Non è cambiato nulla

Usciamo dalla retorica del “questa sconfitta ci farà bene perché aiuterà a crescere”, non è questo il punto. Ieri abbiamo perso, siamo stati scherzati in ogni reparto e nonostante il passivo di 4 a 1 ci è andata pure bene per lo spettacolo offerto. Eppure per l’Inter non è cambiato proprio nulla.

Obiettivo invariato – Lo scudetto non è mai stato un obiettivo realistico in questa stagione. L’Inter non è attrezzata per dare battaglia alla Juventus e, molto probabilmente, il secondo posto sarà ancora partenopeo. È innegabile che il mercato estivo abbia consegnato a Spalletti una rosa migliore dello scorso anno, ma il gap rimane comunque. L’obiettivo realistico per questo gruppo continua ad essere mantenersi tra i primi quattro posti, e riuscire a coniugare impegni di campionato con competizioni europee. Cose che magari diamo per scontate, ma alle quali non eravamo più abituati da molto tempo.

Esistono gli avversari – Non sarà una consolazione perché non cancella la figuraccia, ma delle tre sconfitte subite finora in campionato questa ci sta più di tutte. Il Sassuolo ha vinto di misura contro un’Inter in disarmo, con qualche episodio controverso, idem il Parma che è uscito da San Siro con il bottino pieno dopo essere stata graziata dalla sorte. Ieri invece la sconfitta è stata netta e senza alcun appello. L’Atalanta non avrà il nome altisonante di una big europea, ma negli ultimi due anni ha fatto un innegabile salto di qualità rendendosi un’autentica mina vagante del campionato. E quando è in condizione bisogna essere sul pezzo per reggerne i ritmi. Ed è lì il problema, non siamo scesi in campo.

Metti questo, togli quell’altro – Tralasciando le appassionanti disamine sulla formazione che ci avrebbe potuto permettere di salvare la pelle contro gli orobici, ci sono stati evidenti segnali su cosa è andato storto. Fase difensiva completamente sfasata, Asamoah e D’Ambrosio hanno giocato una delle partite peggiori della loro carriera. Come se non bastasse, molti altri attorno a loro non erano in condizioni di essere di alcun aiuto alla squadra. A farne le spese è stato Handanovic, che ha subito più tiri in una sola partita che in tutta la settimana di allenamenti. La mossa di mettere Miranda al posto di De Vrij non ha pagato, ma è stato comunque Skriniar a giocare peggio tra i due centrali. Perisic continua ad essere spento nelle ultime settimane, ma un’alternativa continua a mancare per dargli il cambio. Si sarebbe potuto provare Joao Mario o Candreva, come altri hanno detto col senno di poi, ma l’impressione è che di uomini freschi ieri ne sarebbero serviti almeno altri 5 o 6.

Niente isterismi – Perdere così è inaccettabile, soprattutto per ciò che si è fatto vedere. L’Inter non ha mai creduto di poter far sua la partita ieri, neanche dopo il pareggio casuale ottenuto con Icardi. E fa strano vedere una squadra abituata a raddrizzare partite all’ultimo minuto, non provarci nemmeno. La disfatta non cancella comunque quanto di buono è stato fatto finora. I nerazzurri erano reduci da sette vittorie consecutive, una flessione era normale dovesse arrivare, prima o poi. E per quanto bruciante, umiliante, schiacciante (ed altre parole che terminano con ante), rimane pur sempre una partita singola. Non uno scontro diretto, né una finale. La verità è che si è perso contro una squadra che andava a mille, giocando su un campo pessimo e pesante, e noi venivamo da una partita delicata in Champions League. Non giustifica la portata della sconfitta, ma non vuol neanche dire che verremo retrocessi d’ufficio solo perché abbiamo giocato in modo ignobile.

Spalletti è l’uomo giusto? Spalletti doveva fare il turnover. O ne ha fatto troppo. O comunque non l’ha fatto nella quantità giusta. Tutte affermazioni che lasciano il tempo che trovano, così come le argomentazioni di chi vedono nel mister un punto debole dell’Inter attuale. Spalletti non sarà quello che viene riconosciuto universalmente come vincente nel mondo dello sport, ma è comunque l’uomo giusto per la squadra attuale. Non gli si si può chiedere quest’anno, con gli uomini a disposizione, di vincere la Champions o di portarci il tricolore o, perché no, entrambi. Per quanto abbia un’ottima squadra, si ritrova delle avversarie più forti in ogni competizione. Il mister è stato bravo a ripartire dopo il pessimo inizio campionato, e sta dando battaglia in Champions in un girone dove in molti ci davano per spacciati già dal sorteggio. Con questo non si sta ovviamente dicendo che ben vengano partite come quella di Bergamo, ma che passare da profeti a pirla in questo sport è molto facile. Forse non sarà l’uomo giusto per riportare un trofeo ad Appiano, ma dovessimo raggiungere di nuovo le prime quattro posizioni, chiuderemo un occhio sulla terrificante performance di ieri. Come abbiamo fatto del resto ormai 10 anni fa, quando un’Inter ben più attrezzata di questa perse malamente proprio a Bergamo.

Alessandro

Alessandro

L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.
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L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.