I venduti non possono essere scusati

Quando Candreva ha tirato il rigore senza nessuna voglia di vivere, ho capito che questa è probabilmente l’Inter più vergognosa mai vista. Non devo averlo pensato solo io, visto che pochi secondi dopo dal settore ospiti s’è alzato il coro “Venduti, venduti!”. D’Ambrosio a inizio settimana ha ammesso che hanno mollato dopo il pari con il Torino, dopo la vomitevole partita di ieri lo ha ammesso anche Medel, abbozzando scuse goffe e ridicole.

Ebbene, come può essere scusata una squadra di venduti? In nessun modo, naturale. Bisognerebbe forse non parlare di loro, per non dare loro importanza, o forse il modo migliore sarebbe disertare lo stadio, ma in fin dei conti cosa cambia? Sappiamo che la maggioranza di noi, per fedeltà alla maglia (e per una nemmeno troppo velata passione per l’autolesionismo) vedrà le ultime tre partite. E cosa si può dire del povero Pioli? Un allenatore in stato confusionale, già vissuto dagli ultimi due tecnici ad aver centrato 7 vittorie di fila (Ranieri e Stramaccioni), e cui non gli si può dare tutta la colpa. Certo, alcune scelte del cazzo si potevano tranquillamente evitare (come i cambi a caso due secondi dopo il gol, con Palacio), ma nei fatti la colpa è ormai soprattutto dei giocatori, e della società che li ha scelti e li ha confermati. Nessuno può salvarsi dalla gogna, perchè il problema non è solo Nagatomo o Candreva, ma di tutti i loro compagni che non hanno dimostrato chissà quanta dignità in più.

Un punto tra aprile e maggio, due punti nelle ultime sette partite, solo il Genoa aveva fatto male quanto noi, fino a ieri. Non si possono scusare i venduti. Già, venduti, perchè un gruppo che non vuole arrivare sesto, perchè vorrebbe dire vacanze più brevi per i due turni di Europa League (‘poracci), è una squadra di venduti. Dei mezzi giocatori che non meritano nemmeno la contestazione, al massimo una bella indagine per partite combinate. Solo dei venduti potrebbero ignorare l’attaccamento e la media presenza degli interisti allo stadio. Merdacce.

L’Inter in questo momento non ha più nè dignità nè credibilità, e per ritrovare i suoi antichi valori dovrà compiere scelte coraggiose. La società dovrà rivoluzionare tutto, cambiare la stragrande maggioranza della rosa, oltre all’area tecnica, anche svendendo se necessario. Non siamo disposti ad un’altra stagione con dei venduti. Noi siamo l’Inter, non loro.

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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