Ranocchia gioca come sa, l’Inter ringrazia

Vincono tutte, ma fa niente: una volta tanto abbiamo vinto anche noi. Nella serata dei mille ex, tra campo, panchina e tribuna, l’Inter batte la Sampdoria per 3-1, e cerca un pò di continuità di rendimento.

In tribuna ospiti due rappresentanti universali, uno dell’amore incondizionato, Josè Mourinho, e l’altro del rapporto mortale tra amore e odio, Ronaldo, e in campo un’Inter che non ha più nulla a che fare con entrambi. Qualcuno l’ha definita una morattata, termine dispregiativo usato per indicare certe trovate dell’ex presidente, che ama coinvolgere persone fuori contesto in momenti particolarmente delicati, col risultato (credo involontario) di mettere ulteriore pressione alla squadra. Qualcun altro, più sobriamente lo ha definito amarcord, organizzato per scaldare i cuori degli interisti, con l’effetto boomerang di sottolineare quanto i supporter nerazzurri tendano troppo a vivere di ricordi. Ad ogni modo, sia che si fosse d’accordo o meno sugli inviti, entrambi i personaggi non hanno lasciato indifferente nessun tifoso.

Gli unici indifferenti, e per fortuna, sono stati i 22 scesi in campo. A fare la partita, è stata più la Sampdoria, almeno nella prima frazione, cui forse manca anche mezzo rigore, poi l’Inter pian piano è venuta alla distanza, tornando a sfruttare i calci da fermo. Il gol che apre le marcature è di Danilo D’Ambrosio, primo in Serie A con l’Inter dopo 3 reti in Europa League, che ha anche un “senso statistico”, in quanto è il primo gol interista di un italiano dal dicembre 2014, e un valore simbolico non da poco, visto che l’ultima rete italiana era stata di Ranocchia, suo unico “record da capitano”, ed è stato cancellato nel giorno in cui si è presentato da avversario. A proposito di Ranocchia, gioca una delle partite con più grinta di tutta la sua vita, emblematico però che sia brutta come tutte le altre, come attestano gli impietosi voti sui quotidiani sportivi del giorno dopo. L’unica nota di colore, rispetto ai consueti risultati nefasti che accompagnano uniformemente la sua carriera, un’inusuale cattiveria e scorrettezza, quasi come se avesse scoperto, casualmente contro la sua ex squadra, di aver da qualche parte “taluni attributi”. In realtà, come tutti i “mezzi giocatori” spacciati per “innati talenti”, il suo agonismo di Serie C è traducibile con una mancata espulsione, meritata già alla mezz’ora di gioco per una gomitata vergognosa, da ammonito e a palla lontana, su Biabiany.

ranocchia biabiany

In alto a destra, potete ammirare la lealtà sportiva di Andrea Ranocchia, che ferma in modo pulito Biabiany. Seriamente, è difficile capire se sia più scarso o più scorretto.

Le scorribande di due ispirati ex, Dodò e in particolare Ricky Alvarez, mettono in apprensione l’Inter nella prima parte di gara. Nella ripresa i nerazzurri si compattano, e con un altro calcio franco trovano il raddoppio, primo gol interista di Miranda, decisiva la sponda di testa di Felipe Melo, fino ad allora largamente insufficiente. Il 3 a 0 è propriziato dalla miglior giocata del talentuoso Ranocchia, che si fa beffare da Icardi e metà campo e, non contento, lo insegue fino all’area. Divertente notare come Icardi abbia molte doti, ma sicuramente non la velocità sul lungo, e men che meno palla al piede, ma per Ranocchia non ha importanza, lui non riesce a recuperarlo lo stesso. Colpo di gran precisione, palo rete e partita in cassaforte. Resta ancora tempo per vedere venti minuti Ljajic, e sopratutto il ritorno in Serie A da agosto di Gnoukouri, giocatore da molti dimenticato. Nel recupero gol di pregevole fattura del solito bravo Quagliarella.

La classifica non cambia, ma l’Inter affronterà domenica prossima la Juventus, a Torino, e lo farà senza Brozovic, squalificato grazie a un cartellino giallo semplicemente stupido. Abbiamo visto tutti il fallaccio da rosso di Bonucci, anche lui diffidato, nemmeno ammonito, e sappiamo bene come certe cose vengono interpretate, e francamente se ne ha di nuovo la stufa solo a parlarne. Consci che noi siamo l’Inter, e per noi la sudditanza psicologica non è mai e poi mai una scusa, speriamo che questa vittoria dia un pò di serenità e tranquillità a un ambiente, lontano parente del bunker inespugnabile ammirato fino a Natale.

 

Mikhail
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Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.

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