L’Inter affonda, ma pagherà solo Pioli?

Il primo aprile avevo scritto che “Le prossime due partite non dovrebbero essere proibitive, con il condizionale in corsivo, come a dire “Siamo sempre l’Inter, non si sa mai. Ma nemmeno l’interista più pessimista del mondo non avrebbe mai pensato che avremmo perso con Sampdoria e Crotone, e che saremmo stati superati addirittura dal Milan di Montella. Perdere a Crotone è qualcosa di impronosticabile, così umiliante e vergognoso, che distrugge definitivamente ogni velleità e speranza di fine stagione. In questo momento siamo fuori anche dall’Europa League, con il terzo posto volato a 12 punti da noi, e i posti per l’Europa (4° e 5°) rispettivamente a 5 (Lazio) e 4 punti (Atalanta). Resta il sesto posto, occupato dal Milan, che richiede due turni preliminari d’accesso, già a luglio. Un’ammazzata che toglie, in media, almeno dieci punti nel campionato dell’anno successivo.

Mister Pioli sostiene che lunedì scorso si è perso per la tensione di avvicinarsi a 6 punti dal Napoli (“Ansia da prestazione? Sapere che avremmo accorciato la classifica vincendo ci ha pesato e non siamo riusciti a sfruttare il pareggio del Napoli. Abbiamo forzato le giocate per questo.”), fatto sta che in una settimana s’è sotterrato il lavoro svolto in mesi, e le tante vittorie. E il valoroso Ausilio? Il prode Piero, ahinoi in odor di rinnovo fino al 2020, sostiene le cose più comode, come ha sempre fatto. Prima ha parlato dell’arroganza nell’atteggiamento (“Dobbiamo analizzare con staff e calciatori le motivazioni che hanno portato a una prestazione così: io le ho trovate nell’atteggiamento e nell’arroganza messa in campo”), poi sempre a Sky ha difeso per l’ennesima volta l’operato del mister: “Stiamo programmando con Pioli.”. A qualcuno potrebbero ricordare le assurde a frasi di Ausilio a difesa di de Boer, tre giorni prima dell’esonero, durante l’assemblea degli azionisti. Ad onor del vero, non bisogna riconoscere a Pioli solo gli errori di formazione (stavolta evidenti) ma anche l’impegno e la signorile ammissione di responsabilità, che comunque va allargata a tutta la squadra (come lui stesso ha fatto: “È successo quello che non doveva succedere e in fatto di preparazione psicologica, significa che non ho lavorato bene, ma le colpe sono di tutti”).

Nel mentre Pioli continua a fare più o meno sempre le stesse scelte. Tolto che Brozovic meritava di essere accantonato, anche solo per motivi disciplinari, spiace vedere Joao Mario tagliato fuori. Pur di non farlo giocare abbiamo messo un difensore (Medel) a centrocampo, e pur di non inserire Gabigol vediamo sempre il solito Candreva pascolare, o addirittura l’ex gloria Palacio. Su Gabigol specifico che non penso sia un giocatore da Inter, e forse nemmeno da Serie A, ma sarebbe simpatico che avesse qualche possibilità di far vedere al mondo quanto forte/scarso possa essere. Ricordiamo che Joao Mario e Gabigol sono costati a Suning circa 70 milioni di euro, e forse sono curiosi anche loro di vederli giocare. Ma potrei sbagliarmi.

Insomma, ci troviamo una squadra dal valore scostante che, appena manca Gagliardini, torna lo spaventato pulcino bagnato dell’era de Boer. Abbiamo anche un direttore sportivo che non si prende mai le proprie responsabilità, nonostante da anni decida lui allenatori e giocatori (e se non li decide e fa il cartonato come si vocifera, forse è anche peggio). Infine abbiamo un allenatore normale, capace e preparato, che deve districarsi in una gabbia di matti, commettendo come tutti degli errori, che però si rivelano più evidenti. E con ieri, Pioli ha anche la consapevolezza che queste sette partite saranno le ultime sulla panchina dell’Inter, checchè ne dica il sempre bravissimo e infallibile Ausilio.

Mikhail

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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