Juventus a mano armata nel Paese dei Balocchi

La Juventus è tornata, e lo fa col suo stile e la sua storia. Una Juventus d’altri tempi, proprio nel senso in cui tutti immaginano. Del resto, c’era il ventennale di Ronaldo-Iuliano da commemorare. Giusto riconoscere i meriti dei vincitori: i bianconeri hanno pienamente dimostrato che, se l’Inter gioca in dieci per almeno 80 minuti, possono giocarsela alla pari. Meglio con l’Inter in dieci senza motivo, giusto per rispettare la gloriosa tradizione della Vecchia Signora. E così è stato, proprio come ai vecchi tempi.

Figurarsi se la Juventus potesse mai perdere due partite di fila. Alla fine basta solo un arbitro che rispetti lo standard Buffon. Sul serio, quale squadra riuscirebbe a perdere con un campionissimo Orsato dalla propria parte?

Un arbitraggio di questo genere sarebbe sufficiente per aprire un’indagine, se non fermare il campionato. Ma non in Italia, da noi quelli così sono quelli buoni, quelli sensibili. Come ha illustrato la Curva Nord, l’Italia è il Paese dei Balocchi, il luogo dove la Juventus può fare e disfare ciò che vuole. Poi certo, in Europa la Juventus ha il culo rotto da 22 anni e chissà quanti a venire, ma questo è un dettaglio.

Inter-Juventus non è stata una partita, ma una rapina a mano armata, una delle tante con cui la Juventus s’è fatta il nome e la reputazione che ha, in tutto il mondo. Però bisogna riconoscerlo, questa è stata una delle migliori rapine che la Banda Bassotti del calcio ha portato a segno negli ultimi anni, e Orsato è stato uno straordinario interprete dello spirito bianconero più puro.

L’espulsione di Vecino è un mistero, le mancate espulsione (plurima) di Pjanic, Cuadrado, Barzagli e qualche altro mascherato sono la soluzione. Ci sono tantissimi episodi vergognosi, ma la perfetta sintesi è questo mancato doppio giallo a Pjanic (pure già ammonito, e almeno al terzo fallo da secondo giallo). In questa fotografia possiamo ammirare lo stesso arbitro interpretare in modo totalmente diverso la stessa cosa:


A dire il vero, l’intervento di Pjanic è molto più violento di quello di Baselli del Torino. Ma il Torino resta in dieci, Pjanic resterà libero di scorrazzare con i suoi colleghi in ambito carcerario. Questa è la fotografia che dimostra come nulla è cambiato nel calcio italiano. Al girone d’andata il VAR ha danneggiato la Juventus in troppe occasioni, e poi qualcosa è cambiato. Allegri ha promosso Orsato, Pjanic ha avuto il vomitevole coraggio di dire che non meritava di essere ammonito, non abbiamo dubbio sui giudizi di sensibilità di Gigi Snai Buffon: così va il nostro calcio. Ricordiamo sempre che sulla divisa dei bianconeri c’è scritto che per loro vincere è l’unica cosa che conta, che sarà anche un motto di merda e antisportivo, ma bisogna ammettere che lo mettono in pratica. Con qualsiasi mezzo, come sempre. Chiaramente in Europa sono insensibili, ma tanto hanno sempre il Paese dei Balocchi per giocare e sentirsi bellissimi.

Resta l’amarezza, senza i cambi insensati di Spalletti, che creano una lunga ombra sul suo futuro, probabilmente avremmo avuto la meglio anche in 10 contro 14. La Juventus, anche con noi in palese inferiorità numerica, annaspava e non riusciva ad entrare in area di rigore: l’ingresso di Santon ha cambiato tutto. Santon, l’uomo che quando entra sicuramente qualche gol lo prendi sempre. Così è stato, l’Inter decapitata s’è fatta schiacciare e dalla parte di Santon hanno segnato due gol ridicoli in 5 minuti. Fa rabbia pensare come un uomo solo possa distruggere quanto di buono fatto da tutta una squadra. Fa ancora più rabbia pensare che Spalletti lo inserisca ancora, nonostante la sua palese inadattezza a questi contesti.

Ed eccoci qui, ad arrabbiarci per un’impresa durata solo 83′ minuti. Non meritavamo di perdere, e nemmeno di pareggiare, eppure il calcio (in Italia) è questo, e ancora non siamo abbastanza genuflessi per capirlo. La Juventus ha misteriosamente finito in 11, e ha vinto una partita che, a rigiocarla, forse non vincerebbe nemmeno con noi in 9. Abbiamo 30% di colpe anche noi, nella persona del mister più che di Santon (che poverino, quello è e quello vale), ma non toglie la grande prova del collettivo.

Se solo non dovessimo smantellare la squadra, colpa dell’ormai quasi certo non arrivo in Champions, avremmo una bellissima base da cui partire. Rafinha, che tanta luce sta portando, tornerebbe quasi certamente indietro, così come Cancelo. Purtroppo ieri è finita la possibilità di ricostruire qualcosa, almeno nel breve medio periodo. Salvo miracoli sportivi impronosticabili, resteremo nella mediocrità, ad amare i colori per quello che rappresentano come abbiamo sempre fatto.

Vogliamo pensare che le lacrime di Icardi non siano come quelle di Ronaldo il 5 maggio, ma come quelle di Zanetti al ritorno della semifinale del 2003. Lacrime per un futuro migliore.

(AP Photo/Luca Bruno)

E qualora non lo fossero, preferisco mille anni a perdere da interista, che una sola sera a vincere da juventino, con la paura che di notte possa entrare la polizia a casa.

Mikhail

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Mikhail
Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.