L’Inter è brutta e cattiva, la Roma bella e sfortunata

L’Inter è brutta e cattiva, non ha gioco, è violenta e poi quelli non segnano mai. Insomma, diciamocelo: tutto culo! Mentre la Roma, quella sì che è una bella squadra! Si passano la palla per ore, si guardano tanto allo specchio e sanno di essere bellissimi! Ecco, la mia squadra la voglio così!

Al di là delle provocazioni, questo è il tono medio dei commenti alla partita di ieri sera, e più in generale alla stagione dell’Inter (almeno per ora). Con gli stessi risultati e lo stesso gioco, saremmo idolatrati da tutti, se solo ci allenasse Capello e fossimo un pò più zebrati. Per fortuna non siamo allenati da Capello, e grazie al cielo non siamo per niente zebrati! È dall’inizio del campionato che la formula magica “È tutto culo, ora le perdono tutte” viene goffamente evocata in tutti i bar, nei forum e nei social, con poca fortuna. Ridendo e scherzando siamo praticamente a 1/3 del cammino totale, non ai 2/38 o 3/38 di settembre, e per coloro che invocano la formula magica, la preoccupazione sale di partita in partita.

Intendiamoci, la Roma, assieme al Napoli, è e resta la squadra da battere, almeno per il momento, e la partita di ieri l’ha confermato. L’Inter l’ha affrontata con ciò che poteva mettere in campo: corsa, fisicità e cuore. Un cuore come non lo si vedeva da tempo. Per certi versi, il gol di Medel, gregario eroico con piedi non proprio educatissimi, è una dichiarazione di intenti, una sorta di manifesto sportivo.

Le differenze tra le due squadre sono risapute, e ieri si sono confermate: la Roma è squadra d’alta classe, con grandi interpreti, intensità e bel gioco, l’Inter è l’opposto: rude, operaia ma risoluta e cinica. La scelta di Mancini di tenere fuori Icardi è stata coraggiosa e azzeccata, bisogna dargliene atto, con il risultato di aver tolto ogni punto di riferimento. I giallorossi meritavano il pareggio, hanno costruito tanto ma danno sempre l’impressione di mancare il colpo decisivo. I nerazzurri, dopo un primo tempo giocato alla pari (se non meglio), si sono difesi bene, anche nei momenti di maggior sofferenza. Se si subisce tanto e non si prende gol in una o due partita è fortuna, ma se su 11 partite ben 7 finiscono con la porta inviolata, vuol dire che la fortuna conta poco.

Fa tenerezza leggere che si è vinto grazie “al portiere” o “ai difensori”: bisogna ricordare a lor signori che si parla di tesserati dell’Inter, la fortuna non c’entra, semmai merito collettivo. Se poi si pensa che probabilmente sono le stesse persone che indicavano la campagna acquisti come buffa e ricca di bidoni, bhe allora il cerchio si chiude.

Non bisogna montarsi la testa, forse mancano ancora un paio di innesti per poter vincere il campionato e noi non siamo stati costruiti per vincerlo subito. Ma per il tifoso interista il bisogno impellente era di tornare a essere una squadra vera.

Ora non siamo più i giullari di corte di nessuno. Non siamo più quelli che la piccola di turno viene e ce ne fa 4, quelli con i giocatori cessi che fanno ridere i bar e i social.
Noi siamo l’Inter, e qualsiasi avversario ci si pari di fronte saprà quanto sarà difficile provare a segnare, e riuscire a portare a casa la pelle.

 

 

 

Mikhail
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Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.

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