L’Inter salva la Champions, ora ognuno per la sua strada

La vittoria dell’Inter sull’Empoli mi ha ricordato uno di quei film in cui dei ragazzi che non si sopportano, sono costretti a collaborare per l’ultima volta, e alla fine ognuno se ne va per la sua strada.

Icardi chiude la sua terribile stagione sbagliando il rigore della tranquillità, ed esce dal campo sommerso da sacrosanti fischi. Difficile che resti, ed è anche difficile che qualcuno possa rimpiangere un attaccante che non segna su azione dal 2 dicembre. Icardi è un ex da diverso tempo, per scelte tutte sue. Perisic gioca una partita di generosità, chiusa per infortunio e da terzino, ma difficile che a qualcuno possa mancare la sua discontinuità. Il generoso D’Ambrosio, spesso beccato per le scarse qualità tecniche, zittisce tutti diventando ancora una volta il sinonimo vivente della parola eroe. Ed è la serata di gloria per capitan Handanovic, che salva la porta con tre interventi miracolosi.

Quest’anno Vecino non l’ha messa, ma ha (involontariamente) propiziato il gol qualificazione di Nainggolan, che si è preso una piccola rivincita dopo una stagione infelice (anche per colpa sua). Keita fà di tutto: entra e segna, spreca il pallone della vittoria, e fà anche annullare uno splendido gol di Brozovic. Addirittura fancedosi espellere. Il fischio finale è arrivato come una liberazione.

E alla fine della storia, Spalletti paga il conto, sia per i danni causati da lui che per quelli degli altri attori del film. In fondo è il responsabile, il membro più anziano del gruppo, quello che avrebbe dovuto vigilare sugli altri, e non sempre è stato all’altezza del compito.

Una stagione deludente, che stava per diventare un fallimento clamoroso, e si è salvata solo al termine di un’altra partita da infarto. I due anni di Spalletti sono stati tremendi alti e bassi. Si è provato a costruire una squadra di livello superiore, ma ci si è riusciti solo in parte. La qualificazione in Champions League era l’obiettivo minimo di entrambe le stagioni, ma è stato centrato sempre con estrema fatica. Nonostante gli investimenti (mirati) chiesti dal mister, l’Inter ha addirittura ottenuto tre punti meno dello scorso anno. L’affare Icardi ha reso l’ambiente ingestibile, ed è giusto ricordarlo, anche per la cattiva gestione del nuovo arrivato Marotta. Non è facile fare il tuo lavoro quando tutto il mondo sa da mesi che sei stato licenziato, e addirittura chi sarà il tuo sostituto, ma l’Inter ha comunque perso troppi punti per strada in modo ridicolo.

Spalletti lascia una squadra svuotata, che necessita di una profonda rifondazione. L’Inter è una società immatura, che pensa ancora che sia sufficiente ingaggiare gente che ha vinto per ottenere lo stesso risultato. Come se il 1999/2000 di Marcello Lippi non abbia insegnato nulla. Le uniche buone notizie sono la permanenza in Champions League e la fine del Settlement Agreement, che permetteranno investimenti maggiori.

Adesso possiamo rilassarci un po’, e riprenderci dagli infarti di ieri sera, almeno fino all’ufficialità del nome del prossimo allenatore. E goderci la sensazione di sollievo che si prova dopo aver sfiorato per l’ennesima volta l’orlo del baratro, ed essersi salvati all’ultimo secondo. Una cosa che noi interisti conosciamo benissimo, da sempre.

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.