All’Inter non piace il Natale

Non è il primo Natale che l’Inter rovina agli interisti, anzi si potrebbe dire che è difficile ricordarsene uno.

Questa è la quarta stagione che raccontiamo col nostro blog e, salvo il filotto di Pioli, la storia è sempre la stessa. Sia con Mancini che nella stagione scorsa con Spalletti, a dicembre sembra sempre dare storto. Come se l’Inter andasse in letargo, si rilassasse. Stacchiamo la spina troppo presto, e bisogna capire se è un problema mentale o atletico (o entrambe le cose).

L’1-1 col Chievo è figlio soprattutto di un calo mentale. L’Inter ha avuto tantissime volte l’occasione per fare il secondo gol, si sarebbe potuto passeggiare. E invece no, l’Inter ha giocato al gatto col topo, per l’ennesima volta, ed è stata punita di nuovo.

La cosa che più di tutte imputo a Spalletti è la sua fissazione a portare a casa il risultato minimo con la gestione della palla. Alla Juventus va tutto bene, vince sempre 1-0 e nessuno le rompe l’uova nel paniere, perchè sono più forti e hanno anche una considerevole fortuna, ma noi non siamo quel tipo di squadra.

Se ci pensate, è lo stesso errore di mentalità visto molte volte, in Champions League e non solo. Ad esempio a Londra col Tottenham, o in casa con il PSV quando il pari sembrava favorevole, e volendo anche con il Barcelona in casa fino al gol di Malcom. Ma anche in campionato ci siamo seduti per gestire qualcosa ed è andata male, come contro la Juventus pochi giorni fa. O l’essersi fatti rimontare due volte contro la Roma, o il doppio vantaggio sprecato con il Torino in casa. Tanti, troppi, punti persi per voler far vedere a tutti quanto siamo diventati bravi.

Già perchè l’Inter con Spalletti è migliorata tantissimo nel palleggio, nel giropalla anche in difesa e nel costruire l’azione palla al piede. Ma spesso è uno specchiarsi fine a sè stesso. E purtroppo è un limite che Spalletti ha dimostrato anche a Roma (specialmente nella prima esperienza). Spesso i suoi giallorossi buttavano partite al vento, addormentandosi sul possesso palla, cercando soluzioni contorte e battendo odiosi calci d’angolo corti che vediamo anche oggi. Lo stesso Icardi, autore secondo me di un’ottima partita ieri, ha dato l’impressione di cercare la giocata di fino piuttosto che la conclusione. Sbagli il primo, il secondo ed il terzo gol, e vedrai che al primo errore commesso segnano loro. Ed è così che andata.

Oltre all’aspetto mentale, anche quello prettamente tecnico non ci è piaciuto. Cambi al limite dell’inspiegabile, considerando soprattutto l’ennesima panchina per Keita (secondo me era la partita perfetta per i suoi contropiedi), e scelte a centrocampo mai del tutto soddisfacenti.

Ci si può consolare pensando che, esclusa la Lazio, le rivali per il 3-4° posto sono cadute tutte. Ma sarebbe un errore. Per centrare l’obiettivo ci sarà bisogno di maggior cattiveria, e siamo estremamente fortunati ad essere terzi con soli 33 punti in 17 partite. La Lazio è quarta, non ha mai convinto negli scontri diretti ed è a 5 punti da noi. Il Milan è messo peggio di noi sia in campo che in panchina, e la Roma sembra giochi un campionato per fatti suoi. Ma non ci si può cullare sperando che le cose restino così fino a fine stagione, sarebbe miopia.

E il 26 dicembre avremo il complicato compito di ospitare il Napoli, che è troppo lontano dalla Juventus per insidiarla e troppo da noi per considerarci un problema. Potrebbe essere una buona occasione per riprenderci un po’ di credibilità, scialaquata in un mese ricco di insoddisfazioni e rimorsi.

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.