Prime valutazioni di fine stagione sull’Inter di Conte

Foto Giuseppe Zanardelli/LaPresse 01 08 2020 Bergamo (Italia) Sport Calcio Atalanta vs Inter - Campionato italiano di calcio Serie A 2019/2020 - Gewiss Stadium Nella foto: Coach Antonio Conte Photo Giuseppe Zanardelli/LaPresse 01 08 2020 Bergamo (Italia) Sport Soccer Atalanta vs Inter - Italian Football Championship League A 2019/2020 - Gewiss Stadium In the picture: Coach Antonio Conte

La vittoria dell’Inter contro l’Atalanta manda in archivio la Serie A 2019-2020. I nerazzurri chiudono al secondo posto, con 82 punti realizzati, e ad un solo punto dalla Juventus campione d’Italia. Si tratta del miglior piazzamento in classifica dalla stagione 2010-2011. Tuttavia, il campionato dell’Inter di Conte non è di facile valutazione. Partiamo analizzando gli aspetti positivi.

Punti di forza

L’Inter è tornata ad essere una squadra temibile. Inutili girarci attorno, anche nei momenti di calo nessuno ha affrontato volentieri i nerazzurri. Chiudere con la miglior difesa del campionato non è certo cosa da poco, ed indica di una certa solidità e organizzazione collettiva. Del resto anche il numero di vittorie fuori da casa (ben 13, nessuno come l’Inter) è un dato di tutto rispetto. In trasferta il gioco di Conte, prevalentemente difensivo, trova la massima espressione.

Fare 82 punti in un campionato è un ottimo bottino, gli stessi portati a casa dall’Inter del Triplete. Ma il campionato di Serie A non è più competitivo come a quei tempi. Basti ricordare che il Napoli, appena due stagioni fa, con 91 non riuscì a portarsi a casa il tricolore. Buon punteggio di sicuro, soprattutto visti gli ultimi dieci terribili anni, ma non da record.

Punti di debolezza

L’Inter, un po’ per limiti di organico e un po’ per limiti del suo allenatore, ha mostrato una flessibilità prossima allo zero. La squadra nerazzurra non ha mai mutato forma rispetto all’avversario di turno, e appena la condizione atletica scendeva di livello, siamo incappati in perdite di punti evitabili. Il modulo con la difesa è tre è per Conte una sorta di credo religioso, un dogma incrollabile. Anche con due difensori centrali disponibili non ha esitato a schierare un terzino pur di giocare a tre in difesa, esponendolo a cattive figure. Lo stesso discorso vale per Skriniar e Godin, costretti a giocare spesso troppo larghi ed esporsi a giocatori estremamente rapidi. Anche contro squadre di classifica modesta.

Anche in fase di costruzione di gioco l’Inter ha mostrato il fianco per via della sua prevedibilità. Da quando di fatto Sensi è sparito dai radar per via dei vari infortuni, l’Inter ha provato con insistenza le stesse opzioni: sponda di Lukaku e inserimenti degli esterni di centrocampo. Non avendo grandi interpreti sulle fasce, con tutto il rispetto per la generosità di Candreva, la formula è diventata di facile lettura per tutti i nostri avversari. L’arrivo a gennaio di Young (bella sorpresa) e Moses (spesso rotto) non ha spostato granchè, e la scarsa creatività è diventata cronica. E una certa cocciutaggine di Conte, assieme alla sua poca tempestività delle sostituzioni, hanno fatto il resto.

Il duo Lukaku-Lautaro è stato spaziale fino a gennaio, ma è andato spegnendosi con le voci di mercato e la scarsa concentrazione dell’argentino. Il belga ha segnato ben 23 reti, nonostante ne abbia sbagliati molte, e si fa sempre volere bene per l’incredibile duttilità, intelligenza e forza nel gioco di squadra. Eriksen non ha inciso, un po’ per lo scarso sforzo di Conte di inquadrarlo nel suo schema, e un po’ per mancanza di adattamento del danese, ed è al momento la mia delusione più grande.

Uno Scudetto buttato via

Suona pazzesco, ma quest’anno lo Scudetto lo abbiamo davvero buttato via noi. La Juventus di quest’anno è la squadra che nella storia della Serie A ha vinto il titolo con il maggior numero di sconfitte, ben 7, e noi non siamo stati in grado di sfruttare questo evidente calo dei bianconeri.

Le due terribili sconfitte negli scontri diretti ravvicinate contro Lazio e Juventus, appena prima del lockdown, sono un grande rimpianto. E anche alla ripresa del campionato i troppi punti stupidi persi per strada (la tragica e quasi inspiegabile sconfitta interna con il Bologna, e i pareggi ridicoli con Sassuolo, Verona e Fiorentina) aumentano il senso di rammarico. Eravamo la vera squadra antagonista, ma ce ne siamo dimenticati finchè non abbiamo visto la classifica stamattina. Indice di un problema di maturità, un po’ del gruppo (che ha a mio avviso ancora troppi giocatori non adatti a queste zone di classifica) e un po’ figlie della presunzione di Conte.

Non ho apprezzato, come molti credo, le parole di Conte nel post Atalanta-Inter. Non tanto per aver rivangato la presenza della talpa che sputtana la società ai giornalisti (che poi sono da sempre dalla sua parte, ma vabè), ma per l’eccessiva durezza con cui difende sè stesso e attacca sistematicamente la società, che si è impegnata parecchio per accontentarlo nel più breve tempo possibile. E va riconosciuto che la rosa a disposizione quest’anno è almeno una spanna sopra a quella avuta da Spalletti nelle ultime due stagioni. E i milioni investiti lo testimoniano.

Il rammarico per non averci creduto di più, compromette il mio giudizio sul campionato, ma è ovvio che sia un buon punto di partenza per il futuro prossimo e che non bisogna essere troppo disfattisti. Ma

Conte via?
Non so se Conte andrà via dall’Inter. E non conta nulla quanto io lo percepisca come corpo estraneo nel mondo Inter, e nemmeno quanto io lo veda monomodulo e rigidissimo, cosa che poco si abbina ad un allenatore definito dai più un vincente. Quello che conta è che l’Inter ha investito molto, senza nemmeno pretendere da subito vittoria (cosa che invece i tifosi giustamente pretendono, dopo dieci anni all’asciutto), e con tutta la buona volontà è difficile ignorare le continue sfuriate (a volte anche offensive) sia verso la società che per i suoi stessi calciatori. Siccome siamo stati abituati ai suoi atteggiamenti da prima donna, sarebbe ora che decidesse cosa vuole fare, e magari chiarirlo a porte chiuse con la dirigenza, senza esporre l’Inter a certe scenate che ne danneggiano l’immagine. Se il ristorante non gli piace che ce lo dica, e se ne cerchi un altro.

La mia speranza è che la condizione fisica in crescita delle ultime tre partite non sia casuale, e che sia parte di un progetto in cui l’Inter voglia provare a vincere l’Europa League. Perchè è l’ultimo obiettivo rimasto, ed è un obiettivo difficile ma alla nostra portata.

Mikhail

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Mikhail
Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.