Inzaghi ha perso la rotta

Inzaghi ha perso la rotta, e l’Inter naviga in una crisi che sembra irreversibile. Sette punti in sette partite sono una marcia da retrocessione. Il Milan e il Napoli sono rimaste le uniche squadre a potersi giocare questo scudetto. L’Inter farebbe quasi bene a guardarsi dal ritorno della Juventus, e dopo la pausa lo scontro diretto ci dirà tanto.

Dov’è finita la squadra bellissima, e solida, ammirata fino a dicembre? Si è sciolta a febbraio. E molti dicono già che “le squadre di Inzaghi ad inizio anno calano sempre”, e pare esserci del vero. Però non mi sembra una risposta sufficiente.

Fino a quando la squadra è stata tutta a disposizione, gli errori di costruzione del mercato sono stati nascosti benissimo. Il gioco e le idee c’erano (e credo ci siano ancora), ma quando mancano gli uomini (o meglio, sostituti all’altezza), il trucco si è visto.

La triste verità è che non abbiamo mai superato le dolorose cessioni estive. Correa si è rivelato un costosissimo errore, l’unico di mercato davvero imputabile ad Inzaghi. E a gennaio, invece di rimediare con una prima punta degna di questo nome, o un vice Brozovic, è stato preso Gosens. Nessuno dubita di Gosens, ma non c’era tutta questa fretta di comprare uno da sei mesi a box. Ciliegina sulla torta, l’acquisto di Caicedo, giusto per far numero. Una di quelle scelte alla Tommaso Rocchi, o come il tentativo trash di acquistare John Carew.

Ricordo benissimo che anche l’anno scorso quando mancava Lukaku si sentiva, soprattutto contro le squadre di media-bassa classifica. Ricordo anche che tutti dicevamo che era colpa dell’allenatore, che non aveva nessun piano B. Ricordo di quando Eriksen è stato un lusso fino a Natale, quando eravamo secondi, e che quando ha iniziato a giocare abbiamo vinto il campionato a marzo. E ricordo Hakimi attaccante aggiunto. Ricordo che quella squadra aveva tre elementi fondamentali in più, e so bene che oggi ti giri in panchina, e non c’è nessuno che possa entrare a toglierti le castagne dal fuoco. Nessuno che possa entrare e fare la differenza davvero.

Se poi ci aggiungiamo che Barella non è mai davvero tornato dopo l’Europeo, e che tutti gli altri titolari sono stati spremuti all’inverosimile, è difficile immaginare un finale diverso. Col senno di poi diventa tutto molto più facile.

Inzaghi ha perso la testa, e la vetta, per colpa dellla sciagurata gestione del finale del derby. Molte volte le sue sostituzioni mancano di coraggio, o sono tardive, o addirittura dannose. Credo che sia stato bravo a far durare l’illusione il più possibile, magari sperando in un mercato di riparazione diverso. E adesso che il bluff è visibile, raddrizzare la rotta è ormai impossibile. Almeno per lui.

Credo che l’Inter non abbia più possibilità di vincere lo scudetto, e già lo pensavo dopo il primo tempo contro il Torino di domenica scorsa. Recuperare sette punti al Milan, che non sarà spettacolare ma è molto più pragmatico e concreto, è francamente impossibile. Non solo perchè il loro calendario è molto più facile, ma perchè dopo sette punti in sette partite, è difficile credere di poterne fare ventiquattro su ventiquattro.

Milan e Napoli hanno dimostrato maggiore continuità, e superato meglio le assenze e gli infortuni, evidenziando le cattive scelte della nostra proprietà. Perchè ricordo che comunque si è speso, e non poco, solo che si è speso davvero male.

Pensavo che sarebbe stata dura, ma che ce la saremmo giocata fino all’ultimo, e devo ammettere di essermi sbagliato. Arrendersi così già a marzo è la più grande sconfitta per l’Inter, soprattutto visto la base di partenza, e dovrebbe far riflettere molto chi è ai posti di comando.

A noi resta solo tanta amarezza. Una delusione impossibile da digerirre La seconda stella era lì fino ad un mese e mezzo fa, sembrava di poterla prendere con la mano. Già fantasticavamo su come posizionarla sulla maglia, ed invece l’abbiamo lasciata sfumare, nonostante il vantaggio che comunque avevamo fino a Natale. Davvero insopportabile.

Mikhail
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Mikhail
Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.