Sayonara: apologia di Nagatomo

Dopo 7 anni e mezzo, Yuto Nagatomo lascia l’Inter, e passa al Galatasaray a titolo definitivo. Qualcuno lo ha definito uno dei giocatori più scarsi che l’Inter abbia mai avuto, qualcuno un mediocre, altri una mascotte vendi magliette, e qualche altro, più coraggioso, un buon giocatore. E comunque la pensiate, nonostante tutti questi anni in nerazzurro, è ancora molto difficile farsi un’idea su cosa sia stato davvero Nagatomo.

La storia di Nagatomo in nerazzurro è piena di incoerenze, e non è semplice raccontarla. Premetto che ero (e sono) un simpatizzante del Giappone e del calcio giapponese, e lo avevo visto giocare nel mondiale di Sud Africa 2010. Quello era un Giappone davvero forte, che uscì agli ottavi ai calci di rigore contro il Paraguay, e non dirò una bugia: Nagatomo non fu tra i giocatori che mi fecero una forte impressione. Arrivato al Cesena lo avevo seguito più da vicino, e al debutto contro la Roma all’Olimpico mi impressionò molto di più (sfiorò anche la rete). I mesi successivi lo fecero notare per la costante forma fisica, e per l’attitudine a far su e giù tutta la fascia. Un corridore instancabile, e a 24 anni appena fatti qualche margine di miglioramento c’era.

Il suo arrivo all’Inter non è stato grazie alle prestazioni al Cesena, ma dall’opportunità offerta dalla Coppa d’Asia 2011. Avevo seguito tutto il percorso della nazionale giapponese dai gironi (e non certo per la presenza di Zaccheroni), e ad essere onesto Nagatomo fu tra i migliori di tutta la manifestazione (assieme a Kagawa, Honda e lo svincolato Shinji Okazaki). Nagatomo fece numerosi assist, in quasi tutte le partite chiave, compreso il gol vittoria in finale. La finale era stata il 29 gennaio 2011, due giorni dopo chiudeva il mercato invernale.

All’Inter devono aver pensato “Espandiamoci nel mercato asiatico, prendiamo qualcuno della nazionale che ha vinto l’Asian Cup”. Avranno anche pensato che Kagawa era già al Borussia Dortmund e Honda al CSKA Mosca, club che poco si prestano a trattative lampo. Lo ammetto, io avrei preso Okazaki. Aveva giocato la Coppa da svincolato, finirà tanti anni in Bundesliga e poi a vincere da protagonista la Premier League con il Leicester. Per questioni di pura comodità, l’Inter scelse Nagatomo, perchè al Cesena. Fece anche molto ridere la corsa in motorino per depositare il contratto, nemmeno avessimo preso Ronaldo.

Nagatomo all’Inter iniziò piuttosto male, molta timidezza e il peso dell’ambiente. Diagonali fatte a caso, e marcature un po’ fantasiose. Dopo un po’ la cosa migliorò gradualmente, e giocò tanto (e bene) nella parte finale della stagione, segnando due reti, godendo della fiducia di Leonardo (che un po’ di giapponese lo parlava) e vincendo la Coppa Italia. Un dettaglio: in amichevole con il Celtic, nell’estate 2011, si farà male ad una spalla. Si scelse di non operarlo.

Le sue prestazioni miglioreranno ancora nelle stagioni successive, fino a diventare un terzino abbastanza affidabile in difesa e efficace in fase offensiva. In particolare evidenza una buona capacità di crossare in corsa, forse la sua arma migliore. Assist, e un paio di gol a stagione sono garantiti. Anche qualche vaccata difensiva, ma niente di scandaloso (tranne le partite con il Napoli, dove ci ha fatto arrabbiare sempre). Nella disgraziata stagione di Stramaccioni sfodera anche una prestazione fantastica nella celebre vittoria allo Juventus Stadium.

Sotto la gestione Mazzarri Nagatomo trova davvero l’equilibrio e gioca al meglio delle sue possibilità. Una stagione da incorniciare (per lui), cinque reti, assist e corsa a più non posso. In tre stagioni e mezzo, da terzino, porta a casa la bellezza di 11 gol tra Serie A, Coppa Italia ed Europa League, niente male per un difensore. Le cavolate dietro quasi spariscono, lo status di buon giocatore è saldo e il pubblico lo apprezza per la dedizione e l’impegno. Sembra il primo passo per diventare qualcosa di più, ma è solo l’inizio di una dolorosa agonia calcistica.

Nuovo problema alla spalla a novembre 2014, la stessa di tre anni prima. Da lì in poi non segnerà più, nè regalerà assist, e ricomincerà a fare idioze in difesa. Da quella maledetta spalla non si riprenderà mai davvero, i problemi lo hanno reso più timido nei contrasti e meno sicuro sulla corsa. Da questo momento in poi, Nagatomo sarà poco più che una mascotte. In certe partite sembra un flagello, come un Santon qualsiasi. Nei migliori dei casi regala una partita ordinata e composta, se vale sono dolori. Viene anche beccato dai tifosi, che lo ritengono l’esempio principale di come l’Inter sia diventata una sorta di discarica di giocatori mediocri. Lo stesso Nagatomo, tutto sommato pacatamente, ammetterà il dispiacere per il trattamento.

E andrà avanti così, senza particolari scossoni, per altri tre anni. Spalletti lo impiega abbastanza, e Yuto restava in linea di galleggiamento, poi inaspettatamente il mister promuove Santon. Spalletti accantona Santon dopo qualche settimana di errori (ben più gravi di quelli di Nagatomo), e decide di privarsi del giapponese a gennaio, mandandolo in prestito al Galatasaray, con il quale vince subito lo scudetto. Con festeggiamenti anche poco sobri.

Insomma, la mia idea finale di Nagatomo è che sia stato un buon terzino di spinta, giocatore da 3-5-2, e che se gestito bene poteva essere utile. Non da Inter? Può darsi, ma abbiamo visto molti più scarsi di lui, o gente più forte ma molto più menefreghista. Io apprezzo l’impegno quando non c’è altro, del resto Nagatomo è stato comprato, mica è colpa sua. E alla fine della fiera ha giocato ben 211 partite con noi, mica poco. Dopo il secondo infortunio alla spalla è diventato una chiavica, e l’Inter avrebbe dovuto cederlo ben prima. E io stesso non fui molto morbido con lui, con il suo tragicomico autogol contro il Southampton, e la partita oscena contro il Napoli dell’anno scorso.

L’ultima immagine di Nagatomo è Inter-Pordenone, che per me è una buona sintesi della sua carriera. Un’infinita lotteria dei rigori, da incubo. Nessuno vuole tirare il rigore decisivo, Cancelo vigliaccamente si fa da parte, arriva in silenzio Nagatomo, se lo carica addosso, lo trasforma, e corre verso i compagni. E come diceva De Gregori, il coraggio è uno dei particolari su cui si giudica un giocatore.

 

 

Mikhail

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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