Non fasciamoci la testa

Non voglio sembrare un indolente ottimista ma, per chi ha seguito la squadra durante l’estate, questo avvio lentissimo era largamente messo in conto. Un punto in due partite, e con squadre tutt’altro che irresistibili, sicuramente dà fastidio, e molto, ma secondo me le cose andrebbero viste sotto un’altra prospettiva. Dando per certo il dubbio che il sottoscritto, e tanti altri, abbiamo avuto dall’inizio, e cioè che il precedente allenatore abbia curato la fase di ritiro estiva in maniera che, per carineria, definiremo solo blanda e non professionale, non capisco cosa ci si aspettava di diverso. Ormai tutti sanno che l’Inter praticamente ha un mese di ritardo nella preparazione fisica, ringraziando sempre il precedente allenatore, dobbiamo solo metterci l’anima in pace, e aspettare. Ora non ha senso parlare di 10° posto, retrocessione, o altre menate, anche se, dobbiamo dirlo, molti tifosi dell’Inter hanno nell’autocommiserazione piagnucolosa il proprio forte, dobbiamo analizzare con freddezza e distacco la situazione che abbiamo davanti.

Nella prima partita, siamo stati presi a pallate nel secondo tempo dal Chievo, squadra che fatica a tenere la palla tra i piedi, e abbiamo retto appena un tempo. La partita di ieri, atleticamente, è già un passo avanti. L’Inter fatica tantissimo a verticalizzare e a proporre giocate in velocità, una manovra lenta, con serie di passaggi inutili e appoggi sbagliati, ma non è una novità, anzi era lo schema di gioco vincente del precedente allenatoreE allora perchè si dovrebbe vedere il bicchiere mezzo pieno ieri? Ci sono alcune ragioni oggettive, rispetto alla scorsa stagione, per cui forse varrebbe la pena farlo.

L’Inter ha costruito una mole di occasioni da rete notevole, calciando verso la porta più di 20 volte e costruendo, tra nitide e fortuite, una decina di palle gol, cosa che lo scorso anno capitava in poche occasioni. I nerazzurri, nonostante ancora imballati e lenti, hanno dimostrato un netto miglioramento della prestanza atletica in una sola settimana, che fa ben sperare che in 2-3 settimane l’ultimo omaggio del precedente allenatore si dissolva del tutto. Del resto, partite contro squadre più scarse di noi decise da autoreti e gol ridicoli, è stato uno dei leitmotiv degli ultimi anni. È vero, le azioni sono ancora lente, ma siamo andati a crossare dal fondo come raramente ci è capitato, e anche la quantità dei cross azzeccati è stata molto alta, specialmente grazie ai buoni venti minuti di Candreva e a un altro calciatore, Eder, messo al centro del progetto e che può essere definito, grazie a de Boer, un nuovo acquisto vero e proprio. Anche nei momenti in cui la squadra ha fatto più fatica, Banega, nonostante sia tutto tranne che integrato al meglio, ha inventato da fermo due palle gol, con lanci e filtranti che non vedevamo da tempo.

Per quanto riguarda le cose che ancora non vanno bene, su tutte, ci sentiamo di dire che è impossibile continuare a giocare con due mediani improvvisati come interni di centrocampo. Medel recupera molti palloni, Kondogbia ha fisico e qualità nello stretto, ma sono entrambi mediani, nè più e nè meno, e giocando il pallone nello stretto e in velocità vanno facilmente in sofferenza, in particolare il francese ha alternato grandi giocate a errori di disimpegno e appoggio elementari. È naturale che l’investimento ingente in Joao Mario non è fatto per tenerlo in panchina, e la logica vuole che uno tra il cileno e il francese diventi panchinaro. Il portoghese, in quanto mezz’ala naturale classica, offre le garanzie di qualità di interno che gli altri mediani non possono offrire.

Sommando tutte le cose, l’impressione generale però, almeno per chi scrive, è positiva. Frank de Boer sembra avere già indirizzato la squadra verso lo schema che più le è congeniale per costruzione, il 4-3-3. Poche squadre in Italia possono vantare la potenza sulle ali che possono offrire Perisc, Eder e Candreva, e altrettante poche possono vantare un giocatore di qualità intercambiabile come Banega. Sembra ragionevole pensare che, con una forma fisica adeguata, e un po’ di tempo per amalgamare i nuovi e i vecchi, l’Inter possa fare una stagione decisamente buona, che va ben oltre 2 partite su 38 di campionato.

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.

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