenare, e che è vergognoso che ancora oggi si assista ad episodi del genere.

A Sarri si può senz’altro rinfacciare una scelta di parole infelice, e tra tutti gli epiteti che la lingua italiana fornisce nella vita di ogni giorno non era facile scegliere così male. Chi è dotato di buona memoria, ha fatto immediatamente notare che che un paio di stagioni fa alla guida dell’Empoli aveva parlato del calcio come di uno sport “diventato ormai cosa per froci” per via dei contatti fisici sempre più sanzionati dall’arbitro, scusandosene successivamente. Anche qua si nota un concetto potenzialmente condivisibile, cioè l’assistere sempre più volte a un evento sportivo meno dinamico e più frammentato da contatti che molte volte neanche esistono, ed è qualcosa che pensiamo un po’ tutti, ma che tutto ciò sia ascrivibile ad atti omosessuali può sembrare invece più un commento da bar sport più che una riflessione di un allenatore di una squadra di calcio. Al tecnico altro non resta che ricorrere alla formula magica per le discolpe, ovvero  “non sono omofobo, anzi ho molti amici gay ecc.”, e anche qui pur volendo credere alle parole dell’allenatore, è il suo ruolo a esporlo a una lente di ingrandimento per ogni cosa che faccia o dica da parte della stampa nazionale. Del resto non è l’allenatore del Maremma Santissima FC, ma di una squadra che in questo momento è in testa al campionato, e quindi ha ben altra risonanza.

Detto questo, resto convinto che non ci troviamo dinanzi al nuovo Mostro di Firenze (e non solo perché Sarri non è nato lì), ma semmai di fronte a qualcuno non abituato a pesare bene le parole, né durante una conferenza (come avvenuto ad Empoli), e meno che mai nel pieno di una discussione da lui stesso innescata. Non ci sono gli estremi per dire che Sarri non meriterebbe di allenare, come sostiene Mancini, l’attuale allenatore del Napoli finora ha dimostrato di saper fare più che bene il suo lavoro e di essersi guadagnato la posizione che occupa, né per chiedere squalifiche interminabili per un evento accaduto a caldo, in un’accesa rissa verbale. Sarri merita una sanzione decisamente superiore a quella di Mancini, in quanto ha offeso più pesantemente, l’ha fatto anche per primo e tra l’altro per futili motivi. Infatti nella giornata odierna Sarri è stato punito con una multa di 20.000 € e squalificato per due giornate (di Coppa Italia), Mancini invece è stato solo multato per 5.000 €. E così, durante l’ennesima discussione che divide le coscienze italiane sulle unioni civili, argomento caldo in Italia da alcuni decenni, si ha modo di inserire in questo vortice di contrari e favorevoli anche il poco edificante duello verbale tra Mancini e Sarri, dove in realtà dietro non c’è chissà quale retroscena, bensì solo due persone che si prendono a male parole, e alla fine è stato punito con maggiore pesantezza il tecnico azzurro, e a riguardo non si può avere nulla da ridire.

 

Alessandro

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Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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