L’Inter ha il dovere di crederci

Inter Verona 2 0 San Siro
Rivedere San Siro pieno è una grande emozione

L’Inter adesso ha il dovere di crederci. La vittoria per 2-0 contro il Verona sembra averci restituito l’Inter di inizio stagione. Quella che correva, verticalizzava e offriva un gioco entusiasmante. In particolare nella prima mezz’ora, dove ai nerazzurri tre gol sarebbero stati stretti.

Nella ripresa l’Inter ha amministrato il risultato, rischiando il meno possibile. L’Hellas Verona era quasi assente in campo. Solo una vera palla gol, sventata da Handanovic con un’efficace uscita alla mezz’ora del primo tempo. Difficile capire fino quanto sia merito dell’Inter e quanto demerito degli scaligeri, ma possiamo comunque parlare di quello che abbiamo visto.

Il collettivo ha ripreso a funzionare, ed è davvero difficile trovare prestazioni non all’altezza. Perisic e Skriniar sugli scudi, ma sono in buona compagnia. Perfino il redivivo Correa ha dato un contributo concreto.

A dirla tutta, è stato quasi preoccupante quanto Correa e Dzeko, che non hanno praticamente mai giocato assieme, abbiamo mostrato più feeling della coppia titolare. L’assenza di Lautaro non ha influito sull’attacco interista, e anzi la sensazione è che con Correa abbia guadagnato più profondità. Il Tucu ha delle caratteristiche che gli consentono di puntare l’uomo, e favorire i contropiedi. In questo modo Dzeko è stato più libero di gestire il pallone e fare il regista avanzato, come ormai fa da mesi, avendo Correa come riferimento costante nei movimenti senza palla, favorendo gli inserimenti di Perisic e di Dumfries (anche se l’olandese soffre ancora di un po’ di timidezza).

Una volta uscito Correa, l’Inter ha di fatto smesso di attaccare con costanza, affidandosi a qualche rara sortita di Gosens (ancora non integrato), e dell’instancabile Perisic. Nel mezzo è arrivata la grande ripartenza che ha portato al palo di D’Ambrosio. Per un po’ è c’è stata l’impressione che Perisic e Gosens formassero con Dzeko un interessante tridente d’attacco, ma è stata solo una breve suggestione.

La vittoria in casa della Juventus è stata un fortunato trionfo di energie nervose. Non abbiamo mai tirato in porta, eppure abbiamo vinto. Soffrendo tantissimo, anche se comunque meno di quanto i due pali juventini dicano. Ma i tre punti sono serviti tantissimo, e hanno ricaricato di fiducia l’ambiente. E vedere un San Siro così ottimista, con oltre 61mila cuori nerazzurri certi di lanciare l’Inter oltre l’ostacolo, dà la sensazione che tutto sia ancora possibile.

Qualcosa di negativo ancora c’è. Di sicuro i problemi muscolari. Ancora noie per de Vrij, uscito malconcio a fine primo tempo, e un poì di preoccupazione per Barella. Segniamo ancora troppo poco, ma almeno abbiamo ricominciato a creare tante palle gol. E la partita di ieri, da molti reputata come una delle più insidiose in assoluto tra quelle rimaste, sembra dire che il peggio sia rimasto alle spalle.

Servono altre conferme, la prima dovrà arrivare venerdì prossimo contro lo Spezia. Senza pensare più di tanto a quello che faranno gli altri. Con l’anticipo di ieri siamo tutti a pari partite giocate, e sappiamo di essere sotto di un punto dal Milan (con scontro diretto a sfavore), e a pari punti con il Napoli (con scontro diretto a favore). Restano sette partite da giocare, tre in casa e quattro fuori. Poche, ma allo stesso tempo tantissime.

Sarà difficile per tutte e tre le squadre, anche se il nostro calendario è leggermente più semplice (sulla carta). La verità è che c’è ancora troppo da giocare, ed è per questo che dobbiamo essere consapevoli di esserci anche noi. E l’entusiasmo di ieri ci fa guardare con più ottimismo a questo infuocato finale di campionato.

Mikhail

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Mikhail
Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.