Un uomo solo, e senza il comando

È buffo, non sono mai stato un sostenitore di de Boer, non l’avrei mai voluto all’Inter, ma da quando è stato mandato allo sbaraglio da una dirigenza inefficiente da anni, ho messo da parte le mie perplessità (o forse meglio dire pregiudizi) verso l’attuale mister. Non serve essere degli osservatori particolarmente acuti, per rendersi conto che la rosa dell’Inter avrebbe potuto ottenere ben più che 11 punti in nove gare di campionato. Non serve essere degli osservatori particolarmente acuti per rendersi conto che la squadra ha giocato male anche ieri, né per essere a conoscenza del fatto che le scelte, fatte dallo stesso mister, si sono rivelate molte volte sbagliate. È ingenuo pensare che tutti i mali di questa società spariranno con il licenziamento dell’attuale tecnico. Gli stessi discorsi si sono fatti per chiunque l’abbia preceduto nelle ultime stagioni nerazzurre, che poi alla fine si potevano riassumere nella frase: “chi verrà al suo posto, non potrà che fare meglio”. Stessi discorsi che si facevano per Stramaccioni quando arrivò nono, per Mazzarri e chiunque altro abbia guidato l’Inter negli ultimi cinque anni. Siamo al qualunquismo calcistico più irresponsabile, lo stesso che ha permesso all’Inter di poter scegliere l’allenatore solo dieci giorni prima del campionato, un allenatore che tra l’altro quel campionato neanche lo conosceva, del resto ormai per la piazza chiunque sarebbe stato meglio di Mancini. È l’agire di impulso e il non saper programmare che ha fatto male più di ogni altra cosa a questa società. De Boer potrà anche andarsene oggi, tra una settimana o tra dieci anni, ma finché l’Inter continuerà ad essere gestita da un branco di dirigenti che ha fallito su tutta la linea, non cambierà mai niente.

Scagliarsi contro il mister è fin troppo semplice, lui stesso si è reso un bersaglio facile da colpire. Il modulo, le convinzioni tattiche messe da parte, il pressing alto messo da parte, tutto in nome di un maggior equilibrio da trovare ma che nei fatti non ha portato ad alcun miglioramento, almeno non a Bergamo dove l’Atalanta nel primo tempo ha fatto fatica ad accorgersi della presenza degli avversari. Partita che era cominciata male, ma che si era raddrizzata in qualche modo grazie all’invenzione di Eder, ma che Santon ha irrimediabilmente compromesso regalando il rigore ai bergamaschi (grave colpa) e, cosa ancora peggiore, la possibilità a Gasperini di fare lo splendido davanti ai microfoni. L’esclusione di Banega farà discutere, così come quella di Candreva, ed è giusto anzi no, sacrosanto, criticare delle scelte che non hanno portato ad altro che alla quarta sconfitta su nove gare, terza consecutiva tra l’altro.

Sì, de Boer ha tutti i motivi del mondo per essere criticato, ma le ultime persone che possono permettersi di farlo ad oggi, sono proprio coloro che dovrebbero prendere una decisione sul suo futuro. Già le stesse che non hanno vigilato sull’autobiografia di un 23enne e che hanno fatto una figura ridicola in mondovisione, o che non indovinano una campagna acquisti da un lustro. Le stesse che hanno trattenuto un Mancini svogliato come non mai, per poi sostituirlo con un tecnico che per l’appunto non conosceva il campionato italiano, figuriamoci l’ambiente Inter. In altre parole, chi risponderà dell’assunzione di un (altro) allenatore inadeguato? Chi si assumerà le proprie responsabilità per l’ennesimo mercato che ci ha regalato un’Inter incompleta in ogni reparto? Chi dovrebbe effettuare le prossime mosse calcistiche in casa nerazzurra? Perché viene rinnovato il contratto a dei dirigenti che hanno l’unico merito di mostrarsi in televisione per bacchettare il gruppo quando le cose vanno male?

De Boer non è la causa di tutto, bensì una conseguenza. Un uomo solo, in balia degli eventi che è finito in un contesto più grande di lui e che ancora stenta a comprendere, altro non svolge che il ruolo di alibi per un gruppo di calciatori indolente, e per una società che continua a sbagliare ogni mossa. Ha l’indubbia colpa di non esser riuscito a trovare un equilibrio tattico alla squadra, inoltre i suoi repentini cambi di modulo non lasciano intravedere alcuna convinzione nel suo stesso lavoro. Una volta esonerato, tutte le altre problematiche andranno affrontate comunque, se si vorrà tornare ad essere un gruppo vincente, anziché un’accozzaglia di individualità  Ad oggi, 24 ottobre, la stagione calcistica 2016-2017, si può considerare ormai buttata. C’è solo da salvare il salvabile per l’appunto, e va fatto al più presto possibile.

Alessandro

Alessandro

L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.
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L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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