Tra rinnovi e desaparecidos, l’Inter torna a vincere

È venerdì mattina e ad Appiano va in scena la conferenza del tecnico. Mancini, colto da un raptus di onestà intellettuale, afferma di meritare un voto basso per la sua stagione e che la squadra ha comunque dato tutto. Parole che suonano come una resa, un elogio funebre per quella che è stata una squadra capace di lottare per l’inesistente titolo di campione d’inverno, ma che poi si è sciolta davanti alle prime difficoltà incontrate, ancorandosi nella zona Europa League. Parole difficili da prendere in considerazione, in quanto l’allenatore finora si era scansato dalle responsabilità per tirare più volte bordate sul gruppo, e che sembrano semmai un goffo tentativo di salvare le apparenze. Accanto a Mancini c’è Yuto Nagatomo, fresco di squalifica per l’espulsione rimediata contro il Torino, e di rinnovo con il club fino al 2019. Pare che il giapponese abbia rifiutato il Manchester United per giurare fedeltà ai colori nerazzurri. Bontà sua.

L’Inter non vince in trasferta dal lontano 6 gennaio, il Frosinone invece ha totalizzato quasi tutti i suoi punti in casa (vabbè, ci sarebbe quel pareggio al Conad Stadium). Mancini schiera una formazione a trazione anteriore, a far compagnia a Icardi ci saranno l’infaticabile Perisic, Biabiany e Jovetic, ormai dato per disperso. A centrocampo c’è spazio anche per il ritorno di Melo, fiore all’occhiello del mercato estivo, e dal rendimento a dir poco controverso. Eppure, il centrocampista brasiliano ritenuto da molti (e con buona ragione) una mina vagante, capace di giocare in modo ignobile la maggior parte delle volte, si dimostra affidabile sfoderando una delle sue migliori partite in nerazzurro. Nulla per cui gridare al miracolo, o spellarsi le mani per gli applausi, ma sicuramente un passo avanti rispetto alle ignobili prestazioni a cui ci aveva abituato. L’Inter comincia all’attacco: dopo pochi minuti Biabiany ha un’ottima occasione a pochi metri dalla porta, ma il francese dimostra di apprezzare l’ospitalità del pubblico avversario, spedendo il pallone in orbita. I nerazzurri concedono poco nella prima frazione, nonostante la presenza di Juan Jesus, ma non riescono ad andare a segno, né con Biabiany, né con Perisic e Jovetic.

La convivenza tra Icardi e il montenegrino è stata argomento di discussione di quasi tutto il girone d’andata, e ad oggi non si vedono miglioramenti nell’intesa tra i due. Icardi ha bisogno di qualcuno che lo assista, Jovetic invece avrebbe bisogno di riprendersi un po’ di condizione, e anche di smetterla di tenere palla per venticinque minuti o di tentare tocchi futili. Ciononostante va riconosciuta una certa importanza al numero 10 nella sua abilità di procurarsi numerosi falli, e di saltare facilmente l’uomo. Nella ripresa il Frosinone cambia marcia, va quasi subito vicino al gol prendendo il palo con un colpo di testa di Blanchard a portiere battuto, per poi colpire anche un secondo palo qualche minuto più tardi con Paganini. L’Inter sembra alle corde, Icardi ha toccato meno palloni di Santon, e quest’ultimo è in panchina. Le occasioni ci saranno anche per i nerazzurri, con Murillo di testa, o con un tiro di Perisic di poco a lato, ma l’impressione è che la squadra di Mancini sia in difficoltà. I padroni di casa troveranno una traversa su una irreale punizione a giro, la sorte pare proprio avere in antipatia i ciociari. Mancini dal canto suo non ravvisa alcun motivo per attuare dei correttivi, la squadra sta bene così com’è, le sostituzioni non sono necessarie. Il non-interventismo dà comunque ragione al tecnico, in un modo o nell’altro. A segnare l’unico gol dell’incontro saranno i nerazzurri, su un’ottima torsione di Icardi che ha sfruttato un cross morbido di Perisic.

Anche nel finale c’è da soffrire, nonostante il Frosinone finisca  in dieci uomini, per l’espulsione dell’irruento Blanchard (merito anche di Jovetic), avranno comunque la chance per raddrizzare l’incontro, ma la palla non vuole saperne di varcare la porta di Handanovic, una volta tanto. Come in molti hanno osservato, l’aspetto migliore della partita disputata è il risultato, tre punti che permettono all’Inter di superare (finalmente) la Fiorentina, e di tenere alla larga Milan e Sassuolo. L’attuale quarto posto occupato non accenderà gli entusiasmi di una tifoseria abituata a lottare per ben altri traguardi, ma il suddetto piazzamento va difeso con le unghie e con i denti, se proprio non è possibile issarsi ancora più in alto, in quanto permetterebbe di evitare i fastidiosi preliminari di Europa League, abbastanza utili per arricchire le proprie conoscenze geografiche, meno per preparare la stagione successiva.

Capitolo desaparecidos: che fine ha fatto Kondogbia? L’acquisto più oneroso dell’estate (mezzo miliardo di euro+ vari bonus) sembra essere ormai lontano dai radar, schierato come titolare l’ultima volta contro il Palermo e impiegato quasi tutto il match nella gara successiva contro il Bologna, viene relegato in panchina a discapito di Medel o Melo. Anche Eder, l’unico rinforzo del mercato di riparazione, sembra essere la cosa che meno assomigli a una risorsa per la propria squadra, dopo una stagione tra l’altro cominciata nel migliore dei modi alla Samp, l’italobrasiliano al momento ha inciso meno di Tommaso Rocchi. E Ljajic? Verrà riscattato? E Gnoukouri? Ma esiste davvero questo Gnoukouri?

Alessandro

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Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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