L’Inter ha dominato il derby perché è una squadra nuova

Vincere un derby 0-3 non è mai un caso. Se poi vinci contro un Milan che fino a due settimane fa era reputato da molti una concorrente al titolo (ma non da me, come scritto molte volte), è chiaro che diventa ancora più importante.

L’Inter di Conte non è più quella di un paio di mesi fa, che era comunque una netta evoluzione di inizio stagione. All’inizio prendevamo gol a grappoli, perché giocavamo troppo alti e perché per troppo tempo Skriniar non ha giocato (motivi di mercato prima e di covid poi). Poi ci siamo assestati, anche se eravamo ancora prevedibili dalla metà campo in poi. Poca varietà di gioco, prime punte cercate con insistenza e schemi ormai noti a tutti da tempo.

Se era migliorato l’aspetto difensivo, quello offensivo era perfettibile, e soffrivamo tanto le squadre che ci giocavano a specchio, o comunque arroccate in difesa. L’infortunio di Vidal ha dato la possibilità ad Eriksen di giocare tra i titolari, e da allora i tempi di gioco del centrocampo sono migliorati esponenzialmente. E per fortuna che Eriksen ha messo quella punizione nel derby di Coppa Italia, sennò dubito avrebbe scalato così facilmente le gerarchie.

L’altro grande passo avanti è stato l’accantonamento di Young, che da troppo tempo regalava amnesie assurde (lo sciocco rigore contro la Juventus in Coppa Italia sappiamo quanto ci è costato) e aver ritrovato Perisic. Il croato è stato notevole, per precisione difensiva e dedizione al lavoro di fascia, contro la Lazio e si è guadagnato la titolarità contro il Milan, dove è stato tra i migliori in assoluto.

Se prima la cerniera di destra formata da Hakimi e Barella era quasi l’unica soluzione offensiva in fase di costruzione, averne una nuova a sinistra con Perisic ed Eriksen aumenta di molto la varietà di gioco. Nel derby sono stati assolutamente fondamentali, e si vede nell’azione del secondo gol. Tra l’altro, sempre nella stessa azione è evidente come i cambi di gioco siano ora più semplici, e cercati da tutta la squadra. Toccano il pallone ben dieci giocatori, nascondendola al Milan nel suo momento migliore.

Diffidate di chi parla di gol realizzati in contropiede. Tutte e tre le reti del derby, badate bene, partono sempre dal nostro possesso palla basso, dalla linea di fondo, e sempre con gli avversari schierati. Il Milan non ha affatto perso il pallone, lo avevamo noi dal principio dell’azione, e loro non hanno mai fatto in tempo a chiudere i nostri corridoi di gioco.

L’Inter ha ora una velocità doppia. Brozovic ed Eriksen garantiscono una qualità del fraseggio che all’Inter non si vedeva da un decennio. In fase di possesso siamo molto più sicuri, e troviamo più spazi, con insistenza e perseveranza. Questo non vorrà dire che i Vidal e Gagliardini non debbano mai più giocare, ma che l’Inter così fa decisamente più paura. Dipenderà dalle situazioni e dalle necessità, ma probabilmente questa è l’Inter matura che attendevamo.

E tutto questo senza spendere una parola sul duo Lukaku – Lautaro, ad oggi una delle migliori coppie d’attacco d’Europa. Le loro ripartenze spalle alla porta avversaria sono micidiali, e con il migliore accompagnamento dei compagni visti contro Lazio e Milan sono ancora più devastanti.

Come avevo già scritto a dicembre, quando la classifica recitava diversamente, la Juventus è la squadra da battere, per l’abitudine a vincere e per le indubbie qualità della rosa. Ma la nostra maturità, assieme alla mancanza di impegni europei, ci mettono nella condizione di preoccuparci per prima cosa di noi stessi.

E in una lotta per lo scudetto non è roba da poco.

Mikhail

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Mikhail
Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.