La delusione degli interisti e l’insofferenza di Conte

Perdere una finale europea è una delusione difficile da smaltire, soprattutto se la aspetti per tanti anni e ci arrivi con il favore del pronostico.

Eppure la finale di Europa League si era messa benissimo per l’Inter, andata in vantaggio subito con un rigore di Lukaku. Le sensazioni positive della vigilia erano sempre più grandi. Poi non riusciamo ad uscire dalla nostra area di rigore, subiamo due gol di testa ingenui, proprio nel reparto dove siamo più forti. Godin la pareggia e si va all’intervallo.

Proprio quando loro sembravano non averne più abbiamo qualche occasione, mezza con Gagliardini e una colossale con Lukaku, ma niente di fatto. E poi la colossale fesseria che porta al gol della vittoria andalusa: stupida punizione regalata da Gagliardini, l’Inter spazza goffamente il pallone, con tutti i difensori sulla stessa riga. Diego Carlos tenta una rovesciata destinata ad uscire (come il cross goffamente spazzato un istante prima) che Lukaku corregge maldestramente in autorete.

I nerazzurri si riversano disperatamente in avanti, con i cambi a casaccio (e tardivi) in pieno stile Conte. Non succede quasi più nulla, due mezze occasioni per Moses-Sanchez e una per Candreva.

Questa partita ci ha ricordato ancora una volta gli enormi limiti della nostra guida tecnica. Come in praticamente tutte le partite importanti dell’anno, gli avversari ci hanno impedito di fare gioco, e anche se siamo andati in vantaggio siamo stati rimontati.

Barcellona, Borussia Dortmund, Lazio, la semifinale di ritorno di Coppa Italia, per non parlare delle sciagurate partite di fine campionato contro le piccole. Tutte partite buttate dall’Inter, troppo facile da leggere, senza nessuna alternativa nel motore di gioco, un libro aperto. Il Leverkusen e lo Shakhtar ce lo hanno permesso, ma una squadra tosta ed esperta come il Siviglia può farti fare figuracce.

Noi al solito lenti in mezzo al campo, non si vuole dare la colpa a nessuno in particolare ma è evidente che Brozovic è stato sottotono e che Gagliardini non sarà mai, mai adatto a partite di questo livello. Lautaro non pervenuto, come consuetudine. D’ambrosio ha faticato da matti a contenere Ocampos, e ha commesso venti falli. Barella e Lukaku non possono vincere da soli, perché se uno dei due stecca è finita.

Antonio Conte ha dimostrato ancora una volta che nelle serate che contano non ha lo spessore, la lettura della partita e l’intuizione necessaria ad affrontarle. Però ha un sacco di coraggio a parlare male apertamente della società, attaccandola ancora una volta in diretta TV, praticamente annunciando un addio che sembrava in realtà già abbastanza leggibile dopo Atalanta – Inter. Atteggiamento irrispettoso, che sembra solo un infantile tentativo di lavarsi la coscienza, e poter lucidare la sua immagine opaca di allenatore.

Brucia da morire perdere una finale europea, attesa una vita e dopo nove anni di assoluta ed insopportabile astinenza. E certe uscite da prezioso, mentre un popolo intero è ferito dalla tua incapacità e dai tuoi limiti, è una mancanza di rispetto imperdonabile.

Speriamo di non doverne rigiocare un’altra tra dieci anni, e se possibile senza essere guidati da un allenatore così inqualificabile dal punto di vista tecnico e caratteriale.

Non ci meritiamo tutto questo, ora basta.

Mikhail
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Mikhail
Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.