Anche a Torino vige legge dell’1-0

La squadra esulta a fine partita (foto: inter.it)

È ormai chiaro che la squadra di Mancini non può avere come unica qualità la fortuna. L’Inter oggi ha centrato la terza vittoria consecutiva, il terzo 1-0 consecutivo, risultato dietro al quale il più delle volte si nasconde un incontro non propriamente pirotecnico, ma che esalta la miglior qualità dei nerazzurri: la solidità. Un’altra vittoria esterna, come quelle ottenuta col Bologna e col Chievo, e non solo per l’identico epilogo, ma anche per le modalità in cui si è svolto l’incontro nel quale si è ottenuto il massimo risultato col minimo sforzo.

Indovinare la formazione di Mancini ormai diventa sempre più arduo per i giornalisti sportivi, rendendo ormai le previsioni di quest’ultimi attendibili quasi quanto l’oroscopo. Non è certo colpa dei giornalisti, ovviamente, Mancini è un allenatore parecchio imprevedibile al quale piace sparigliare le carte in tavola. Sabato scorso ha sorpreso tutti lasciando Icardi in panchina contro la Roma, oggi ha lasciato fuori nientemeno che Jovetic, Perisic e Ljajic, e riproposto la difesa a 3.  Che il coraggio al tecnico nerazzurro non mancasse non è una notizia di prima mano, la difesa a 3 era stata provata con risultati poco apprezzabili (per usare un diplomatico eufemismo) contro la Fiorentina, ma ciò non ha impedito di riproporla di nuovo.

A onor del vero la partita è stata abbastanza noiosa, non poteva essere altrimenti il Torino è una squadra che si chiude molto bene e gioca con un baricentro basso, l’Inter ha le sue note difficoltà nell’impostare il gioco, e di certo il 3-5-2 (modulo di entrambe le squadre) disegnato da Mancini non ha aiutato la squadra nel comandare la partita. Solo che a differenza degli altri anni adesso i nerazzurri hanno uno strapotere fisico che consente rendersi molto più pericolosi su palla inattiva. Come è successo oggi, dove da un calcio di punizione si è sviluppato il gol che ha deciso l’incontro, il primo in partita ufficiale, di Geoffrey Kondogbia, giocatore troppo spesso bacchettato dalla stampa in quanto reo di non aver segnato in tutti gli incontri in cui ha preso parte (naturale compito di ogni mediano), e di non avere un cognome italiano. Intendiamoci, Kondogbia ha avuto un periodo altalenante, e nell’ultimo mese non è stato al meglio, ma è curioso come sia stato uno dei giocatori più vessati dai media, malgrado un rendimento comunque sufficiente, quando altri giocatori altrettanto (se non più) chiacchierati di altre compagini hanno avuto un trend più nefasto.

È inoppugnabile che questa squadra faccia abbastanza fatica a costruire occasioni da gol, che il portiere abbia salvato il risultato anche oggi in un paio di occasioni (anche se va ricordato che chi indossa i guanti si trova in porta proprio per quello), e che al di là del gol là davanti l’Inter si sia vista poco. Eppure si vince. Memori del fatto che in altre stagioni si sono visti tracolli drammatici (2012-2013), l’Inter attuale sembrerebbe una squadra competitiva per le prime tre posizioni, malgrado la sterilità del reparto offensivo. L’Inter ad oggi ha dimostrato una qualità indiscutibile, cioè quella di saper (quasi) sempre difendere il vantaggio di un gol, ma ha mostrato un’altra debolezza: il non saper chiudere le partite, una sola volta ha segnato più di una rete e in 12 partite è un dato abbastanza significativo. Difficile dire fin dove potrà arrivare questa squadra, una cosa però è sicura, a differenza delle ultime stagioni, è un’avversaria che non sarà presa sottogamba da nessuno.

Alessandro

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Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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