Non guardate giù!

Quando le cose ad inizio campionato vanno male, i tifosi vengono invitati a non guardare la classifica in quanto troppo presto per farsene un’idea. È un po’ lo stesso invito che fanno le guide turistiche a chi scorta delle persone impressionabili su altezze imponenti: “non guardate giù!”, che nel nostro caso diventa: “Per l’amor di Dio, non guardate la classifica!”. Quattordici punti in undici partite di campionato, cinque sconfitte a cui vanno aggiunte le due rimediate (per ora) nel girone di Europa League, e la stagione è cominciata da poco più di sessanta giorni. Non sono numeri poi così difficili da interpretare, siamo dinanzi a un disastro. Il campo è un giudice spietato, per quanto tu possa avere le migliori idee e intenzioni, proporre ciò che viene considerato da molti bel gioco, se i risultati non sono in linea con le aspettative, non restano altro che gli alibi. È così per Frank de Boer, che di alibi ne ha molti, e che di risultati ne ha decisamente meno. Gli alibi prima o poi vengono spazzati via dal tempo, nel bene e nel male, e di quello in Italia non ce n’è mai stato molto, o trovi in fretta la famosa quadratura del cerchio, o finisci nel gruppo di coloro che hanno fallito.

Definire la scelta di de Boer un azzardo non è sbagliato. La dirigenza ha fatto la sua puntata alla roulette, le è andata male. Ma è dall’estate che la proprietà nerazzurra fa delle scelte più riconducibili al gioco d’azzardo, piuttosto che a decisioni ponderate. Tenere bloccato Mancini fino a metà agosto, dopo averci litigato a giugno, nonostante quest’ultimo non volesse saperne di essere tagliato fuori dalle scelte di mercato, per poi dargli il benservito dieci giorni prima della partita col Chievo, e chiamare qualcuno che la Serie A la conosceva solo di fama e che deve servirsi di una rosa costruita per un credo calcistico diverso dal suo. Se non sono azzardi questi… Non stupisce che de Boer abbia steccato nei primi due mesi, semmai la vera sorpresa sarebbe stata quella di vedere un’Inter nei piani alti della classifica dopo una programmazione della stagione così insensata. Il vero problema è che i nerazzurri sono più indietro anche rispetto alle previsioni più pessimistiche, un numero di sconfitte altissimo e di partite buttate contro avversari più che alla portata di questa squadra, rendono la situazione insostenibile.

Ieri è andato in scena l’ennesimo copione, sconfitta contro un avversario non irresistibile, amnesie difensive, centrocampo perforabile e attacco disunito. Brozovic è in area, vede Eder e Icardi smarcati e preferisce tirare da posizione defilata. Risultato? Traversa, e tanti inviti al croato di andare nel paese di Fan Culo, il più in fretta possibile. L’idea di gioco non riesce a essere incisiva e se l’indolenza di alcuni interpreti può essere una spiegazione, verrebbe da chiedersi se abbiamo anche gli uomini adatti a questo sistema. Ci ritroviamo a vedere centinaia di milioni di cross a partita, quando nella maggior parte dei casi si trova un uomo solo dei nostri in area circondato da 4 o 5 avversari se va bene, senza aggiungere tra l’altro che la migliore arma di Icardi non sia il gioco aereo (l’occasione del pareggio divorata dal capitano ne è un esempio).

Il volume di gioco c’è, le ali vanno tante volte sul fondo, ma tutto ciò serve raramente a qualcosa, la sensazione è che l’Inter per fare un gol debba fare i salti mortali, mentre per prenderli non debba impegnarsi poi molto, e la differenza reti negativa sta lì a testimoniarlo. Come se non ci fossero abbastanza problemi sul campo, i giocatori si mettono di impegno per rendere il clima ancora peggiore, Eder (autore di un secondo tempo disgustoso) viene sostituito e si rifiuta di stringere la mano a de Boer, quest’ultimo conferma invece di aspettare sempre troppo per intervenire durante la partita e di non saperla proprio leggere in corsa. In compenso l’allenatore schiera Santon, non sappiamo se un altro allenatore al suo posto continuerebbe a farlo, un medico probabilmente no, in quanto il nostro Davide non supera una visita medica da ormai due anni, caso volle fosse proprio la nostra.

Adesso la parola spetta alla dirigenza, che dopo settimane di assordante mutismo aveva rotto gli indugi tramite Ausilio per confermare l’olandese dopo la vittoria con il Torino. Esonerare un allenatore che ha appena incassato la fiducia non sarebbe una novità, né ad Appiano né in Italia, ora non si può far altro che puntare su tre possibili scelte:
1) Cura elettroshock, vale a dire un traghettatore che sappia dare la scossa a un gruppo, per poi scegliere un altro tecnico a giugno.
2) Laissez-faire, ovvero avanti tutta con il mister, stagione buttata per stagione buttata, tanto vale fallire con coerenza.
3) Trovare un tecnico da subito con cui fare un progetto pluriennale, come fatto per Mancini nel post-Mazzarri, e questa è anche la scelta più difficile da attuare, vista la scarsità dei nomi liberi in giro.

La prima scelta è quella che darebbe più benessere immediato ai tifosi, una testa rotolerebbe per lo scempio visto nell’ultimo mese, ma sarebbe nulla più che un placebo, inoltre le teste che dovrebbero (metaforicamente, s’intende) rotolare per gli ultimi anni, resterebbero saldamente in sella, e anzi passerebbero quasi per eroi della situazione, quando altro non sono che i primi responsabili. Noi restiamo in attesa, un altro magnifico anno zero sta per essere annunciato, dovrebbe essere il quinto o il sesto consecutivo.

Alessandro

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Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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