La vittoria dei vigliacchi

Appena l’Inter si trova matematicamente fuori dall’Europa, va a vincere in trasferta contro la Lazio. Una casualità che infastidisce moltissimo, quasi a lasciare intendere che ora non c’è più senso di tirare il freno a mano e che si può tornare a giocare. Obiettivo stagionale raggiunto, insomma, peccato che sia divergente da quanto chiedevano i tifosi. Ma del resto, noi sciocchi plebei cosa pretendiamo di capire?

La vittoria con la Lazio dimostra come questa squadra, e società, sia vigliacca due volte. Ad iniziare dalle ormai solite parole fuori posto di Ausilio, da mesi caricatura del nulla cosmico, dall’atteggiamento in campo fino ad alcune discutibili parole di Vecchi. Ausilio dopo aver tirato bordate dalla proprietà fino ai calciatori, quasi come se la cosa non lo riguardasse in nessun modo, ha tentato goffamente di correggere il tiro. È tutto un equivoco spiega il buon Piero, dovuto al fatto che si trovava “in un contesto particolare” (frase surreale e un po’ mazzarra, era solo in un’Università). Il nostro DS ha aggiunto che “Non è bello che siano uscite” (una lezione in aula, con studenti, che si aspettava? Un genio della comunicazione), e ci ha tenuto ha precisare che con la società ha “chiarito tutto in dieci minuti”. Ma tanto tutti conoscono bene il nostro cuor di leone, e gli vogliamo bene per questo. Che non si pensi che stia cercando di farsi cacciare per tenersi i soldi del rinnovo miracolosamente ottenuto, sarebbe un oltraggio. Lui è uno con la schiena dritta, mica un pusillanime da quattro soldi, e i suoi successi da dirigente in questi anni nerazzurri lo dimostrano.

E la squadra? Raffazzonata. Murillo, nel gesto tecnico di regalare un rigore alla Lazio, si rompe (o almeno così sostiene) e chiede il cambio dopo 23 minuti. Al suo posto entra il redivivo Santon, ricordando a molti di essere un tesserato dell’Inter, e invero non gioca nemmeno una brutta gara. L’Inter rimonta lo svantaggio senza apparente fatica, anzi quasi per caso, prima con un bel gol di Andreolli (terzo gol in carriera in nerazzurro, secondo in Serie A), poi sorpasso con un’autorete. Nella ripresa la partita assume il ritmo tipico del calcio d’agosto, anche per merito di un arbitro un po’ troppo severo verso la Lazio (che resterà in 9), ma soprattutto per il gol di Eder, che chiude la partita e la svuota di ogni significato, come ogni sua rete che si rispetti.

E Gabriel Barbosa Gabigol, ora che nulla conta più qualcosa, avrà trovato spazio? No, Vecchi gli preferisce Pinamonti (che sfiora anche il gol nell’ultima azione). Quando gli domandano del perchè, lui risponde che Pinamonti gli sembra più prima punta (e sono parole sante), ma resta il sospetto per il bizzarro ostracismo verso il brasiliano. Anche perchè per mettere 5 minuti Banega a partita finita il tempo c’era, per il misterioso brasiliano no. Non fraintendeteci, noi pensiamo che Gabigol sia uno dei più grandi abbagli della storia del calcio moderno, e se ben 4 allenatori (compreso Mancini, che non lo voleva) non lo impiegano praticamente mai, un motivo ci sarà. Ma è anche normale che speriamo di essere smentiti, o almeno di vederlo all’opera per farci un’idea più concreta, e spiace che nemmeno Vecchi lo abbia impiegato in un momento del genere.

Gabriel Barbosa ha abbandonato la panchina ed è rientrato negli spogliatoi, quando il mister ha finito le sostituzioni. Non un bel gesto, ma almeno in parte comprensibile dal punto di vista umano, e spiace che Vecchi abbia subito detto in conferenza che Gabigol verrà punito dalla società, quando si sono viste (e ascoltate) cose ben più gravi e che sono state ignorate. Pensiamo alle parole di Eder, o quelle sull’ammissione di resa di D’Ambrosio e Medel, ma del resto questa è l’Inter attuale, una società di buffoni e vigliacchi.

Mancano solo 90 minuti a questo supplizio, una delle stagioni peggiori della storia moderna dell’Inter, e sappiamo che ci aspetta un’estate tutt’altro che serena. Ma almeno potremo andare al mare, e distrarci un po’.

 

Mikhail

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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