La panchina è inaffidabile, Jovetic anche

La panchina dell’Inter è nostra nemica, detto in modo chiaro e semplice. Tra la dozzina di giocatori a disposizione del mister che potrebbero prendere il posto dei titolari, pochi sono dignitosi, altri sono mediocri, qualcun altro invece è impresentabile. Ogni anno è sempre la stessa storia, si aspetta che arrivi gennaio per far sì che il mercato di riparazione possa correggere i difetti di una rosa costruita in modo assurdo, limitata in difesa come a centrocampo e che in attacco non ha neanche molti uomini che segnano. A de Boer non resta che allargare le braccia ed adattarsi a ciò che ha, e quanto l’olandese si trova per le mani, al netto di una formazione titolare valida, è molto poco. Perdere contro la Roma all’Olimpico non equivale a essere sconfitti dall’Hapoel Beer Sheva, ma se si vuole inseguire il terzo posto la continuità dei risultati è obbligatoria, altrimenti a fine stagione parleremo ancora di un’ossatura valida,  oltre che di un gruppo unito, che non ha raggiunto l’obiettivo (terzo posto) per colpa della sfortuna o di altre scemenze.

In una competizione di trentotto partite, alle quali vanno sommate gli impegni in EL infrasettimanali, non si può pretendere di avere sempre gli stessi 11 in forma smagliante come accaduto contro la Juventus. La formazione mandata in campo dal mister era la migliore possibile, eppure non è bastato. Su certe palle gol nel primo tempo si poteva essere più cinici (ma è un discorso applicabile anche per i giallorossi, che hanno avuto svariati contropiedi nella prima frazione) e in difesa difficilmente si poteva fare peggio. In altre parole, se è vero che non aver segnato reti nel primo tempo fosse ingiusto per quanto prodotto, averne subita una sola dopo tutte le amnesie  dell’intero quartetto difensivo non è stato poi così male. Quando nella ripresa l’Inter è riuscita a trovare il gol del pareggio, e la Roma aveva fatto uscire dal rettangolo di gioco il loro giocatore più pericoloso (Salah), le cose non sembravano mettersi male per i nerazzurri. Ci ha pensato l’estro creativo del n.10 Jovetic a decretare le sorti dell’incontro, anche se non nel modo in cui l’allenatore si aspettava. E qui cominciano le responsabilità di de Boer, pur ammettendo che le riserve a disposizione del mister lascino parecchio a desiderare, le sostituzioni effettuate hanno avuto un pessimo impatto sulla partita. È stato così per l’ingresso del giovane Gnoukouri che è riuscito a far peggio di Joao Mario in evidente difficoltà fisica (il portoghese è al rientro da problemi muscolari) e colpo di teatro l’ingresso di Stevan Jovetic, il nostro numero 10.

Stevan Jovetic è forse il più grande rebus rimasto nella nostra rosa: risorsa nei primi mesi dello scorso campionato, peso morto a fine girone d’andata. Scrollatasi la polvere causa mancato utilizzo, il montenegrino entra in campo con la voglia di mettersi in mostra, ma la sua lentezza accentuata dall’inattività l’hanno reso un’arma spuntata, il suo apporto non è di alcun aiuto alla manovra nerazzurra. In compenso, riesce a regalare una punizione pericolosa alla Roma, da posizione defilata vicino all’area, commettendo un fallo inutile, e da quella punizione come ben sappiamo si è decisa la partita, vuoi la dormita generale su calcio piazzato (proprio come giovedì contro la Sparta Praga), ma si poteva benissimo evitare di regalare un’altra occasione del genere ai giallorossi. La mossa tattica di de Boer non solo non ha pagato, ma ha danneggiato la squadra, le alternative  in panchina non sono molte ma si può facilmente dire col senno di poi che scegliere peggio non era facile. Jovetic in questo momento non è una risorsa, bensì un problema, l’Inter se ne è dovuta accollare il cartellino controvoglia quest’estate (obbligo di riscatto) e de Boer, come del resto anche Mancini, avrà difficoltà a trarre profitto dal n.10, visto lo stato in cui versa.

La sconfitta ci lascia con la consapevolezza che non si è raccolto molto in queste prime sette giornate, solo 11 punti, e se si vuole migliorare la classifica dell’anno scorso, si dovrà cominciare lasciando meno punti per strada contro le piccole (cosa che con Chievo, Bologna e Palermo non è avvenuta). La pausa delle nazionali arriva in nostro soccorso: recuperare Joao Mario ha la priorità assoluta, il centrocampo non può prescindere dal portoghese, de Boer ha dovuto ricorrere alle partite ufficiali per inquadrare una rosa che come ben sappiamo non ha scelto lui e si sta indubbiamente dando daffare.

A chi è rimasto deluso della mancata convocazione di Brozovic, o chi imputa il tutto alle pose da squilibrato che il croato è solito assumere quando condivide con il mondo intero i suoi autoscatti, va chiesta una cosa: siete proprio sicuri che sia solo un problema di utilizzo improprio di social network quello del croato, o forse le sue cazziate se l’è guadagnate sfoggiando prestazioni indecenti con la stessa grinta di chi si trova in un campo di concentramento?

Alessandro

About the Author

Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

Be the first to comment on "La panchina è inaffidabile, Jovetic anche"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*