Il pagellone dell’Inter 2018-2019

Ecco il nostro tradizionale pagellone, che archivia definitivamente il 2018-2019 dell’Inter. Ci abbiamo messo un po’ più del solito, e mente fredda per dare i giudizi più sensati possibile.

Nota: I giudizi con la M sono scritti da Mikhail, con la A da Alessandro. Così almeno saprete con chi prendervela!

Handanovic 7,5: Si ritrova per declassamento altrui con la fascia da capitano dopo che la stagione è già bella che compromessa. Onora il compito nel migliore dei modi e si riscopre leader silenzioso di un gruppo che avrebbe avuto bisogno da prima di maggior compatezza sul campo. Il mestiere del portiere comporta oneri e onori di suo, è facile passare da eroi ad infami per dei dettagli, e all’ultima giornta non c’è dubbio da che parte sia passato. (A)

Padelli 6: Chiamato in causa anche quest’anno solo per un’unica partita di Coppa Italia, si lascia comunque apprezzare come riserva. (A)

Skriniar 7,5: Doveva essere l’anno della sua consacrazione, e lo è stato. Con De Vrij ha formato una delle coppie difensive più forti e sicure di tutta Europa, disputando anche un’egregia (anche se breve) Champions League. La sua giovane età e il suo genuino attaccamento all’ambiente (basti pensare al rinnovo con cambio d’agente) lo rendono il capitano ideale per il futuro. (M)

De Vrij 7: Ha il compito di sostituire il più esperto Miranda, reduce per altro da una buonissima stagione. Si ambienta da subito e assieme a Skriniar forma un’ottima diga, facendo così dell’Inter la seconda migliore difesa del campionato. (A)

Miranda 6,5: Primo anno da riserva di lusso, adempie al compito nel migliore dei modi facendosi trovare sempre pronto quando chiamato in causa. All’età di quasi 35 anni si è preservato più che bene e adesso la sua esperienza in nerazzurro è giunta al capolinea.

Ranocchia 6: Il suo impiego in attacco, nel periodo più buio della stagione, è diventato quasi una barzelletta tra tifosi. Lui dal canto suo mette in campo tutto quello che ha, e limita i danni quando chiamato in causa. Da riserva non lascia dietro la scia di disastri a cui ci aveva abituati da titolare. (A)

Vrsaljko 5,5: Dopo l’ottimo mondiale mi aspettavo molto di più da Sime. Doveroso ricordare che è stato spesso infortunato e ha giocato pochissimo anche se bene, ma l’apporto complessivo è stato marginale. Si è operato a gennaio, e starà fuori ancora per molto tempo, ma non giocherà più con l’Inter. (M)

Asamoah 6: Uno dei giudizi più difficili, almeno per me. Giocatore ordinato, spesso più che sufficiente e di affidabilità ed esperienza. Solo che quando decide che non è giornata è finita, e lo decide sempre nelle partite peggiori. Pochi erroracci ma tutti troppo negativi per passare sotto silenzio, e pesano su una valutazione complessiva che sarebbe stata migliore. Nel complesso resta una riserva utile per il futuro. (M)

Cedric 5,5: Era arrivato sapendo che se non avesse fatto cose fenomonali sarebbe tornato da dove era venuto. Non ha fatto cose fenomenali, e quindi il suo erasmus si conclude senza troppo rimpianti. Raramente ha inciso davvero in una partita, e non ha mostrato troppo delle sue qualità tecniche. Vero anche che di possibilità ne ha avute poche. (M)

Dalbert 4,5: A San Siro abbiamo visto tanti giocatori inadatti al contesto, per capacità tecniche o tattiche. Ma forse mai come nel suo caso si era visto un simile terrore negli occhi. Si percepisce la paura del nostro terzino anche ascoltando la partita in radio. Una paura che va oltre il peso della maglia o dell’avversario di turno, è paura di essere chiamati in causa e di dover fare qualcosa non appena il risultato non è di 5 reti a favore per i tuoi compagni. Difficile fare affidamento su di lui, quando sembra proprio lui a non credere in sé stesso. Come nell’occasione che ha procurato lui stesso all’Empoli nell’ultima giornata, defilandosi e lasciando il pallone a un proprio compagno, che però non poteva riceverlo. Non è giusto farne un capro espiatorio, ma in due stagioni non si è visto alcun progresso, anzi verrebbe da dire il contrario. (A)

D’Ambrosio 7: Spesso me la prendo con lui per via della sue scarsa capacità tecniche, o per qualche pasticcio, ma Danilo è uno dei giocatori più attaccati alla maglia che l’Inter abbia avuto in questo decennio. Lo spirito di sacrificio fuori dal comune gli permettono di compensare molte carenze, e di diventare eroe in situazioni disperate. E non va elogiato solo per il salvataggio contro l’Empoli, ma anche perquello nel derby in spaccata (a conti fatti dello stesso valore per la classifica finale). Si è reso protagonista di veri momenti di interismo, come il rigore assurdo di Firenze e quello (inutile ahinoi) procurato all’ultimo secondo dei sepplementari in Coppa Italia. D’Ambrosio è un giocatore utile, affidabile nella fase difensiva e un po’ carente palla al piede, ma ormai sono convinto che anche in un’Inter da scudetto farebbe sudare chiunque per rubargli il posto da titolare. (M)

Brozovic 7: Qualcuno lo reputa indisponente, o sopravvalutato, ma la realtà è che Brozovic per l’Inter è insostiuibile. Corridore instancabile, gioca una moltitudine di palloni a partita, è tra i pochi che verticalizza con una certa costanza e ha un senso della posizione notevole. Forse la sua condizione è dipesa dallo scorso mondiale, infatti nel finale di stagione ha avuto parecchi acciacchi (del resto le gioca tutte), ma nonostante l’enorme impiego le sue prestazioni non sono mai davvero scese sotto il livello di guardia. Una delle pochissime certezze da cui ripartire il prossimo anno. (M)

Gagliardini 6,5: Stagione travagliata, soprattutto nella prima metà, ma poi si riscatta alla grande. Segna anche più di molti colleghi di reparto, e nel finale si sente la sua assenza quando Spalletti preferisce altri al suo posto. Si è un po’ rivisto il Gagliardini prima dell’infortunio della scorsa stagione. Speriamo che con Conte trovi continuità e faccia finalmente il vero salto di qualità. (M)

Joao Mario 5,5: Dopo aver annunciato al mondo intero che non sarebbe voluto rimanere in nerazzurro, si ritrova suo malgrado ad Appiano per tutta l’estate. Ma tutti hanno diritto ad un’altra possibilità, e quindi diventa l’acquisto di ottobre, mese nel quale Spalletti ha deciso di puntare su di lui dopo l’esclusione dalla lista UEFA. Il portoghese inizia anche bene, salvo poi finire nel dimenticatoio per sfoggiare l’ennesimo girone di ritorno anonimo. (A)

Nainggolan 6: L’acquisto più controverso del campionato. Non certo per la carriera del giocatore, con la fama da centrocampista carismatico col senso del gol. Ma l’inizio a rilento, il mancato riscatto di Rafinha e l’esplosione di Zaniolo a Roma, hanno fatto sì che le critiche verso di lui aumentassero a dismisura. Non sempre gioca, e quando lo fa non riesce a dare continuità alle sue prestazioni. Culmine negativo la serata in cui veniamo eliminati in Coppa Italia con un rigore calciato in malo modo proprio dal belga. Cresce un po’ di condizione negli ultimi mesi, quando è in grado di giocare, e ha il merito di farsi trovare al posto giusto al momento giusto all’ultima giornata, salvando così la stagione. Questo ovviamente non ne giustifica l’acquisto per la resa complessiva, ma pensandoci bene poteva andare molto peggio. (A)

Vecino 6: Dopo un’estata passata ad ascoltare le telecronache del suo gol decisivo contro la Lazio, e dopo aver disputato un bel mondiale, ci aspettavamo di più. Matias è uno di quei giocatori che se non è fisicamente al 100% si rivela inutile, o addirittura dannoso. Il grande carattere gli permette di uscire in certe partite, come l’andata col Tottenham e il derby di ritorno, ma nel complesso troppe prove mediocri per dargli più della sufficienza. (M)

Borja Valero 5,5: L’intelligenza calcistica può compensare l’età e la mancanza di minuti, ma non per l’intera durata di una partita. Evidentemente a fine della sua carriera, quando entra a partita in corsa Borja Valero sa ancora rendersi utile (grandioso il suo ingresso in Inter-Barcellona), ma da titolare era la certezza che a fine primo tempo saremmo rimasti con un uomo in meno. Purtroppo non è più presentabile per una squadra con le ambizioni dell’Inter, e lo era anche per questa stagione. (M)

Politano 7: È stato il giocatore più affidabile dell’attacco nerazzurro per tutta la stagione. Malgrado tutto anche lui ha avuto i suoi alti e bassi, venendo impiegato praticamente sempre e non avendo una grande resistenza fisica. Buona tecnica, discreto tiro da fuori e capacità di saltare l’uomo, ha preso il posto di chi lo scorso anno ha giocato praticamente tutte le partite di campionato senza mai segnare. Il passo avanti è stato più che tangibile infatti. (A)

Candreva 5: Chi pensava che la panchina e il minor impiego potessero giovargli, è rimasto deluso. Raramente è stato di qualche aiuto alla squadra, il più delle volte il suo apporto offensivo è stato nullo. L’impegno resta encomiabile, ma anche il più umile dei faticatori ha poco di cui vantarsi se non dà alcun risultato. Se non altro quest’anno è tornato al gol. (A)

Keita Balde 5: Credevo sarebbe stato il colpo di mercato della scorsa stagione: mi sono sbagliato. Keita è stato intermittente, con lunghe pause (anche quando durante le partite che ha giocato), ed è entrato davvero in squadra a dicembre scorso, risultando spesso desisivo. Il momento migliore (peraltro breve) è finito bruscamente con un lungo infortunio, dal quale non è mai tornato davvero. Sono un suo grande estimatore, e forse per questo motivo il voto è severo, ma anche nella partita di fine campionato ha fatto emergere i suoi limiti caratteriali. Prima ha rotto la partita con l’ingresso, si è divorato il gol della sicurezza, e ha fatto annullare con fallo insensato il gol di Brozovic, facendosi addirittura espellere, e lasciato l’Inter in dieci fino alla fine. Troppo fumo, riscatto improbabile già prima e ora fantascientifico con Conte. (M)

Perisic 6: È il vice-capocannoniere nerazzurro, è il secondo nerazzurro per numero di assit, eppure siamo di fronte ad un enorme passo indietro, anche rispetto all’altalenante stagione dello scorso anno. Una versione più simile a quella anemica pre-mondiale. I suoi gol li fa comunque in un sistema di gioco dove lui ha un certo peso, ma questa è stata comunque la sua peggiore stagione in nerazzurro. Al centro delle polemiche per aver chiesto la cessione a gennaio, rimane per non essere riuscito a trovare un acquirente che realizzi il suo sogno, e continua a trascinarsi per il campo con scarsa convinzione. (A)

Lautaro Martinez 6,5: Il prototipo di calciatore amato dagli interisti. Grintosissimo, che non disegna lo scontro e lotta su ogni pallone. Basta rivedere il derby di ritorno per capire che giocatore è. Ancora molto giovane, con enormi margini di crescita, dà la sensazione di poter diventare una gran seconda punta ma di non avere la finalizzazione da killer della prima. Ha comunque realizzato nove reti alla sua prima stagione in Italia, che non è malaccio. Caratterialmente troppo esuberante, me lo sarei mangiato quando si è fatto scioccamente squalificare all’andata contro l’Eintracht, lasciandoci al ritorno senza attaccanti, ed è forse l’aspetto su cui deve migliorare il prima possibile. (M)

Icardi 3: Non mi sono lasciato condizionare dalla vicenda coniugi Icardi VS Inter, e ho cercato di essere il più corretto possibile nella valutazione. Per prevenire critiche dai difensori di Icardi e tra chi invece ritiene che io abbia dato un voto troppo alto, spiego bene come ci sono arrivato. Ho pensato che l’approccio migliore era quello matematico. L’inizio della stagione di Icardi è stato un po’ titubante, trainato però da un grande girone di Champions League, per cui mi sembra che 6,5 sia un voto congruo e onesto. D’altro canto, dalla vicenda fascia in poi il suo apporto è stato distruttivo. Non ha ritrattato quando la moglie-agente dava la colpa ai suoi compagni per il suo rendimento sotto le attese, e ha ben pensato di millantare un infortunio nel momento più delicato della stagione, lasciandoci in partite delicate senza attaccante. Dal suo ritorno gioca ben 599 minuti, realizzando solo due reti (su rigore) in due partite senza storia, mentre sbaglia il rigore contro l’Empoli che poteva costare carissimo. Il suo ultimo gol su azione risale al 2 dicembre. Per via del rendimento nullo o quasi in campo, e dannoso per la squadra e per l’immagine della società, alla seconda parte di stagione assegno un tondo 0, la cui media arrotondata per difetto porta a 3. (M)

Spalletti 6: Si chiedeva il piazzamento Champions e quest’ultimo, in qualche modo, è giunto. Per il resto, una stagione pianificata male e gestita peggio. Errori strategici a monte e gruppo impazzito dopo neanche metà stagione, come era già successo. Si comporta da equilibrista tra l’esaurimento nervoso e il controllo della situazione, senza mai capire dove penda. Alla fine dei conti gli va riconosciuto il merito di aver portato la barca in porto anche quest’anno, quando altri allenatori sarebbero finiti divorati dalla situazione. Questo però non basta a salvarne la stagione, dove si è fatto davvero il minimo sindicale. Giusto voltare pagina, per noi e per lui.

Redazione Progetto Inter

Articolo multiautore scritto dalla redazione di Progetto Inter.
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