Incolpare Pioli non ha senso

L’Inter pareggia 2 a 2 a Torino, una partita dall’andamento strano che entrambe le squadre avrebbero potuto vincere, ma dove alla fine il risultato che ne viene fuori è il più corretto. Conseguenze del giorno dopo: Pioli non è più il brillante stratega descritto dai giornali, ma inizia ad essere il solito pirla che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Mancano nove partite alla fine della stagione nerazzurra, che sarebbe dovuta essere quella della rinascita (sì, l’ennesima) ma che a quanto pare ci vedrà ancora una volta fuori dalla zona Champions, salvo miracoli. L’Inter ha cambiato dirigenza, ha cambiato allenatore (due volte, una ad agosto, l’altra a novembre), e ha anche cambiato marcia, risalendo la classifica inanellando vittorie su vittorie, riuscendo così a galleggiare nella zona europea. Pioli è stato capace di dare continuità di risultati a una squadra che non riusciva ad averne, ma purtroppo si trova a dover fare i conti con una classifica difficilmente scalabile, le squadre che ci stanno davanti raramente perdono punti, e le poche volte che è capitato non siamo stati capaci di approfittarne.

L’Inter ha pareggiato, due punti persi per strada si potrà pensare, vista la differenza di classifica tra i nerazzurri e i granata, ma quante squadre hanno vinto a Torino? Una sola, e guarda caso è anche in testa alla classifica. Il Toro ha una media punti tra le mura amiche che è da prime posizioni, in casa hanno subito una sola sconfitta e ottenuto scalpi eccellenti (Roma). È vero, ieri i nostri non sono stati capaci di gestire il vantaggio, addirittura si sono ritrovati a dover inseguire per essersi fatti rimontare rocambolescamente dai padroni di casa, ma un passo falso in un campo in cui pochi portano a casa la pelle, ci sta. In tutto questo, quali sarebbero le colpe di Pioli?

Aver confermato la formazione che ha stracciato l’Atalanta appena una settimana fa? Il più classico dei tormentoni è “squadra che vince non si cambia“, ma ovviamente vale solo se la propria squadra continua ad ottenere altre vittorie, altrimenti si diventa di colpo dei mediocri, incapaci di cambiare formazione. Col senno di poi è molto facile dire che è stato un errore confermare lo stesso undici, ma quanti di coloro che se la sono presa col tecnico, avrebbero messo in panchina Banega (ieri meno brillante rispetto alle ultime apparizioni), tanto per dirne una? Altra critica mossa all’allenatore: i cambi. Ora, se c’è una cosa che il calcio ti può dare è la gloria per aver indovinato una sostituzione, come è successo allo stesso Pioli che ha fatto entrare a Bologna Gabriel Barbosa e Banega sul punteggio in equilibrio avendo ragione, cosa che, purtroppo, non si è verificata in quel di Torino. Ma se per puro caso Perisic avesse segnato una delle occasioni che gli è capitata nel finale, ecco allora che Pioli torna ad essere l’uomo giusto per i nerazzurri, e che anzi si sono incontrati troppo tardi altrimenti chissà dove saremmo ora in classifica. Perché il calcio viene vissuto così, all’eccesso, se vinci sei un genio e hai tutte le ragioni del mondo, appena le cose vanno un attimo male si dà addosso al tecnico di turno, senza mezze misure di sorta.

Dare la colpa all’allenatore è uno degli sport più praticati al mondo, sia da parte dei tifosi che da una certa stampa sportiva che si diverte a creare universi paralleli nei quali, per un cambio o una formazione sbagliata, il destino di un tecnico sia segnato a prescindere. Il lavoro di un allenatore non si giudica da qualche scelta che può non convincere (considerando il numero di scelte da effettuare nell’arco di un’intera stagione, più che naturale esistano soluzioni che non mettano d’accordo tutti) ma dai risultati ottenuti. Il campo è giudice sovrano sul lavoro, e per ora il giudizio sull’attuale allenatore nerazzurro non può che essere positivo. Ci sono ancora 27 punti in palio per l’Inter, e se non dovessero esserci tracolli allucinanti (stile 2012-2013, per intenderci), non ci sarebbe alcun motivo per dare il benservito a Pioli. Anche se di scelte non dettate dalla logica, la nostra storia ne è piena.

 

Alessandro

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Alessandro
L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.