Sconfitta giusta, ma l’Inter non deve buttare tutto

L’Inter ha subito la prima sconfitta in campionato contro il rivale più odiato, ma il campo ha detto anche altro. Si sono viste differenze tra le due squadre, non solo negli 11 scelti tra i due allenatori, ma tra coloro che sono scesi in campo a partita in corso e potevano fare la differenza. Gli ultimi anni avranno anche detto che nella partita secca i nerazzurri possono giocarsela con tutti, ma altro discorso invece è fare più punti su 38 partite con chi praticamente ha due squadre. Ovvio che perdere fa male, specie se contro quelli lì, ma facciamo un passo indietro per capire com’eravamo messi prima, e come stiamo adesso.

Chi siamo e da dove veniamo?– Due domande alle quali dovremmo saper rispondere. Siamo L’Inter, squadra dall’indiscusso blasone e abituata a lottare per traguardi importanti. Da dove veniamo? Beh, da molti anni di magra. Troppi. Non raggiungiamo il podio in campionato dalla stagione 2010/2011, vale a dire da nove anni calcistici. Un’enormità.

Potevamo fare meglio?– Assolutamente sì. Senza cercare confronti con la preistoria, nella scorsa stagione giocammo molto meglio sia a Torino che a Milano contro la Juventus, questo non deve però farci finire preda di facili isterismi o peggio di crisi depressive. La strada che stiamo percorrendo per tornare in alto è stata già intrapresa quando è arrivato Spalletti, adesso con Conte stiamo cercando di alzare l’asticella. Serve tempo e pazienza, il tutto e subito non ha mai portato a niente di buono.

Cosa è andato storto?– Forse una partita caricata in modo eccessivo sul piano nervoso da Conte, o forse semplicemente preparata meglio dagli avversari. Perché esistono anche quelli nello sport, bisogna ricordarlo, e al netto dell’odio che intercorre tra le due squadre, ha vinto senza dubbio quella più forte e attrezzata.

Cosa manca?– Qualche scelta in più sulle corsie esterne sarebbe la prima vera lacuna da colmare. A D’Ambrosio non gli si potrà mai rimproverare l’impegno, e ieri è stato anche colui che ha confezionato la migliore palla gol del secondo tempo (vanificata da Vecino), ma non è un vero esterno di centrocampo. E così come l’assenza più pesante è stata quella di Sensi, uscito lui parecchia lucidità in fase di possesso è venuta meno. Servirebbe qualche scelta in più a centrocampo. Avere Vecino come prima riserva, considerando gli ultimi anni, è di per sé quasi un lusso, ma la nostra panchina, rispetto a quella della Juventus, continua a impallidire.

Dove possiamo arrivare quest’anno?– La risposta è la stessa dello scorso anno, vale a dire sul podio. Cosa che sarebbe avvenuta se non fosse scoppiata una guerra civile nello spogliatoio, al termine della quale sono andati via buona parte dei principali attori della vicenda, allenatore compreso. Quello che deve avvenire però è che la squadra non perda la bussola alle prime difficoltà e che resti compatta. Cosa che troppo spesso non è avvenuta nelle ultime stagioni.


Alessandro

L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.
Alessandro

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L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.