Pagelle di fine stagione – Danilo D’Ambrosio

D’Ambrosio è il terzino monofase per eccellenza, uno dei giocatori di più facile lettura di tutta la rosa. A Danilo puoi chiedere solo una cosa, cioè attenzione e copertura per la parte arretrata, e poi stop. Palla al piede, come ben sappiamo, è un giocatore mediocre, quando è in buona serata, altrimenti è anche peggio. I suoi cross sono tutto fuorché indimenticabili, e a volte è capace di steccare gli appoggi più semplici. Per nulla impiegato nei primi due mesi di campionato da Mancini, viene di colpo catapultato come titolare nella partita contro la Roma a San Siro il 31 ottobre, dopo aver inciso meno di Carrizo (eroe dell’indimenticabile trofeo Berlusconi) fino a quel momento.

L’esordio coi giallorossi è ottimo, salva un gol già fatto, e quando viene impiegato raramente risulta essere nocivo per i nostri. È un giocatore che non accende la passione dei tifosi per le sue falcate in attacco, ma si dimostra anche più affidabile degli altri suoi colleghi in squadra, in fase di copertura. Dopo l’esordio con la Roma diventa titolare per un paio di mesi, fino a che il tecnico non ritrova la passione per il turnover dei terzini, facendo così accomodare in panchina D’ambrosio per quattro partite consecutive. Dopodiché torna in campo, ma non al meglio. Al Conad Stadium regala un pallone a Bonucci, con un inspiegabile colpo di testa all’indietro, dando il via all’ennesima sconfitta del girone di ritorno. In qualche modo riuscirà a ripagarsi dell’infausta prestazione proprio contro gli stessi Innominabili in Coppa Italia, nonostante venga impiegato come difensore centrale. Malgrado sia poco avvezzo alla fase offensiva, suo principale problema sotto tutti i punti di vista, nel finale di stagione riuscirà ad andare a segno ben due volte. Non una stagione che faccia urlare cori in suo onore, e non stiamo certo parlando di Maicon dei tempi d’oro, ma è comunque uno dei terzini più affidabili a disposizione. Un po’ severi nei suoi confronti i fischi più volte sentiti a San Siro, ok che i giocatori di questo tipo difficilmente diventeranno i beniamini della curva nord, ma non è certo il terzino più scarso della rosa, anzi non è un azzardo dire che da quelle parti si è visto molto peggio, almeno negli ultimi anni. Voto 6

 

Alessandro
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L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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