Il pagellone di fine stagione dell’Inter 2016/17

Torniamo in noi dopo i bagordi di Cardiff, e chiudiamo il cerchio sull’agghiacciante 2016/17 dell’Inter. Lo facciamo a modo nostro, dedicando due righe a tutti i nostri calciatori, anche quelli meno impiegati, e senza risparmiare niente e nessuno. Saremo cattivi, come del resto lo è stata la nostra stagione.

Handanovic 7: Il giocatore più continuo e serio di tutto il gruppo, tra i pochi a non tirare il freno a mano alle prime difficoltà.Proprio come lo scorso anno una delle poche certezze del reparto difensivo, purtroppo per lui e quindi anche per noi, la difesa non gli ha dato una grande mano.

Carrizo SV: Ha poco modo di incidere nelle pochissime apparizioni che gli sono state concesse. Meglio così, saluta con un anno senza vaccate.

Berni SV: Non gioca mai, ma almeno ascolta buona musica.

D’Ambrosio 6: È tra i giocatori meno dannosi, la sua cronica incapacità di sbagliare ogni tipo di appoggio non lo renderà il terzino dei sogni, ma è per rendimento il migliore esterno a disposizione.

Santon 5,5: Parte davvero forte, autorete contro il Palermo, prestazione agghiacciante contro l’Atalanta (gara d’andata) e finisce nello sgabuzzino fino a fine stagione, dal quale viene estratto incredulo per giocarsi gli sgoccioli di una stagione che non aveva più alcun valore.

Miranda 5,5: Una delle delusioni più grandi dell’anno, rendimento altalenante, in prima linea quando c’è da criticare lo schieramento troppo alto di de Boer, e tra i primi a tirare indietro la gamba quando le cose si mettono male negli ultimi due mesi. Peccato Joao, puoi fare molto meglio di così, e l’anno scorso l’hai dimostrato, ciò che ci hai fatto vedere quest’anno, però, è che non sei un autentico leader.

Murillo 4,5: E quando credi di aver trovato un nuovo difensore centrale, affidabile, forte fisicamente e di bella presenza nel gioco aereo, ecco che passano i primi mesi che si appanna. Un appannamento momentaneo? Macché, è ormai da più di un anno che di Jeison ci aspettiamo la maturazione, lui invece alterna gesti da urlo (rovesciata contro il Bologna in Coppa Italia) e belle partite, a una marea di cazzate che pesano di più in negativo. E intanto, noi continuiamo ad aspettare la venuta di un nuovo centrale, con estrema pazienza.

Ranocchia 5: Puntuale come ogni anno gioca una partita senza riuscire a recare danno alla sua squadra, e qualcuno grida al miracolo e si immagina un futuro con Andrea capitano  alla Bergomi. Non ci vorrà molto però per rendersi conto che con lui le figuracce sono dietro l’angolo. La sua breve stagione nerazzurra coincide all’incirca con la presenza di de Boer ad Appiano, a gennaio viene spedito in Inghilterra dove condurrà, con la consueta goffaggine, l’Hull City alla retrocessione.

Andreolli 6: Segna un gol inutile a fine campionato. Lo fa indossando la fascia da capitano e onorando in qualche modo la sua onesta carriera da gregario. Avrebbe meritato di meglio, ma gli infortuni non gli hanno mai concesso tregua.

Sainsbury SV: Il primo australiano della storia dell’Inter ha giocato solo venti minuti, ed è stato cinque mesi in panchina, ma gli abbiamo voluti tutti bene.

Medel 5,5: Generosità indiscutibile, ma limitato come pochi. Lo si è provato difensore centrale, da incontrista, da regista, ma la buona volontà con cui sopperisce ai limiti fisici, non basta a renderlo un giocatore da Inter. È stata la peggiore stagione in nerazzurro per lui, e senza alcun rancore, forse è meglio che sia anche l’ultima.

Nagatomo 4: Non c’è una sola ragione valida per tenerlo ancora oggi in rosa. Non ha spinta, non ha presenza e venuto meno l’atletismo che si è portato nei primi anni, è crollata tutta l’impalcatura. L’astuzia da difensore non l’aveva neanche prima, insistere e continuare a rinnovargli il contratto non ha senso. Yuto stesso ha mostrato una certa insofferenza verso le critiche piovutegli addosso dai tifosi, e se gli insulti possono essere condannabili, lo sono anche le sue sciagurate prestazioni.

Gnoukouri 5: Dopo aver passato l’ultimo anno con Mancini di quasi inattività, Assane prova a riscattarsi ma gli va molto male. Nelle 8 presenze giocate fino a gennaio non convince mai, probabilmente anche colpa della centrifuga in cui si trova l’Inter di de Boer. A gennaio viene dato in prestito con diritto di riscatto all’Udinese, dove però si scopre avere un problema cardiaco che lo fermerà fino a fine stagione. Speriamo il ragazzo possa rifarsi.

Ansaldi 5,5: Quello che doveva essere il primo rinforzo della difesa, si è dimostrato essere l’uomo aggiunto del reparto infermieristico. Arriva d’estate, si rompe. Esordisce in autunno e non incanta. Si rompe di nuovo, poi torna, poi si rompe una volta per tutte e mancavano altri due mesi alla fine del campionato. I suoi cross, che dovevano essere il suo biglietto da visita, non si sono dimostrati granché migliori dei suoi stessi compagni di reparto (sì, compreso D’Ambrosio). Il problema? È che c’è di peggio.

Kondogbia 6: Dopo l’inizio terribile con de Boer, che prima lo ha sostituito e poi umiliato in conferenza stampa, il francese ha iniziato una lenta ma costante risalita con Pioli. Non incanterà le platee del calcio mondiale, ma quando non strafà è un discreto interditore, recupera un buon numero di palloni e sfrutta bene il fisico. Un voto di incoraggiamento.

Gagliardini 6,5: L’arrivo di Roberto porta ordine nel confuso centrocampo interista. Un avvio folgorante, con una leggera flessione, e un paio di infortuni che ne hanno condizionato il finale di stagione. Uno dei pochi uomini dai quali ripartire, senza se e senza ma.

Joao Mario 6: Pagato carissimo, complice un Europeo storico vinto da coprotagonista, dopo un inizio molto incoraggiante, si squaglia alle prime difficoltà, assieme ai compagni. Dà la sensazione di essere caratterialmente fragile, rendendo male nelle situazioni di difficoltà. Difficile valutarlo al primo anno, ma non sembra il leader che ci serviva. Vedremo se con l’arrivo di Spalletti potrà migliorare e maturare.

Brozovic 4,5: Inizio da prenderlo a bastonate, come al suo solito. Casini con de Boer, Instagram a più non posso, e svogliatezza da record quando scende in campo. Con Pioli un altro giocatore, determinate in ogni fase del campo, corre per due, segna anche di testa. Poi un infortunio abbastanza lungo, un recupero frettoloso e la flessione di rendimento. Quando le cose si compromettono scazza di nuovo, fino alla plateale parata contro la Sampdoria. Da lì il baratro, e non è un caso se Brozovic non abbia quasi più giocato. Testa troppo calda, da vendere finchè varrà qualcosa.

Banega 5,5: Che sappia giocare a pallone è un dato di fatto, che non sia cosa sua farlo in Italia, anche. Ever non convince mai fino in fondo, pochi lampi luminosi in tantissimo buio pesto.

Perisic 6,5: Il croato è uno dei giocatori con maggior mercato, e quasi certamente andrà via. Eravamo pronti a questa eventualità e, visto il calo nell’ultima parte di stagione, magari lo immaginava anche lui. Molti goal e assist per Ivan, ma gli è mancato qualcosa per essere davvero continuo. Se avesse mantenuto la costanza, avremmo avuta un’altra situazione di classifica, e questi sono i fatti.

Candreva 5: Una sciagura anche quando entra nel tabellino. Tra i primi crossatori in Europa per quantità, tra gli ultimi per qualità, e la sua stagione lo conferma. Arrivato forse troppo in là con gli anni, Antonio ci prova ma fa sempre la stessa giocata, e gli stessi errori. Aggravante il terribile rigore calciato contro il Genoa, roba da calcioscommesse.

Eder 5,5: Inutile quando serve, decisivo quando non serve. Potrà sembrare una frase banale, ma è la migliore sintesi all’anno e mezzo di Eder all’Inter. Il brasiliano non è mai entrato nei meccanismi della squadra: tanta corsa fine a sè stessa, scarso feeling con i compagni e con gli allenatori. Un acquisto completamente sbagliato.

Biabiany 4,5: Si stava meglio quando ci si era dimenticati della sua esistenza. Non gioca mai, ma quando gioca si fa odiare come pochi. La palla mandata su Marte nel recupero del derby di ritorno, grida ancora vendetta.

Gabriel Barbosa 4,5: Arrivato con un carico d’attese assolutamente insostenibili, Gabigol si è rivelato uno dei maggiori flop degli ultimi anni di Serie A. Classico immaturo che si crede arrivato, cerca sempre la giocata fine a sè stessa, e non ha digerito un solo grammo del calcio europeo. L’assurdo costo del cartellino (a proposito, il suo agente è stato da poco condannato a 5 anni d’evasione fiscale) e la ridicola presentazione in pompa magna, che forse nemmeno ai tempi di Ronaldo il Fenomeno, non possono che aggravare il giudizio su un giocatore che è poco più che un oggetto di marketing. Avrà avuto anche poco spazio, ma se ben quattro allenatori non lo hanno voluto qualcosa vorrà anche dire.

Pinamonti 6: Giovane di belle speranze, dopo aver segnato valanghe di gol con la primavera, ha dato prova di stare a suo agio anche con i grandi. Al suo attivo un assist nell’ultima partita di Europa League, e qualche minuto di qualità in campionato. Interista di famiglia, e ha tanta voglia di restare con noi. Patrimonio da tutelare.

Palacio 5,5: Giocatore dall’intelligenza sublime, ormai troppo in là con gli anni per poterla sfruttare. Il buon Rodrigo non riesce a essere mai davvero utile alla causa, e i saluti sono un fatto doveroso.

Icardi 6,5: Ci ricordiamo della biografia, evidentemente prematura per un atleta che ha compiuto da poco 24 anni, dei gol segnati a grappoli e dell’eterna contrapposizione tra gli estimatori di Mauro e i suoi detrattori. Chi vede in lui il futuro attacco nerazzurro, chi un costoso soprammobile che risiede nell’area di rigore avversaria: la verità sta all’incirca nel mezzo. Icardi è un patrimonio e come tale va tutelato, ma può e deve crescere come calciatore per fare il salto di qualità. Alterna partite da trascinatore ad altre spettatore non pagante, e non sempre la scarsa quantità di palloni giocabili dalle sue parti è una scusa valida. Ha di certo le qualità per essere ancora più forte di quanto non lo sia già oggi, deve solo sfruttarle.

E adesso sotto con gli allenatori, ben quattro quest’anno.

Mancini 2: Il Mancio come un alunno svogliato, consegna in bianco appena iniziato il compito. Mancini ha lasciato nei guai la società, senza curare minimamente la preparazione fisica (come confermato da più giocatori), e lasciando a pochi giorni dall’inizio del campionato. Il suo balletto “Resto”, “Vado via”, “Voglia Yaya” e “Forse sono impegnato”, ha danneggiato più di ogni altra cosa la pianificazione della stagione, e i risultati si sono visti. A stagione compromessa (ad aprile) ha anche avuto il coraggio di dire che se fosse rimasto avremmo lottato per lo Scudetto. Sì, lo ha detto davvero.

De Boer 5: Arrivi in un campionato sconosciuto, con una lingua sconosciuta e con giocatori che non hai chiesto. Un fallimento annunciato, se si pretendeva da de Boer che potesse portare l’Inter in alto da subito, da un allenatore così puoi pretendere programmazione, non l’immediato. L’olandese si impegna, si sforza di parlare in italiano e prova a cambiare moduli e interpreti più volte, alternando partite ben giocate a figure di catrame. La società gli dà prima la fiducia, e poi il classico ben servito. Non è il primo e neanche l’ultimo a ricevere questo trattamento.

Pioli 5,5: Sarò ricordato per il filotto di 7 vittorie di fila e, suo malgrado, per il record negativo storico di non vittorie in 8 partite (6 sconfitte e 2 pareggi). La sua permanenza in nerazzurro è stata molto simile a quella di Ranieri, una risalita della classifica a colpi di vittorie, culminata nel peggiore dei modi. Solo colpa sua? Ovviamente no.

Vecchi 6: Il terzo portiere degli allenatori, chiamato due volte nella stessa stagione e suo malgrado si ritrova a traghettare la squadra quando del campionato non importa più a nessuno. Stefano adempie ai suoi impegni con la stessa serietà con cui allena la primavera, e da onesto mestierante qual è, si prepara a tornare tra i ranghi.

Redazione Progetto Inter

Articolo multiautore scritto dalla redazione di Progetto Inter.
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