Le lacrime di Rodrigo Palacio

Quando Palacio ha colpito il palo nella sua ultima partita in nerazzurro, una serata di contestazione è diventata una serata triste. Rodrigo Palacio lascia l’Inter, dopo cinque stagioni, con 58 gol, tanti assist, e molte cose da raccontare. Uno dei pochissimi a dare qualche soddisfazione ai tifosi dell’Inter in questi lunghi, lunghissimi, anni senza trofei, e nemmeno partecipazioni in Champions. Le sue parole dopo la sua ultima partita, rispecchiano tutto l’impegno di Rodrigo per l’Inter, e la poca fortuna di questi anni: Cinque anni bellissimi per me, ho dato tutto per questa maglia, un onore giocare per l’Inter. Rimpiango solo il non aver alzato trofei ma sono orgoglioso di aver giocato nella squadra più grande del mondo”. E il tributo commosso della tifoseria, conferma che non sono frasi di circostanza.

Finchè le gambe hanno retto, prima dello sciagurato mondiale brasiliano, Palacio è stato tra gli attaccanti migliori in Europa. Nonostante fosse una seconda punta, fino al 2014 ha segnato ben 41 reti in due stagioni interiste, praticamente giocando sempre da solo. Anche se non giovanissimo nemmeno allora, sarebbe stato un attaccante utile in qualsiasi squadrone europeo, al peggio come riserva di lusso. Eppure è stato l’unica speranza in una squadra senza (più) ambizioni, se non quella di provare a tenere alta la dignità. Metteva classe e coraggio ai compagni, non all’altezza della maglia, ed era in grado di accompagnare anche da solo l’avanzata offensiva. Un giocatore di qualità e intelligenza straordinaria, che solo per puro caso non è finito a giocare in squadre in lotta per qualcosa. E bisogna dirlo, questo è un peccato. Eppure il trenza un’occasione d’oro l’ha avuta.

Rodrigo corre come un treno nei primi sei mesi del 2014. Nonostante l’Inter giochi l’ennesima stagione anonima, è tra le prime scelte dell’Argentina per il mondiale Brasile 2014. L’Argentina di Messi, Aguero e Higuain, per intenderci. Il mister dell’Argentina vede Palacio come titolare, sempre. Forse anche troppo. Ne abusa durante le amichevoli di preparazione, facendogliele disputare praticamente tutte, nonostante non sia un ragazzino. Nell’amichevole contro Trinidad & Tobago, Palacio subisce un grave infortunio alla caviglia. Era il 5 giugno, l’Argentina avrebbe debuttato il 15 giugno ai gironi. Si cerca di rimettere Palacio in piedi in tutte le maniere, ma gli sforzi sono vani. Il numero 8 di Inter e Argentina resterà in panchina per tutta la competizione, giocando solo pochi minuti dalla panchina (mai più di 19′ minuti) fino alla semifinale. Inutile dire che in quegli spezzoni, Palacio è irriconoscibile, sembra un cartonato di ottima fattura più che il veloce attaccante ammirato in nerazzurro. Nella finale di Coppa del Mondo, entra al 78′, senza mai incidere. Poi gli capita tra i piedi l’occasione che può cambiarti la vita, sportiva e non, e quasi non hai nemmeno la forza di calciarlo:

Dopo quell’errore Palacio non avrà altre occasioni, un’altra capiterà a Messi ma l’Argentina si dovrà arrendere a Gotze e alla Germania campione del mondo. Palacio non vestirà mai più la maglia dell’Argentina, e non sarà mai più quello di prima. Appena finita la competizione, i medici dell’Inter si accorgono che Palacio non è mai guarito dall’infortunio di giugno, e che anzi è più grave del previsto. Insomma, lo staff medico e tecnico dell’Argentina non sono stati impeccabili, forzando il recupero per il mondiale, e creando frizioni tra Inter e Argentina. Ad ogni modo, Palacio tornerà a giocare solo a settembre, segnerà con il contagocce e la freddezza sotto rete resterà solo un ricordo. Varie ricadute muscolari, e il fantasma del gol sbagliato nella finale del mondiale, ridimensionano il calciatore, e nelle ultime due stagioni di fatto resta spesso in panchina.

Ormai a fine carriera, il palmares di Rodrigo non è all’altezza del suo valore, come spesso capita. Le uniche soddisfazioni se l’è tolte con la maglia del Boca Juniors, dove s’è fatto conoscere in particolare la vittoria della Coppa Libertadores. La vittoria della Libertadores gli consentì di giocare il Mondiale per Club, perso in finale contro il Milan nel dicembre 2007, in cui segnò il gol del momentaneo 1-1 (forse qualcuno lo ricorda).

Però per i tifosi dell’Inter conta di più un altro gol segnato al Milan, in uno dei derby più noiosi della storia recente, spaccato da una geniale invenzione praticamente al novantesimo. Era il 22 dicembre 2013, il tacco per cui non verrà mai dimenticato dai tifosi nerazzurri, il più importante dei 58 gol segnati. Non hai vinto nulla con noi, ma almeno questa serata ce la farai ricordare per un bel pezzo. Grazie Rodrigo, le cose potevano andare meglio, ma certamente non è stata colpa tua.

Mikhail

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Mikhail
Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.