Son arrivati i cinesi!

“Son arrivati i cinesi, son arrivati i cinesi!” e questo, secondo la grossa stampa del nostro paese, vuol dire tanti soldi, ma con molti ma. Il Fair Play Finanziario in primis, che mi ricorda la tallonite che nell’anno 2007/2008 (l’anno della vittoria all’ultima giornata di Parma) colpì il buon Dejan Stankovic, il quale pur impegnandosi come sempre disputò delle gare molto negative, ricevendo una pioggia di critiche. Ecco il FPF è come la tallonite, per quanto tu cerchi di fare un buon mercato, di rinforzare la rosa per arrivare ai risultati, che da noi vuol dire secondo posto. Mentre la Juventus, già fenomenale, si leva sfizi chiamati Pjanic e Dani Alves, tu sei comunque bloccato dai conti. Ed è un circolo vizioso, visto che se sei limitato spendi poco e cedi tanto, e non vinci, non arrivi in Champions e non guadagni, quindi non puoi spendere ma devi cedere. Altro ma: il debito. I cinesi se colmeranno il debito non potranno spendere, o almeno non lo faranno. Io essendo un fedele seguace del dubbioso San Tommaso quando si parla della mia squadra del cuore sono profondamente pessimista, e anche impreparato in materie economiche quindi non starò a scrivere nulla su quote azionarie, debiti, investimenti e sviluppi di brand; ma in quanto amante di calcio provo a fare una analisi tattica sul mercato che la società nerazzurra potrebbe, o dovrebbe, fare questa estate.

La stagione 2015/2016 tra i vari problemi ne ha avuto uno su tutti: la libertà data a Roberto Mancini nella composizione della rosa. Il tecnico di Jesi era partito un anno fa con la chiara idea che il modulo che avrebbe adoperato sarebbe stato il 4-3-3, e da ciò avrebbe comprato giocatori che sarebbero stati ottimali per questo schema. Ma lì iniziarono i problemi.

L’acquisto più caro della scorsa estate fu Geoffrey Kondogbia, giocatore fisicamente impressionante, ma che nella sua breve carriera ha sempre e solo giocato in squadre che a centrocampo usavano il doppio mediano davanti alla difesa, e mai come interno ad un centrocampo a tre. Il francese infatti non ha il passo, la capacità di uscire sugli esterni e i tempi di attaccare gli spazi di una mezz’ala (alla Vidal per esempio, o se vogliam essere meno esosi alla Parolo). Infatti col passare dei mesi, anche se sempre troppo in ritardo per uno che percepisce 4 milioni di Euro all’anno, Mr. Mancini ha riposizionato l’ex Monaco davanti alla difesa a fianco di Medel.

Altro acquisto errato in considerazione delle premesse tattiche di giugno: Stevan Jovetic. Jojo fu acquistato dal Manchester City come alternativa a Salah, ormai alla Roma, per formare il tridente della beneamata con Perisic ed Icardi. I due slavi sugli esterni e Maurito centravanti, ma anche in questo caso le poche volte che Pellegrini fece giocare il montenegrino, Mancini era al mare, e non ha potuto notare che Jovetic in Premier mise su molta massa muscolare, perdendo freschezza e velocità, e che come esterno non gioca più dal primo anno a Firenze. Infatti appena i tre vennerero schierati assieme (Inter-Milan. 3° giornata) Perisic si posizionò da trequartista, rendendo un giocatore inarrestabile sulla corsia esterna uno prevedibile ed inutile.

Tanti altri sono stati gli errori in sede di mercato: dall’isterica richiesta di Eder e Melo Felipe, alla bulimica voglia di mille esterni di difesa non puntando mai su uno con costanza. L’Inter sul pianto qualitativo del gioco ha avuto i momenti migliori con una formazione dove i giocatori erano nel proprio ruolo, e giocavano quasi sempre gli stessi 14.

Ecco anche quest’anno da ciò che leggo sembriamo seguire la stessa autolesionistica strada dello scorso mercato. Mancini pretende Tourè e Zabaleta. Avere i soldi non serve a nulla se non c’è una coesione tra allenatore e direttore tecnico. Ricordo che Mourinho nell’estate pre triplete chiedeva con forza Riccardo Carvalho, Deco, Hleb… ne arrivarono altri, ed il resto è piacevole storia.

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Matteo
Si ammala di interite nel settembre del 1994, anni in cui la scritta Fiorucci e il sinistro di Ruben Sosa dettavano legge. Paul Ince, Simeone, Cambiasso e Stankovic gli hanno provocato le stesse emozioni del primo calendario della Canalis. Setubal è la sua Nazaret.

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