Pescara non è Kiev, ma potrebbe diventarlo

Non so se è stata una mia impressione, ma al secondo gol di Icardi, con i dovuti distinguo, ho un po’ rivisto la storica Dinamo Kiev – Inter 1 – 2 che tutti avremo rivisto duecentomila volte. Sembrerà stupido, ma ci ho pensato subito. Perchè? Facile, siamo passati dal dramma all’estasi in pochissimi minuti. Ma non parlo solo di rimonte, anche se è vero che l’Inter è da troppo tempo che non ci abitua più alle rimonte, prerogativa che da sempre marca il nostro DNA, ma parlo della terribile situazione che avremmo provato se la partita fosse finita prima del 77° minuto. Se avessimo perso, o anche solo pareggiato oggi, ci saremmo trovati con un bottino davvero ridicolo, con la pressione poi di affrontare la Juventus, per giunta dopo la partita di Europa League del giovedì. Senza questa rimonta, rocambolesca e fortunosa, lo spogliatoio sarebbe diventato una polveriera, la società avrebbe messo pressioni al tecnico, e l’ambiente sarebbe diventato difficile da gestire. Il rischio di trovarsi senza punti per molto tempo sarebbe stato enorme, con conseguenze psicologiche disastrose, che avrebbero potuto gettare i nerazzurri in un tunnel lungo e buio, da cui sarebbe stato difficilissimo uscire. Una vittoria così da carica, scuote e ricompatta l’ambiente, forse anche meglio che vincere una partita normale. Per certi versi, la rimonta di Kiev fece l’effetto simile, spazzò via le ombre di una eliminazione precoce dalla competizione che poi avremmo vinto, e scacciò i fantasmi che sembravano ormai tornati, e anche noi oggi li abbiamo scacciati.

Ma vincere a Pescara, naturalmente, non è vincere a Kiev. I problemi ci sono ancora, e sono numerosi: una condizione fisica che lascia a desiderare (Perisic e Miranda sono due esempi), una fase difensiva che va pesantemente rivista, con gli esterni spesso in difficoltà, e ancora troppi tocchi durante l’azione. Però ci sono anche indubbiamente delle cose buone, su tutte, e me la sento di dirla, Joao Mario, il portoghese nonostante i pochissimi allenamenti con il gruppo, è già preziosissimo. Recupera una vagonata di palloni, è presente in ogni fase del gioco e tampona per due, se le premesse sono queste, sarà difficile toglierlo dagli 11. Banega, nonostante non sia proprio al meglio, è quello che più di tutti dà il tu al pallone, ed è già un perno, ed il suo assist è già un dato di fatto, anche se va ricordato che da un suo errore grossolano parte il gol del Pescara. Anche Candreva va a corrente alternata, ma tutto sommato si fa apprezzare, e mette nel mezzo più di un pallone interessante. Icardi sarà anche poco mobile, ma i due gol parlano per lui, e lo rendono il solito killer del quale nessuno può lamentarsi.

È vero, il Pescara ha avuto molte palle gol, colpito anche una traversa, e Handanovic si è superato in almeno un’occasione, ma non è che Bizzarri sia stato a guardare. Alla fine della fiera, anche se forse il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto, l’Inter non ha rubato nulla, e per la forza nervosa e di abnegazione il gruppo ha meritato la vittoria. È vero, Pescara non è Kiev, ma speriamo che possa essere il primo passo verso un deciso cambio di rotta, perchè ancora la stagione è lunga e la squadra è decisamente più competitiva dello scorso anno. Le vittorie così fanno solo bene.

Mikhail

About the Author

Mikhail
Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.

Be the first to comment on "Pescara non è Kiev, ma potrebbe diventarlo"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*