L’Inter non è (ancora) pronta

C’erano tre impegni complicati consecutivi, Tottenham, Roma e Juventus, e sapevamo che da lì sarebbe passata una buona fetta della stagione. Ed inoltre, sarebbe stato utile per capire il livello di maturità dell’Inter. Vero, si è fatto un filotto importante tra Champions League e Serie A, venendo da un periodo molto difficile. La rimonta in casa con il Tottenham è stata la scintilla nervosa, e l’Inter ha preso maggiore sicurezza dei propri mezzi. E poi cosa è successo?

Sono arrivate le due sconfitte in Champions, peraltro contro avversari più forti, e soprattutto il blackout contro l’Atalanta, che hanno danneggiato sulla sicurezza del gruppo. E riportato con i piedi per terra qualche inguaribile sognatore. Dopo il pari interno con il Barcelona è come se fosse finita la benzina mentale, psicologica e nervosa, quella che ha retto l’Inter nei momenti di crisi. La scintilla si è spenta, e questo spiega l’aver sprecato l’occasione di stendere la Roma, e il non aver avuto la concentrazione fino in fondo contro Tottenham e Juventus.

Se la partita di Londra era stata un’onesta catenacciata che meritava più fortuna, la partita contro la Juventus è stata profondamente diversa. A differenza di altri big match, Spalletti ha azzeccato formazione e atteggiamento, e nel primo tempo si è visto. Nel primo tempo l’Inter ha avuto meno occasioni della Juventus, ma tutte più chiare e assai più pericolose. I nerazzurri sono usciti tante volte con il fraseggio palla a terra, con autorità e precisione, e non proprio su un campo facile.

Poi è accaduto qualcosa che capita troppo spesso: ci si ferma. Si inizia a correre di meno, ed in quel preciso frangente Spalletti si inventa i soliti cambi cervellotici che tutti odiamo. Ad esempio Politano, forse il migliore nel primo tempo, sostituito troppo presto e in modo discutibile. Al suo posto Borja Valero e non Vecino, che tradotto è “Teniamo la palla, continuiamo a fare la partita”. La cruda realtà è che, nonostante l’età, a ritmi bassi l’intelligenza di Borja Valero è grandiosa, ma se si alzano diventa del tutto inutile. Però questo palleggiatore hai a disposizione, questo passa il convento, e si gioca con quello che si ha. Vecino avrebbe messo più cattiveria, e io lo avrei voluto dall’inizio, ma forse in quel momento del match ci avrebbe fatto perdere un po’ in fase di possesso palla.

Non è la sostituzione in sè ad essere del tutto sbagliata: la vera follia è spostare Joao Mario sulla corsia esterna. Il bizzoso portoghese non ha il passo del coniglio Cancelo, nè tantomeno di Cristiano Ronaldo. Non è un caso che proprio su quella fascia l’ex di turno regalerà l’assist per Mandzukic, bucato da Asamoah, altro ex di turno. Ormai il danno è fatto, e i tentativi di Spalletti di correggere il tiro non sortiscono alcun effetto. Keita è in forma e doveva partire dall’inizio, e si è notato nel suo spezzone di gara, mentre Lautaro è entrato tardi e ha mostrato tutta la sua immaturità, sprecando almeno un pallone d’oro per una giocata personale insensata. Insomma, ci sono anche problemi ed errori individuali che vanno tenuti presenti.

La Juventus è squadra più ricca, più forte e concreta di noi, non abbiamo i mezzi nè tecnici nè economici, almeno per ora, per competerle. Al di là del fastidio che mi dà perderci da tifoso, è sempre la logica conseguenza della lenta ricostruzione che l’Inter sta facendo. Non troppo tempo fa, con così tanti debiti da non poterci permettere nemmeno Luis Gustavo, venivamo picchiati da squadre sconosciute al mondo in Europa League, e a volte non ci qualificavamo nemmeno. I tempi di Rocchi, Kuzmanovic, Ricky Alvarez e Jonathan sembrano lontani anni luce. L’Inter è tornata in poco tempo, con tanti sacrifici, ad essere un osso duro.

Tralasciando gli sfottò che si potranno sentire di persona e sui social, la Juventus non ha passeggiato affatto ieri sera. Anzi, ha rischiato tantissimo, e non solo per il palo di Gagliardini, e ha dovuto fare del suo meglio per vincere, e solo grazie ad uno svarione. Lo dice anche il fatto che Handanovic sia stato praticamente inoperoso. L’Inter non è ancora pronta per imporsi in Champions League e Serie A, ma ci stiamo attrezzando. Sembrerà poco romantico, ma la partita contro il PSV di martedì è e resta molto più importante, non solo per la stagione ma per continuare il percorso di risanamento.

La Juventus non è diventata una corazzata con i sogni, ma con l’aumento dei ricavi. Andare in Champions e passare i gironi è il primo passo, il successivo è qualificarsi a fine stagione. Tutto un cammino da fare un passo alla volta, e l’Inter lo sta facendo molto più velocemente di quanto il tifoso lo percepisca. Spalletti non è l’uomo giusto per imporsi nei passi finali, ma è quello che serve in questa fase. Se a giugno si potrà fare il passo successivo l’Inter farebbe bene a guardarsi attorno, a ogni cosa a suo tempo.

 

Mikhail

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.