L’omicidio dell’Inter ha tanti colpevoli

Sicuramente lo scorso giugno al momento dell’acquisto delle quote di maggioranza dell’Inter, Zhang Jindong il padre e padrone di Suning, non si aspettava una cosa facile, ma di certo non poteva immaginarsi che la situazione andasse così male a soli quattro mesi dal cambio di proprietà.
Quando si parla della Beneamata il detto “il pesce puzza sempre dalla testa” è sempre cosa corretta, ma per motivi che vanno dalle attenuanti ai concorsi di colpa. Mai come in questo caso il colpevole non è uno solo ma sono tutti, il che rende il momento particolarmente delicato. Dividiamo le colpe in due macro gruppi: chi sta dietro la scrivania e chi dentro e attorno al campo da gioco.

Suning – La ricchissima proprietà cinese, arrivata in punta di piedi con l’umiltà di chi è conscio dei propri limiti di conoscenza, ha lasciato ad Erik Thohir il compito di gestione della società, intervenendo con 2 carissimi regali dal mercato: Joao Mario e Gabigol e soprattutto coprendo i debiti. Ma qui inizia il problema. La proprietà deve iniziare ad operare direttamente con suoi uomini dentro la società, oltre che nel territorio, e non si può gestire un Club come l’Inter dall’altra parte del mondo tramite intermediari: Thohir dal punto di vista societario e Kia Joorabchian nel mercato. La squadra, l’allenatore ed i tifosi devono vedersi rappresentati da un Amministratore Delegato ed una dirigenza, si spera italiana, presente, forte e diretta emanazione di Suning, e che soprattutto non lasci solo l’allenatore come sta accadendo troppo spesso e soprattutto in questi giorni.

zhang-jindong-zanetti-tronchetti-provera-moratti-steven-zhang-thohir
Thohir – Il vero vincitore dell’operazione Inter-Suning potrebbe essere lui. Ha preso l’Inter dal disastro economico degli ultimi anni Morattiani, ha tagliato i rami secchi, ha venduto il club in mani più ricche e (sembra) ambiziose, e ci ha pure guadagnato. Ma visto che per il momento non s’è ottenuto nessun risultato concreto, il giudizio sul tycoon indonesiano momentaneamente non può che essere negativo. Nei due anni sotto la sua presidenza i risultati sportivi sono stati insoddisfacenti, ed è il responsabile dello scellerato cambio in panchina a sole due settimane dall’inizio del campionato, mettendo sotto contratto il tanto voluto Frank de Boer, che come era immaginabile, sta mostrando tutti i limiti di un allenatore catapultato in pochi giorni in una realtà completamente diversa da quella cui era abituato. Thohir ed il suo A.D. di fiducia, Michael Bolingbroke, sono ancora saldamente al comando operativo del Club, anche se voci dicono che l’indonesiano sia sul punto di cedere il suo 30% di quote per rilevare una società europea. Quindi il problema è come può Thohir continuare a lavorare per il bene dell’Inter se ha già la testa rivolta verso altre esperienze?

Moratti – Negli ultimi giorni sono rimbalzate notizie di un possibile rientro in società di Massimo Moratti coadiuvato da Marco Tronchetti Provera. Non si sa se come presidente onorario o presidente vero e proprio e rilevando le quote dell’uscente Thohir. Per quanto mi riguarda, anche se auspico l’ingresso di una figura dirigenziale italiana, che conosca la realtà nostrana, il ritorno dell’ex presidente, lo vedo come una cosa negativa, un cordone ombelicale che non si vuole mai recidere e che può portare a pericolosi dissidi interni tra di lui e la proprietà. Perchè si sa che Moratti non sa star zitto ed accettare decisioni prese da altri quando si parla della sua adorata squadra.

Dalla scrivania al campo ecco chi e come hanno colpe:
FRANK DE BOER – A mio parere, l’ex allenatore dell’Ajax, è il meno imputabile del pessimo inizio di stagione dell’Inter. Messo sulla panchina nerazzurra a soli 15 giorni  dall’inizio delle competizioni ufficiali, una amichevole disputata ad Oslo, una squadra nuova con metà giocatori senza preparazione atletica sufficiente causa Europei e Olimpiadi, scarsa conoscenza di un calcio estremamente tattico come il nostro e lingua italiana sconosciuta (motivo per cui la mia profonda stima verso l’olandese e al suo stoico tentativo in meno di un mese di voler tenere le conferenze in italiano). L’ingaggio di de Boer significa anche una rivoluzione stilistica, che il nuovo allenatore vuole portare nel club: possesso palla, gioco offensivo e pressing alto, una filosofia che nella Milano nerazzurra non si era mai vista prima, dato che nella più che centenaria storia dell’Inter i successi sono sempre stati raccolti con grinta, difesa e contropiede. Ma per riuscire a realizzare il desiderio del Mister ci vuole tempo, cosa sconosciuta alle squadre che devono vincere e soprattutto ai tifosi nerazzurri. Il poco tempo a disposizione, però, sta facendo aumentare nettamente i problemi che questa squadra ha già da molto tempo. L’errore di non aver preso come suo vice un uomo che conosce molto bene la serie A e il tatticismo estremo degli allenatori italiani si sta dimostrando il peggiore degli mali. De Boer viene da una realtà come quella dei lancieri di Amsterdam dove tutto è controllato in maniera maniacale fin dai settori giovanili, ma dove il lato tattico è lasciato in secondo piano, mentre in Italia, squadre come Cagliari, Chievo e Bologna, con interpreti tecnicamente inferiori ai tuoi , con piccole modifiche sanno punire le tue disattenzioni difensive e bloccare il tuo gioco.

SQUADRA – Sempre troppo tutelati, sempre secondari come colpevoli, io voglio condannare maggiormente i giocatori. L’Inter ha, a detta di molti, una delle migliori rose in Italia, seconda solo alla Juventus. Ma come è possibile che questa rosa così tanto celebrata sia undicesima in classifica, dopo un calendario non proibitivo, e praticamente fuori dall’Europa League? Vediamo i singoli aspetti.
a) La Rosa: la rosa dell’Inter è il più grande caso di sbilanciamento che mi ricordi. Ruoli sovraffollati e ruoli in cui il raffreddore di uno dei titolari inizia a farti correre alla ricerca del rosario, perche sai che ci sarà da pregare. L’Inter ha cinque terzini, tutti di poca qualità, e soli quattro difensori centrali, di cui la riserva, Andrea Ranocchia in due anni ha perso prima la fascia da capitano, il posto in campo, il posto in squadra ed è pure stato rimandato indietro dalla Sampdoria. Il centrocampo, molto migliorato dall’anno scorso con gli acquisti di Joao Mario e Banega, fatica però a trovare la via del gol, anche perchè de Boer ha deciso giustamente di tener fuori Marcelo Brozovic. L’attacco fatica perchè segna solo Icardi. Perisic e Candreva sono due ottimi esterni ma non sono sostituibili visto che il tanto pubblicizzato Gabigol non sembra ancora pronto a giocare, e le tre seconde punte (Eder, Jovetic e Palacio) non stanno dando ciò che dovrebbero. Biabiany è ormai sparito dai radar.
b) Il Mercato: il mercato dell’Inter , potrebbe sembrare positivo, ma così non si sta dimostrando visto che molti giocatori fuori dal progetto si ritrovano in campo, e non riescono ad avere motivazioni sufficienti per dare un buon apporto alla squadra. Jovetic, Brozovic, Ranocchia, Santon, Eder, Melo, D’Ambrosio, Nagatomo, che per tutta l’estate sono stati inseriti in qualunque trattativa di mercato, ora scendono in campo, disputando pessime partite, anche perchè spesso messi fuori ruolo.Quindi l’Inter non riesce a dare fiato o a sostituire i titolari che affrontano momenti negativi.

Capitolo a parte per due giocatori Murillo e Kondogbia – Il primo dal girone di ritorno dello scorso campionato sta vivendo un pericoloso processo involutivo, a volte limitato dalla grandezza di Joao Miranda; il secondo paga le pressioni di una cifra monstre per acquistarlo, un carattere molto introverso e un allenatore che predilige il possesso invece che la ripartenza.

Capitolo acquisti – Una società che ha speso più di 100 millioni di Euro non può essere undicesima in campionato. Ma la campagna acquisti dell’Inter è stata deficitaria, visto che non si è comprato dove si doveva, quindi in difesa sui terzini e un vice Icardi.

Caso disciplina – Come è prevedibile dove la società è poco presente, si ha l’anarchia. L’ultimo caso Icardi-Curva nord dimostra perfettamente la mancanza di un uomo forte che riesca a gestire le bizze dei giocatori.
E anche la gestione dei casi Brozovic e Kondogbia ha penalizzato l’Inter in questi due mesi.

Matteo

Si ammala di interite nel settembre del 1994, anni in cui la scritta Fiorucci e il sinistro di Ruben Sosa dettavano legge. Paul Ince, Simeone, Cambiasso e Stankovic gli hanno provocato le stesse emozioni del primo calendario della Canalis. Setubal è la sua Nazaret.

About the Author

Matteo
Si ammala di interite nel settembre del 1994, anni in cui la scritta Fiorucci e il sinistro di Ruben Sosa dettavano legge. Paul Ince, Simeone, Cambiasso e Stankovic gli hanno provocato le stesse emozioni del primo calendario della Canalis. Setubal è la sua Nazaret.

Be the first to comment on "L’omicidio dell’Inter ha tanti colpevoli"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*