Vampeta, vita e gesta calcistiche


Marco André Batista Santos, al secolo Vampeta, ha vinto il premio come Peggior giocatore dell’Inter nell’ultimo quarto di secolo, assegnato qualche settimana fa sulla nostra pagina Facebook, con i voti dei nostri lettori.

Sebbene siano passati vent’anni ormai dal suo approdo a Milano, tanto da sembrare più una reminiscenza che un’angoscia, ha comunque sbaragliato la folta concorrenza trovando il consenso dei giovani e meno giovani. Ma quella che potrebbe sembrare una vittoria annunciata, ha comunque un che di strano. Proviamo a ripercorrere la sua breve, ma abbagliante, carriera in nerazzurro.

Sono Marco Vampeta, vi aspetta, aspetto su Inter Canal.

Con questo breve, e balbettante, videomessaggio si presentò ai tifosi su Inter Channel. Era la prima estate anche per il canale nerazzurro. Quella stagione, cominciata con un mercato piuttosto arrembante, doveva riuscire a cancellare la delusione dell’annata precedente, terminata con una sconfitta in finale di Coppa Italia, e un quarto posto grazie allo spareggio vinto contro il Parma.

L’indiscusso protagonista di quello spareggio fu Roberto Baggio, ai ferri corti con Marcello Lippi. La permanenza del tecnico voleva dire l’addio del fantasista. Quella di Baggio non fu l’unica partenza importante, in quanto anche Panucci lasciò la squadra, assieme a Peruzzi. Come acquisti di punta di quell’estate vale la pena ricordare Robby Keane, Hakan Sukur, Farinos e poi Cirillo, Macellari e infine lui, Vampeta.

La sua carriera fino ad allora
Dopo una prima stagione in patria, viene notato in Europa ed approda nella Eredivisie, nientemeno che al PSV Eindhoven.In Olanda non fu tutto in discesa però, arrivato lì nel 1994, venne prima girato in prestito al VVV-Venlo per poi tornare in Brasile (sempre con la formula del prestito al Fluminense). Da lì in poi, due anni dopo, riuscì a ritagliarsi il suo spazio al PSV, e vincere il campionato. L’affermazione in Olanda gli permise di ottenere le prime convocazioni in maglia verdeoro, ma lasciò comunque il club olandese per accasarsi al Corinthias. Dopodiché prese parte alla spedizione vittoriosa in Paraguay (Coppa America 1999) e alla Confederation Cup dello stesso anno persa in finale contro il Messico.
Nel mentre si era anche fatto notare per aver posato per una rivista gay in Brasile.

Porta un amico, se è bravo è anche meglio
Il profilo di Vampeta ricorda quello per il quale ci si sarebbe scannati ad un’asta per il fantacalcio, specie per chi ha la fama di intendersene. Centrocampista brasiliano, convocato spesso in nazionale e giovane d’età, dall’alto dei suoi 26 anni sembrava essere destinato a diventare un punto fermo del centrocampo nerazzurro per le stagioni a venire. Inoltre come principale sponsor aveva nientemeno che Ronaldo il Fenomeno, suo ex compagno di squadra in Olanda. È stato proprio lui infatti a convincere il presidente Moratti a sganciare trenta miliardi delle vecchie lire per assicurarsi le prestazioni dell’ex PSV. L’attesa per il verdeoro è altissima.

Una lunga estate imbarazzante
Vampeta arrivò a Milano e prima ancora che potesse scendere in campo, l’Inter venne eliminata ai preliminari di Champions dall’Helsingborg, scrivendo così una delle pagini più buie della storia nerazzurra. La posizione di Lippi divenne sempre più instabile, e lo stesso viareggino era rimasto alla guida con scarso entusiasmo. La Supercoppa italiana darebbe l’occasione di vendicarsi della sconfitta subita lo scorso anno in Coppa Italia e al tecnico di poter consolidare la sua posizione. Lippi sceglie di puntare sui nuovi acquisti Keane, Farinos, Macellari, Hakan Sukur, Ballotta e, per l’appunto, Vampeta. La partita però la vinse la Lazio grazie a un rocambolesco 4 a 3, Vampeta si tolse lo sfizio del gol, anche se tutt’altro che cercato. Per il resto Vampeta fece intravedere una condizione atletica non di prim’ordine e una lentezza allarmante.

Il periodo da titolare
I sorteggi di Coppa Uefa pongono l’Inter davanti alla modesta compagine del Ruch Chorzow, e malgrado il punteggio complessivo della doppia sfida (7-1), la gara di andata in trasferta riserva più problemi di quanto si possa pensare. I nerazzurri sprecano e corrono rischi nella prima metà di gara. Finisce 0 a 0 la prima frazione, da Vampeta qualche buono spunto e vista la differenza tecnica tra le due squadre riesce anche a farsi notare. L’Inter dilaga nella ripresa (0-3) e di fatto archivia la pratica. Ma l’impressione è quella di trovarsi davanti a un gigante senza testa, più che a squadra ben assortita. La gara di ritorno viene giocata più o meno con gli stessi uomini e poi, tre giorni dopo, l’esordio in campionato.

Ultimo tango al Granillo
Per la prima giornata di Serie A, Lippi sceglie di stravolgere il modulo e passare al 3-4-3, dando così spazio fin da subito a Sukur con Recoba e Keane esterni. Vampeta utilizzato come titolare nella doppia sfida col Ruch, viene riproposto dal primo minuto. Sono i nerazzurri a portarsi in vantaggio da subito grazie ad Alvaro Recoba, ma quella che sembrava essere una giornata cominciata nel migliore dei modi, diventerà una delle sconfitte più celebri di quel periodo. L’Inter annaspa in campo e ha scarsissimo equilibrio tra i reparti, i padroni di casa invece non rimangono intimoriti dal blasone avversario e completano una rimonta contro una squadra in piena crisi d’identità.

Al minuto 3.08 possiamo ammirare un bel tocco di Vampeta in azione, che quasi procura il terzo gol agli amaranto, ma sarà un colpo di reni di Frey a evitarlo.

I nerazzurri rimangono senza idee a Lippi non rimane che dare la colpa all’intero blocco di giocatori, come se fosse un turista estraneo ai fatti e invocare per sé l’esonero. In quest’ultima cosa Moratti riesce ad accontentarlo. La prima partita in campionato per Vampeta, invece, è stata anche una delle ultime.

Mesi da turista
L’arrivo di Tardelli al comando della panchina nerazzurra, coincide anche con il taglio draconiano dei minuti in campo di Vampeta. Per lui un altro gettone in Coppa Uefa (ai trentaduesimi contro il Vitesse), e qualche apparizione in Coppa Italia. Non giocherà più in Serie A. A dicembre si poteva già considerare come come un corpo estraneo della rosa, oltre che una barzelletta vivente. Non in grado di vincere la concorrenza a centrocampo, preferisce porre fine alla sue breve e oscena esperienza in nerazzurro, concordando con società e tecnico una cessione all’estero.


Come contropartita l’Inter riceve Stéphane Dalmat, talento altalenante e complicato da gestire, e i francesi invece poterono contare sulla buona sorte per liberarsi di Vampeta dopo altri 6 mesi. Lasciato il Paris Saint Germain, Vampeta non giocò mai più in Europa e continuò la carriera perlopiù in Brasile. Partecipò da riserva al mondiale vinto nel 2002 giocando venti minuti in tutta la competizione. Nel 2007 la moglie lo denunciò per maltrattamenti e pochi anni dopo tentò la carriera in politica, senza però riuscire a farsi eleggere.



Il mito, la farsa
È difficile dire ancora adesso quante siano state le cause del clamoroso flop di Vampeta in nerazzurro. Il giocatore non è mai riuscito ad ambientarsi a Milano, ancora meno ai ritmi del nostro calcio. Lento né più né meno dei cartelloni pubblicitari che circondano il rettangolo di gioco. È comunque uno dei giocatori meno responsabili per una delle annate più sciagurate del club, considerato che di fatto sparì dal campo appena Lippi lasciò la Pinetina. Eppure nonostante sia stato praticamente una comparsa ci si ricorda di lui ancora oggi, a vent’anni di distanza, e nulla fa pensare che il suo nome possa cadere nell’oblio. Le sue gesta sono destinate a essere tramandate ancora.

Alessandro

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Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.