Pagelle Inter-Torino 1-1: Uno stop interno che brucia

Chissà se i geniali giornalisti della Gazzetta dello Sport rivedranno la loro preziosissima classifica sulle squadre più fortunate d’Europa, visto che dalla sua pubblicazione l’Inter ha colpito sei legni. Ma i legni non son gol, e infatti i nerazzurri riescono a strappare solo un punto contro un ostico Torino che passa pure in vantaggio, prima del pari di Eder. In questa lotta a cinque per la Champions League, la partita di oggi può essere più negativa di quanto si pensi, visto che le altre quattro non sanno fermarsi.

Handanovic 5,5: Incerto in un paio di occasioni, non totalmente colpevole sul pur bel gol di Iago Falque. Il portierone sloveno rimane intoccabile ma serve che torni in miglior forma.

D’Ambrosio 5,5: Come a Verona, distratto. La manovra che parte da dietro si sviluppa sempre sulla destra e gli avversari iniziano la pressione dal suo lato e se non perfetto gli errori si accumulano.

Miranda 5,5: Troppo passivo nel vantaggio granata. Falque lo salta con estrema facilità cercando lo spazio per il tiro nel suo piede forte. Miranda sembra sempre troppo “molle”.

Skriniar 6: Lotta contro un avversario temibile come Belotti avendo quasi sempre la meglio.

Nagatomo 6: Non ha colpe nel vantaggio del Torino, e sfiora un grande assist per il colpo di testa pericoloso di Vecino nel secondo tempo. (Dal 76’ Brozovic 5: Partite come questa sono occasioni  d’oro per il centrocampista croato: entrare e fare in modo che Spalletti lo tenga in considerazione per una maglia da titolare contro l’Atalanta. Ma Brozovic, come sempre, entra “scazzato” e non ne azzecca una. Inutile)

Gagliardini 5,5: Parte bene, poi l’ammonizione ricevuta lo costringe a giocare meno aggressivo. Solite sofferenze in fase d’impostazione. (Dal 69’ Eder 7: Come sempre l’ex Samp dà lezione a tutti gli altri della panchina per come si entra in campo. Non sempre preciso e con una grossa voglia di strafare, festeggia il rinnovo col gol del pari. Giocatori così sono fondamentali per arrivare tra i primi quattro).

Vecino 7: Come Perisic viene sempre fuori nel finale, con importanti strappi e inserimenti pericolosi. Sfortunatissimo quando Sirigu compie una gran parata su un bel colpo di testa, e ancora di più quando il suo potente destro si stampa sulla traversa. Coi vari limiti si sta trasformando in un giocatore “box-to-box”.

Borja Valero 6: Patisce molto la marcatura ad uomo di Rincon, ma nel forcing finale, giocando qualche metro indietro aiuta la manovra nerazzurra a svilupparsi più velocemente.

Candreva 6: Conferma il suo buon momento di forma correndo per novanta minuti, ma qui in partite come quella di oggi un giocatore mancino (come Iago Falque) accentrandosi darebbe maggiori soluzioni di pericolosità rispetto al solito cross.

Perisic 5,5: Se Icardi fatica come oggi, l’apporto offensivo del croato diventa fondamentale. E’ vero che con Spalletti è decisamente migliorato e più incline al sacrificio, ma le pause che si prende nell’incontro son sempre troppe. Per arrivare alla Champions l’Inter ha bisogno di un Perisic attivo 90 minuti.

Icardi 5,5: Corre e prova a venire dentro per allacciare il gioco, e ciò gli permette di arrivare più libero al tiro, ma come a Verona gli manca la cattiveria e la precisione.

Spalletti 6: L’ingresso di Eder decisivo e il cambio dal 4-2-3-1 al 3-5-2 permettono all’Inter di trovare il pareggio e sfiorare un meritato vantaggio, ma il problema è sempre lo stesso: panchina corta e giocatori che entrano e non hanno la personalità per cambiare le partite in corso (tranne Eder). In più colui che in partenza era il trequartista titolare non vede più il campo e le voci di un addio a gennaio aumentano, privando Spalletti per due mesi di una soluzione (Joao Mario).

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Matteo
Si ammala di interite nel settembre del 1994, anni in cui la scritta Fiorucci e il sinistro di Ruben Sosa dettavano legge. Paul Ince, Simeone, Cambiasso e Stankovic gli hanno provocato le stesse emozioni del primo calendario della Canalis. Setubal è la sua Nazaret.