L’importanza di vincere in rimonta

Contro l’Udinese abbiamo vinto la penultima partita in casa della stagione, è tornato alla doppietta Jovetic, non succedeva dalla seconda giornata, e l’Inter ha giocato un’altra gara con grande forza di collettivo, come contro il Napoli e, anche se è andata male, come contro il Genoa. Poi sono successe due cose totalmente nuove, il primo gol di Eder, seppur a tempo scaduto e l’altra, la prima vittoria in rimonta di tutta la stagione. Era da tanto tempo che speravo di scriverlo, abbiamo finalmente vinto una dannata partita in rimonta! Pensate quanto sarebbe stato importante rimontare partite in cui siamo andati sotto ma che avremmo dovuto vincere, come contro la Sampdoria, la Lazio, l’Atalanta, o l’Hellas. Vincere in rimonta è sintomo di forza mentale, una qualità che l’Inter sta pian piano provando a costuirsi.

Quando Thereau al 9′ minuto ha insaccato al volo, approfittando del buco di Murillo, e ha portato in avanti l’Udinese, come molti di noi stavo iniziando a pregustare un’altra serataccia. La solita Inter spenta, senza motivazioni, tipica dei finali delle ultime stagioni. Invece, trascinati da un Icardi generosissimo e in evidente crescita sportiva, l’Inter ha pian piano preso coraggio e ha attaccato compattamente, seppur in modo a volte confuso. Il gol del pareggio è un lavoro straordinario del capitano nerazzurro, con Jovetic che ha il merito di essere nel posto giusto al momento giusto, quasi ruoli invertiti. Il montenegrino non ha giocato una grandissima partita, nonostante i due gol da opportunista ha commesso molti errori di misura, ma ha comunque partecipato alla manovra e sembra in continua crescita. Onore anche a Biabiany, che sbaglia tantissimo ma che fa anche tantissimo per la squadra, e il gol del 2-1 è tutto merito suo, e ripaga il suo grande impegno. Nel frattempo l’Udinese avrebbe anche l’occasione di segnare, sia sul pari con una traversa, sia con Zapata al 94′, ma la sorte ha forse pensato che, recentemente, di ingiustizie ne abbiamo subite troppe, e forse per questo Eder ha trovato il primo gol in nerazzurro, giusto 20 secondi dopo. Eder non è un fenomeno, ma è un giocatore di grande fatica e generosità, per la prima volta in carriera si trova in un ambiente di vertice, e la gogna mediatica non lo ha certamente aiutato ad ambientarsi, e probabilmente nemmeno il tecnico, che pure ha fatto tanto per averlo.

La partita con l’Udinese è stata un insieme di piccole cose positive, che avrebbero più senso se non ci trovassimo a sole tre partite dal rompete le righe di fine stagione. Vero, meglio tardi che mai, però è davvero tardi, ma piace pensare che, qualora si riuscisse nell’intento di non smantellare questa rosa, con pochi innesti di qualità (anche mentali) ci troveremmo di fronte a una squadra fortissima. Se quando manca uno come Medel o Kondogbia, gioca uno Melo, è normale che siano dolori, anche contro una squadra di Serie B. Provate ad immaginare se il sostituto fosse un centrocampista normale, a quel punto ci sarebbe da divertirsi! Lo stesso discorso vale per Juan Jesus, improponibile sia di fascia che al centro, o Nagatomo, che in realtà si impegna molto ma che sarebbe un’ottima riserva e non un titolare. All’Inter manca meno di quanto di quanto si creda, maggior qualità e ricambi a centrocampo, come l’ultimo editoriale del buon Willard evidenzia, e forse scelte migliori sulle corsie esterne, oltre al solo Perisic (il discorso su Nagatomo vale anche per Biabiany). Molti giocatori andranno via, chi ceduto e chi non riscattato, ma speriamo che l’ossatura della squadra resti il più possibile questa, per costruire un collettivo di valore, cosa che già si sta iniziando a vedere da qualche partita a questa parte. Insomma, come detto su, meglio che tardi che mai.

Sono a disposizione solo 9 punti, miracoli all’orizzonte non se ne vedono, ma questo non vuol dire che non bisogna finire la stagione nel miglior modo possibile. Sarebbe anche un buon modo per spazzare via lo stereotipo delle ultime stagioni, dell’Inter che stacca la spina e che molla. Ci sarà un’estate intera per giudicare il lavoro di società, tecnico e giocatori, per quella che sicuramente sarà un’annata di forti luci e di lunghe ombre, difficile da valutare ma dalle quale sarebbe un errore gravissimo non ripartire.

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
Mikhail

About the Author

Mikhail
Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.

Be the first to comment on "L’importanza di vincere in rimonta"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*