Pioli esonerato, avanti un altro

Va in onda il consueto appuntamento di fine stagione, che poi non è solo di fine stagione ma ormai sta diventando sempre più semestrale se non trimestrale: il cambio allenatore. Un evento ormai a cui siamo abituati, non è Natale senza la messa in onda di “Una poltrona per due” e non è un degno finale di campionato quello senza ribaltone tecnico in casa Inter. Il copione funziona a meraviglia, quindi non serve cambiarlo: Pioli incassa la fiducia della dirigenza, vale a dire di Ausilio, e viene esonerato due giorni dopo, proprio come accadde a Frank de Boer neanche 6 mesi fa. E proprio come pochi mesi fa, il traghettatore delle ultime settimane sarà di nuovo Stefano Vecchi (che ormai è il nuovo Castellini). L’Inter è questo, un ambiente gratificante in cui lavorare finché le cose vanno bene (e forse neanche), per diventare il solito Far West dove l’allenatore ha le stesse possibilità di sopravvivenza di chi l’ha preceduto, vale a dire nessuna.

Per carità, Pioli ci ha messo del suo, come ogni altro tecnico che l’ha preceduto. È riuscito in un mese e mezzo di risultati negativi (due punti in sette gare) a buttare quanto di buono ottenuto finora. Una stagione nata con il peccato originale di aver affidato la preparazione a un tecnico svogliato (Mancini), poi continuata con chi la Serie A la conosceva solo grazie al televideo in Olanda (de Boer) culminata per l’appunto con l’ennesima cacciata da Appiano. Perché è da qui che tutto ha avuto inizio, l’Inter non ha rovinato la stagione solo con i risultati dell’ultimo mese, bensì con l’ennesima pianificazione estiva, e finché a pagare saranno sempre gli stessi, cioè chi ha avuto la sventura di allenarci, non ci rialzeremo mai dalla mediocrità che ci circonda. Prendiamo Ausilio, ad esempio, che fa uno dei lavori più belli del mondo, almeno quanto a stabilità: ha ampi poteri decisionali, e pur non avendo mai indovinato un mercato che fosse uno o contribuito a far raggiungere un qualsiasi obiettivo alla squadra che lui stesso avrebbe il dovere di costruire, si vede rinnovare il contratto per altri tre anni. In base a quale logica accade tutto questo? E, soprattutto, in base a quale logica ci si dovrebbe aspettare che chi ci ha condotto fin qui con le sue scelte manageriali, sia capace di tirarcene fuori?

Si può discutere sulla tempistica dell’esonero, il buon Stefano se l’era meritato di finire la stagione, in quanto quest’ultima ormai non aveva niente più da dare all’Inter, allo stesso modo in cui si sarebbe meritato l’esonero tre settimane più tardi, cioè a fine campionato, quindi la scelta è stata forse un po’ fuori tempo. Ma a chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati, siamo sempre stati dei maestri. Siamo consapevoli che Pioli non era la causa dei mali dell’Inter, al massimo può essere considerata una conseguenza del malessere che regna sovrano da ormai più di un lustro, vale a dire l’ennesima figura tecnica lasciata sola alle prime difficoltà e abbandonata dalla sua stessa dirigenza, tanto brava a lodarne il lavoro quando le cose andavano bene, quanto a defilarsene quando c’è da dare il benservito. Come successo ad altri prima di lui, per l’appunto.

Alessandro

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Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.