La coperta del centrocampo è corta, e lascia anche a desiderare

L’Inter che vince due partite di seguito con Frosinone e Napoli, aveva fatto ben sperare. La Roma che finalmente alza il freno a mano, perdendo punti qua e là, anche. Ma la rincorsa dell’Inter al terzo posto è durata meno di quanto ci si potesse aspettare, ed è terminata proprio al Marassi per mano (indiretta) di uno dei tanti ex dal dente avvelenato, Gasperini. Già, il Gasperson, l’uomo dalla difesa a 3 che voleva cedere Sneijder perché non usava il trequartista, e che voleva Palacio. Curioso notare come la dirigenza all’epoca non lo assecondò in nulla di tutto ciò, e che poi vendette comunque Sneijder dopo, ma non prima di aver comprato Palacio. Quello stesso Palacio che ieri ha giocato quasi tutta la partita, nonostante l’età l’abbia reso un giocatore ad autonomia limitata, e che si è comunque distinto più di molti altri, in una serata poco fortunata per i colori nerazzurri.

Serata poco fortunata sì, ma se le frecce al tuo arco sono poche, quando queste non funzionano non puoi fare altro che stare a guardare. Morale della favola: Kondogbia è squalificato? O si cambia modulo o gioca Melo. Melo e Medel rallentano l’azione come se giocassero con le caviglie incatenate? Non ne hai altri. Gnoukouri? Non ricordo nessuno con quel nome. Brozovic si diverte a sbagliare un numero di palloni superiore a quello dell’intera squadra? Non si può fare niente, perché non ci sono altri centrocampisti in quel ruolo. La coperta è corta e lascia anche a desiderare, per l’appunto. Ma questa coperta chi l’ha voluta? Probabilmente lo stesso signore che un giorno dà la colpa alla squadra, e un altro dice di meritare un voto basso e che gli allenatori si giudicano in base al rendimento.

In verità, l’Inter non gioca affatto male, soprattutto la prima frazione, ma il punteggio rimarrà invariato grazie alla bravura di Lamanna (sostituto di Perin infortunato) che toglie almeno un paio di gol, e in altre occasioni è aiutato dai suoi difensori costantemente all’interno dell’area piccola, se non sulla di linea porta. Così i rossoblu in qualche modo reggono gli assalti, nel secondo tempo fanno decisamente più male in ripartenza, e gli uomini di Mancini iniziano a soffrire, vuoi anche per la serata non brillante dei vari Perisic, Icardi e Brozovic, incapaci di sfruttare le occasioni. Il tecnico aspetta i consueti settantatré minuti per operare il primo cambio, e sceglie di gettare nella mischia Eder, ormai spaesato come uno del pubblico estratto a sorte. L’ingresso dell’ex blucerchiato precede di pochi minuti il gol dei padroni di casa, un’azione figlia di un calcio d’angolo dove da una sponda di testa Telles si fa anticipare, e De Maio può segnare a pochi metri.

Eder ha anche l’occasione per rimettere il punteggio in equilibrio, ma preferisce tirare fuori di qualche metro da posizione favorevole, ed è l’unico momento in cui ci si accorge della sua presenza. Mancini sceglie di aspettare i minuti finali per giocarsi le ultime carte, Jovetic e Ljajic, quando ormai la partita non ha più molto da dire. Il Genoa a onor del vero non è che abbia giocato meglio dell’Inter, anzi, ma quando la palla non vuole entrare, puoi solo allargare le braccia e imprecare. Nel frattempo la Roma torna anche a vincere, rimontando lo svantaggio contro il Torino nei minuti finali, grazie alla doppietta di Totti, e a un rigore alquanto controverso. La distanza tra giallorossi e nerazzurri è di sette punti, e ormai parlare di terza piazza appare più che distante dalla realtà, altro non resta che difendersi dalla Fiorentina ed evitare gli stramaledetti preliminari di Europa League, per poi tirare le somme su questa strana e indecifrabile stagione.

Intanto Gasperini può urlare al mondo che la sua non è una rivincita contro l’Inter (salvo poi parlarne male per i restanti 364 giorni di ogni anno),  Mancini può prendersela con la malasorte, gli acquisti voluti da lui, e la maliziosa direzione del vento, a noi invece non resta che sperare che la stagione si concluda il prima possibile.

Alessandro

L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.
Alessandro

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L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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