Mancini azzecca la formazione, l’Inter smette di fare beneficenza

Non sarà la vittoria che cambierà il senso di una stagione, ma dopo le ultime legnate, una reazione era dovuta. L’Inter torna finalmente ai tre punti, interrompendo la serie ininterrotta di opere di beneficenza a San Siro, iniziata il 20 dicembre contro la Lazio. Mancini cambia la sessantottesima formazione stagionale, facendo tornare in campo Kondogbia (l’uomo da 30 milioni di euro, ma il costo è soggetto a oscillazioni ancora oggi, a seconda del modo in cui gioca), Nagatomo e soprattutto Telles, ovvero uno dei pochi giocatori nell’organico (forse l’unico) capace di battere correttamente un calcio d’angolo. Il Chievo reduce dai 4 gol incassati con Juventus e Lazio, corre ai ripari: Maran sceglie di schierare tra i pali un esordiente in Serie A, posseduto però dagli spiriti di Lev Yashin e Ricardo Zamora, che si fa chiamare Seculin. E così, mentre Eder e Icardi testano la reattività dell’estremo difensore clivense, ricordandoci quanto possa essere pericoloso affrontare un portiere esaltato (Consigli e Sorrentino ne sono due esempi viventi, nostro malgrado). Anche Kondogbia prova a sorprendere l’estremo difensore avversario, scegliendo però di non usare la logica calcistica, ovvero tirando di piatto e centrale a 7 metri dalla porta, lasciando così il risultato invariato.

L’Inter il gol riuscirà a trovarlo nella ripresa, grazie a un diabolico flipper innescato da una mischia su calcio d’angolo, e a segnare sarà proprio Icardi che aveva appena finito di picchiarsi con Sylvinho e i compagni negli spogliatoi. Mancini nell’inedita veste di suggeritore, si aggira nei pressi della panchina dell’Inter, abbandonando il posto riservato ai tecnici squalificati, dando le indicazioni per difendere il risultato, visto che di segnare un altro gol a quello lì proprio non se ne parla. Nel finale si rivede il modulo vintage per eccellenza, ovvero il 3-5-2, con Juan Jesus impiegato come difensore centrale dopo aver trascorso l’intera stagione a fingersi terzino. Handanovic in apprensione del fatto che quando ormai il secondo tempo era giunto al termine, non aveva ancora subito un tiro, inizia a rivivere gli incubi delle ultime settimane in cui l’Inter è riuscita a farsi beffare nel finale (Lazio, Sassuolo, Carpi), e il Chievo intanto viene a conoscenza che per pareggiare bisogna segnare lo stesso numero di reti dell’avversario, riversandosi così in avanti negli ultimi minuti. Pellissier avrebbe anche l’occasione del pareggio, ma sceglie inaspettatamente di regalare il pallone ai tifosi che hanno sopportato a lungo il freddo, e le incomprensibili giocate di Brozovic.

La partita terminerà con il risultato che più di tutti ci ha regalato soddisfazioni quest’anno, ma che comunque non mette alle spalle un periodo difficile, dove sono venute a mancare fiducia e determinazione. Il mercato di riparazione si è concluso senza i fuochi d’artificio finali (che negli anni recenti si sono dimostrati il più delle volte disastri inauditi) oltre l’acquisto di Eder, che finora nelle uniche due partite disputate è stato il migliore dei nostri. Di allenatori in Italia ce ne sono tanti, circa 57 milioni, e tutti quanti hanno la propria formazione vincente, spesse volte recitata col senno di poi, ma su certe scelte recenti di Mancini è difficile passare oltre: l’esclusione di Telles nel derby, per permettere a Juan Jesus di giocare da terzino (e di battere le punizioni, santo cielo!), o schierare i soli Medel e l’alticcio Brozovic in mediana, rendendo così il centrocampo un colabrodo, e questo solo per quanto riguarda l’ultima partita. La sensazione è che se il mister si limitasse nella creatività quando decide gli 11 di base o le sostituzioni, al solo scopo di sentirsi dire che è il più bravo e geniale e del campionato, l’Inter affronterebbe meno problemi di quanti già non ne abbia.

La vittoria ottenuta contro il Chievo non ha smosso la classifica, né ci ha permesso di trarre vantaggio dagli inseguitori, ma se non altro ci è stato concesso di vedere una squadra giocare a calcio e attaccare ripetutamente, lasciando perdere il livello dell’avversario, visto che abbiamo faticato con squadre non migliori nell’ultimo periodo. Tra un paio di giorni l’Inter affronterà l’Hellas Verona che occupa saldamente l’ultima posizione in classifica, ma che ha anche trovato la prima vittoria stagionale proprio in settimana contro l’Atalanta, continuare la striscia di vittorie sarebbe cosa gradita.

Menzione speciale per l’ex capitano Andrea Ranocchia, girato in prestito alla Sampdoria nell’ultima settimana di mercato, che ha già avuto modo di dimostrare che le idiozie commesse con la maglia dell’Inter non erano dovute alla pressione e all’ambiente esigente di Milano, ma che è in grado di replicare le stesse orrende prestazioni in ambienti meno blasonati. Buona fortuna Andrea, Milano non ti merita!

 

 

 

Alessandro

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Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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