Non è colpa di de Boer se le riserve non sono all’altezza

Quando dopo solo due partite, il tuo girone europeo è compromesso, è difficile giustificare qualcuno, e altrettanto trovare un vero colpevole. Dopo due partite così, la testa di qualsiasi tifoso si riempie di tante domande, che possono essere riassunte nel banale ma efficace “Perchè tutto questo?”. Non può essere una sola la causa di due debacle storiche consecutive, ma è più facile ricondurla ad anni di investimenti sbagliati, fiducia nei manager e atleti sbagliati.

Per centrare il punto, si può dire con ragionevole certezza che le due disastrose sconfitte in Europa League sono dovute alle scorie dell’ultima amministrazione Moratti e dall’incertezza dell’amministrazione Thohir (sul lato calcistico, e non finanziario). Soldi spesi male sul finire dell’era Moratti hanno portato all’avvicendarsi di molti mezzi giocatori, alcuni dei quali sono in rosa ancora oggi (e in campo ieri), e conseguentemente la scelta di buffi personaggi sopraquotati da Thohir, come Mancini (indicato proprio da Moratti), che ha addirittura peggiorato le cose, dando via ad un anno e mezzo di porte girevoli alla Pinetina. I tre giocatori emblematici della sconfitta di ieri sono Ranocchia, Melo e Palacio, tutti e tre sono all’Inter per motivazioni diverse: il primo perchè giovane, italiano e della primavera (sei anni fa, ma qualcuno lo considera ancora una promessa), Melo per nepotismo esasperato dell’ex tecnico Mancini, dopo una carriera di fallimenti in ogni parte del mondo, e infine Palacio, che il sottoscritto ama dai tempi del Boca Junior, cui è stato rinnovato un contratto per spirito di gratitudine, dopo aver tirato la carretta da solo per anni, ignorando le quasi 35 primavere del grande Trenza.

Giocando tante partite in campionato con un 11 titolare (e anche 2-3 dalla panchina) di assoluta grandezza, è normale che in Europa League il mister deve far giocare chi vede meno il campo, per far rifiatare i migliori. Ricordo a tutti che l’Inter, già ad agosto, quando ha deciso di comprare Joao Mario e Gabigol ha dovuto scegliere di far fuori dalla lista europea alcuni giocatori, oltre a loro due, per non incappare in sanzioni di Fair Play Finanziario. E ricordo inoltre che l’Inter ha l’obiettivo dell’accesso alla Champions League, che insegue ormai da 5 anni, ed è giusto riservare le energie per il campionato, tenendo anche conto che con questi problemi di lista l’Europa League è un obiettivo non verosimile.

Poi che de Boer sia forse anche più incazzato di me è provato dalle parole rilasciate nel post partita alla Gazzetta dello Sport: “La sconfitta peggiore della mia carriera? No, ma ci va vicino. […] Una cosa inconcepibile nel calcio professionistico. […] Evidentemente questa squadra non sopporta tanti cambi […] e io non posso non tener conto che gente come Icardi e Medel sta giocando ogni tre giorni e ha bisogno di rifiatare. Poi ho tolto Gnoukouri, che a Roma potrebbe tornarci utile, e Candreva, anche lui impiegato sempre. Deluso dalle riserve che dovevano mettermi in difficoltà nelle scelte? È inconcepibile non riuscire a giocare come facciamo in campionato. Non ci sono scuse, le mie idee ormai sono chiare a tutti […]. Non voglio più vedere gare così. Ora c’è la Roma? Ho fiducia nella squadra, ma non esiste che ogni volta che facciamo una buona prestazione poi andiamo in Europa a giocare da dilettanti”.

Insomma, se Ranocchia non sa giocare a calcio, se Melo è una statua di sale e Palacio un grandissimo giocatore sul viale del tramonto, non è certamente colpa di Frank de Boer. Il mister è arrivato a squadra fatta, con possibilità misere d’intervento, sta anche tentando di inserire elementi della primavera per ravvivare la rosa, cerca di tutelare un gruppo titolare che, con un semplice raffreddore o risentimento muscolare, diventa lontanissimo dallo squadrone ammirato contro la Juventus.

Bisogna mettersi l’anima in pace, la società crede al piazzamento in campionato, e in Europa League continueremo a vedere un’Inter 2. Passare il turno sarà molto complicato, l’unica cosa che possiamo augurarci è che, almeno, sia qualcosa più vicina ad un’Inter più competitiva, almeno per la dignità dei nostri colori, e che gennaio e, soprattutto, l’estate prossima, siano il momento propizio per cancellare ogni scoria delle vecchie epoche.

Mikhail

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Mikhail
Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.

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