Pioli dà un senso al girone d’andata

Dopo la terrificante sconfitta con il Napoli, restavano da affrontare per il girone d’andata: Genoa, Sassuolo, Lazio e Udinese. Pensare di perdere qualche punto per strada, soprattutto in virtù del cammino fatto fino ad allora in campionato, era il minimo, ritrovarsi invece con quattro vittorie consecutive che in qualche modo ci tengono a galla per la rincorsa all’Europa, è un risultato insperato. Così come insperato era vedere Felipe Melo con una maglia diversa dalla nostra, prima della naturale scadenza del contratto, ma il mercato di riparazione ci ha fatto ricredere, vederlo al Palmeiras non migliorerà il centrocampo, ma dovesse arrivare qualcuno al suo posto (come dovrebbe accadere) difficilmente ce lo farà rimpiangere. Ieri si è vinto, soffrendo e in rimonta dopo aver anche rischiato di incassare più volte il 2 a 0, e la sensazione che si ha adesso è che squadra e tecnico remino nella stessa direzione, cosa che prima con Frank de Boer non sempre accadeva.

Quanto al campo, la difesa è finalmente registrata? L’Inter ha incassato un gol nelle ultime quattro giornate, e proprio nella partita di ieri l’imbattibilità di Handanovic è venuta meno, ma gli ottimi numeri non mettono da parte l’allarmismo per la nostra retroguardia. Murillo ormai ci ha abituati a giocare un tempo con gli avversari, Kondogbia nelle sue giornate migliori alterna buoni momenti a giocate da processo penale. Il francese però ha ancora le sue occasioni, la squalifica di Brozovic assieme alla partenza del sempre-squalificato Melo, permetteranno al discusso numero 7 di dimostrare a Pioli di essere una risorsa nel suo scacchiere, e non l’ennesimo rebus da risolvere. Pioli, definito senza alcuna ragione dalla stampa come normalizzatore, è riuscito a dare un senso compiuto, almeno in termini di media punti, al girone dell’andata nerazzurro. I trentatré punti conquistati finora sono meno di quanto ottenuto lo scorso anno con Mancini (sei punti, per la precisione) e la quota punti per salire sul gradino più basso del podio per l’appunto sembra, almeno in proiezione, simile a quella dello scorso anno, ovvero circa ottanta punti.

Un girone di ritorno migliore di quello d’andata è più che nelle corde degli uomini di Pioli, ciò che ha danneggiato i nerazzurri è stata una partenza con il freno a mano tirato, il cambio di allenatore ad agosto, una preparazione atletica approssimativa, e aver buttato dei punti a San Siro che equivalgono a un crimine (Palermo, Bologna, Cagliari). È vero che il terzo posto è solo a cinque punti di distanza, ma è altrettanto vero che non è solo il Napoli (che ha lo scontro diretto a favore, tra l’altro) l’unico ostacolo. Il problema è che nonostante il filotto di vittorie consecutive, la classifica non si è modificata sensibilmente,  davanti a noi non ci sono soltanto le tre squadre che ci sono arrivate lo scorso anno, ma anche: l’Atalanta (due punti) , il Milan (tre punti, con una partita in meno) e la Lazio (quattro).  E se i bergamaschi non risultano essere credibili nel lungo periodo come avversari, Milan e Lazio senza impegni europei senz’altro lo sono. Questa situazione è figlia dei passi falsi fatti in autunno, e nei prossimi mesi servirà una continuità che questo gruppo non ha mai mostrato finora, per poter centrare quello che viene definito l’obiettivo stagionale.

 

 

Alessandro

L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.
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L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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