Qualcuno conosce questo Montoya?

Il rapporto tra l’Inter e i terzini, da sempre un pò problematico, negli ultimi anni è peggiorato. Molti giocatori sono arrivati per portare ordine sulla fascia, e sono stati poi temuti come le peggiori catastrofi naturali. Ezequiel Schelotto e Alvaro Pereira sono forse i leader di questa particolare classifica, cui possono aggiungersi quelli di Jonathan e più recentemente l’ingiudicabile Dodò.

E’ vero che Santon e D’Ambrosio garantiscano globalmente un livello accettabile, ma è anche vero che il primo spinge benino e copre così così, e il secondo difende bene ma in fase di spinta s’è dimostrato molto lacunoso, in particolare in fase di cross. Per questo motivo, la società si sta muovendo per acquistare terzini più tecnici, o almeno così si spera. Se il possibile arrivo di Zukanovic certamente non entusiasma i tifosi, diverso è il caso di Martìn Montoya, che presentiamo brevemente per chi non lo ha mai visto giocare.

Terzino destro, classe 1991 e arrivato al Barca all’età di 8 anni, Montoya ha nella velocità e nella tecnica i suoi colpi migliori. Per quanto riguarda il lato tecnico, è famoso il video del suo pallonetto al canestro di basket in allenamento. Nel sistema di gioco del Barca, fatto di possesso palla rapido con passaggi stretti, s’è sempre trovato a suo agio. Bravo in fase di ripartenza e nella corsa palla al piede, sa farsi rispettare anche in difesa grazie a un discreto gioco aereo e una certa attenzione nelle chiusure in diagonale. E’ anche un giocatore piuttosto corretto, mai espulso in carriera. E a questo punto in molti sorgerà la fatidica (e lecita) domanda “Come mai il Barcellona se ne libera così facilmente?“.

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La risposta principale è anche la più ovvia, “essenzialmente Dani Alves“. Il forte laterale brasiliano, seppur non più giovanissimo, resta uno dei più grandi interpreti al mondo del suo ruolo, e per il più giovane Montoya sono rimaste solo le briciole. Lo spagnolo è sempre rimasto oscurato nonostante le sue indiscusse qualità, trovando pochissimi spazi che non gli hanno consentito la crescita che ci si poteva aspettare. Basti pensare che, nonostante abbia fatto tutta la trafila delle nazionali Under dalla 17 in poi, a differenza di altri suoi compagni di squadra non ha mai giocato nemmeno una volta in nazionale maggiore. Se in questi anni avesse giocato di più, probabilmente sarebbe cresciuto meglio (e prima), e l’Inter giustamente si pone il problema di affidabilità sul lungo periodo, da non escludere per un giocatore non abitutato a essere titolare. Per questo motivo la formula resta quella del prestito oneroso di un anno, con opzione per un altro anno di anno di prestito (altro milione) e acquisto successivo per 6 milioni di Euro, obbligatorio dopo il raggiungimento di un certo numero di presenze. E’ bene sottolineare che il Barcellona non ha alcuna opzione di recompra.

Il giocatore non sentiva la fiducia di Luis Enrique, che in questa stagione lo ha impiegato davvero pochissimo: 8 presenze in Liga, una in Champions League (andata dei quarti contro il PSG, assist per il 2-0 di Suarez) e tre presenze in Copa del Re (due assist), 12 presenze stagionali per la miseria di 910 minuti complessivi. In totale ha giocato 67 partite con la maglia del Barcellona in cinque stagioni. Il gol non è il suo forte, solo 2 reti in carriera, decisamente meglio in fase di assist, 12.

Montoya ha tutte le capacità tecniche e tattiche per fare bene nel gioco di Mancini, e in generale nel calcio italiano, ricordiamo che anche la Juventus provò a prenderlo nel mercato di riparazione di gennaio scorso. Resta da vedere la velocità di adattamento, e se sarà in grado di mantenere una maglia da titolare. Resta il fatto che le sue parole prima del passaggio sul suo passaggio in nerazzurro sono state accolte poco bene dai supporter interisti, un misto di tristezza, rabbia e nostalgia, ma ricordiamo che altri giocatori arrivati malvolentieri hanno cambiato idea e si sono fatti apprezzare dai tifosi, come un certo Wesley Sneijder.

 

Mikhail
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Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.

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