Pagelle di fine stagione: Roberto Mancini

Le minestre riscaldate si dice non funzionino, eppure il ritorno di Roberto Mancini a Milano, 6 anni dopo il suo esonero, aveva riacceso la speranza di molti tifosi convinti di poter rivivere gli stessi successi passati. Il compito di quest’anno non era solo quello di migliorare l’ottavo posto, impresa non impossibile, bensì quello di costruire l’identità di una nuova Inter, capace di ambire alle prime tre posizioni, e qua le cose si fanno un attimo più complicate. La parola d’ordine estiva è stata rivoluzione: via in molti dentro in tanti, quasi tutti scelti personalmente da Mancini. È davvero difficile ricordarsi un altro periodo storico in cui un allenatore all’Inter venisse accontentato su qualsiasi richiesta (escluso Tourè, ma non certo perché la società non ci abbia provato).

I nerazzurri in campionato partono come meglio non si potrebbe, cinque vittorie di fila, difficile chiedere di più. La squadra di Mancini si dimostra essere camaleontica, per il suo cambiare modulo e interpreti ogni santa domenica, e se queste sue peculiarità vengono intese come punti di forza nei primi mesi, col passare del tempo ci si renderà conto che si è davanti a un problema. L’Inter non ha un’identità e degli interpreti stabili, inoltre malgrado la massiccia campagna acquisti i problemi della fase offensiva sono notevoli, a volte bisogna attendere un’intera ora di gioco per poter vedere un tiro in porta. L’estetica nello sport però non è la prima cosa, davanti ad essa ci sono i risultati e il campo è come sempre un giudice severo. Finché la classifica ha dato ragione ai modi di fare del tecnico e al suo cambiare volto alla squadra in modo ossessivo, allora non si poteva avere nulla da ridire: che lo si faccia giocando bene o giocando male, una vittoria rimane sempre una vittoria.

Difficile dire cosa abbia fatto girare del tutto l’andamento della squadra, se la sconfitta interna contro la Lazio (sfociata anche in una lite tra Jovetic e l’allenatore, secondo i bene informati) o quella avvenuta poche settimane dopo contro il Sassuolo o, chissà che altro. Fatto sta che la media punti nel girone di ritorno sarà nettamente inferiore a quella d’andata, impedendo così ai nerazzurri di agganciare le prime tre posizioni. Mancini è abile a cambiare formazione, come lo è nel cambiare idea sulla propria rosa, se a inizio dicembre considerava la sua Inter come una squadra adatta a lottare per la prima posizione, dopo il pareggio scaturito tra le mura amiche contro la matricola Carpi, il tecnico si era lasciato andare, affermando che la squadra non era adatta neanche a lottare per il terzo posto. Il mese di gennaio con il mercato di riparazione permetterebbe anche al tecnico di poter correggere le storture della squadra, ma l’uomo scelto da lui (Eder) non si dimostra più decisivo dello svogliato Guarin degli ultimi mesi, e non si sa come sia stato possibile.

L’eliminazione in semifinale di Coppa Italia alla lotteria dei rigori, la Roma che si riprende, e la difesa che smette di essere affidabile come lo era stata nei primi quattro mesi, ed ecco che l’Inter da squadra solida e cinica, torna ad essere quel mostro di discontinuità al quale eravamo abituati. Il quarto posto ci consente di tornare in Europa, ma dire che l’obiettivo sia stato centrato significa mentire a sé stessi, le ingenti somme spese tolgono alibi all’allenatore, e il vantaggio avuto sui giallorossi nei primi 5 mesi di campionato, non fanno che aggravarne il giudizio. Mancini non è stato capace (assieme al suo gruppo) di capitalizzare un’occasione che l’Inter non poteva permettersi di mancare, proprio per questo nonostante il quarto posto sia il miglior piazzamento delle ultime cinque stagioni, il giudizio su questa sua stagione non può che essere negativo. Del resto l’aveva detto lui stesso. Voto 5

Alessandro

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Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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