Le responsabilità di Conte

L’eliminazione dalla Coppa Italia contro il Napoli è l’ennesima finale bruciata. Anzi, due finali, visto che ci avrebbe fatto giocare anche la finale di Supercoppa.

Ho preferito far smaltire un po’ la rabbia prima di scrivere qualcosa, come troppo spesso è capitato negli ultimi anni. E questa stagione non fa eccezione.

Nonostante la squadra più competitiva dal 2012 in poi, nonostante l’allenatore più vincente (e pagato) da allora, il rischio di restare a zero titoli è ora più elevato.

La Coppa Italia era il trofeo più alla nostra portata, o almeno da arrivare in finale. Aver gettato l’accesso alla finale, dopo aver giocato una buonissima partita, per un gol preso da seconda categoria, è una cosa che farebbe incazzare chiunque. È davvero inaccettabile.

Ci siamo illusi (di nuovo) dopo essere passati subito in vantaggio, seppur con un gol fortunoso. Abbiamo sprecato numerose azioni da gol, e abbiamo iniziato la ripresa col fiatone. Candreva è la sintesi perfetta dei limiti terribili di questa squadra. Dopo aver gettato alle ortiche l’ennesima azione da gol per egoismo personale, abbiamo visto partire il contropiede dal calcio d’angolo seguente. Non era la prima volta in partita che Candreva preferiva la gioia personale a quella di squadra. Tira appena ha il pallone tra i piedi, e per uno che non segna mai ha davvero rotto i coglioni.

Come detto, dal corner seguito ci siamo fatti infilare come dei fessi con un rilancio del portiere, azione di due contro due (e nessuno dei nostri due era un difensore centrale, entrambi inspiegabilmente in area avversaria, come sempre).

L’Inter, e il suo allenatore, sono rappresentati benissimo in questo squallido minuto di gioco. Gioco sempre uguale da settembre, essenzialmente un pressing a morire sperando di far gol subito e calo fisico nel secondo tempo da scoppiati. Molta corsa ma anche tanto egoismo. Per non parlare dei cambi tardivi (Sanchez, che è sembrato il più in forma di tutti, non ha visto il campo prima dei venti minuti finali!).

Nonostante le qualità della rosa, e l’ingente spesa per costruirla (e allenarla) siamo in una situazione non troppo diversa dagli altri anni. Fuori dall’unico trofeo vincibile, fuori dalla Champions, meno lontani degli altri anni dalla vetta in campionato (però con gli scontri diretti quasi tutti persi e gestiti malissimo), e qualche tenera speranza in Europa League. Ah per l’Europa League in sé vorrei essere più speranzoso, ma se se vado a vedere l’albo d’oro, e noto l’ultima volta che un modulo simile al nostro ha vinto un trofeo europeo, mi prende lo sconforto.

Chiaro che i giocatori hanno le loro responsabilità, Lukaku non in forma (e visto il peso sarebbe stato una sorpresa il contrario), Barella e Brozovic hanno perso lucidità durante la gara, Laurato Martinez non pervenuto. Eriksen ottimo nel primo tempo, ha anche sfiorato il gol del 2-1, negato solo da un Ospina in giornata di gloria.

Al nostro condottiero di cambiare attitudine calcistica non gliene può fregare di meno, non sa o non vuole farlo, e ci troviamo costretti ad essere sempre anticipati ed imbrigliati dalla prima squadra mezza attrezzata che ci troviamo di fronte.

Vorrei ricordare che prima del lockdown, dopo il bellissimo derby vinto (con enorme spreco di energie psicofisiche) abbiamo perso malamente in casa con il Napoli nell’andata di Coppa Italia, a Roma contro la Lazio (dopo essere pure fortunosamente andati in vantaggio!) e contro la Juventus. Ad accomunare le tre sconfitte i quasi zero tiri in porta dei nostri. Fosse successo con altri mister sarebbe stato uno scandalo, ma non può essere con Mister Undici Milioni. Lui dovrà sicuramente avuto qualche intoppo, o sfortuna, certamente non potrà trattarsi di miopia tattica.

Come ho scritto quando è arrivato da noi, io lo aspetto al varco prima di crocifiggerlo. Da uno che arriva da noi con il suo curriculum, soprattutto umano, mi aspetto miracoli per essere accettato, e al momento di miracoloso ho visto solo le sconfitte tremende, spesso in rimonta e senza sostituzioni adeguate, in tutte le competizioni. Non credo vogliate l’elenco, sono sicuro che le ricordiate tutti e che facciano male a voi quanto a me.

Spero di essere smentito, ma la finale mancata di ieri è un grosso, grosso obiettivo mancato. Ed era un obiettivo decisamente raggiungibile, per quanto la società spende per accontentare Conte ed il suo portafogli.

Mikhail

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Mikhail
Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.