Il pagellone di fine stagione dell’Inter 2017/18

Sono passate due settimana dall’epico Lazio-Inter che ci ha fatto guadagnare la Champions League, e quindi i tempi sono maturi per fare un’analisi sulla stagione appena finita. Quindi per il terzo anno di fila, la nostra redazione è pronta a scrivere il suo pagellone finale. I testi e i voti sono stati scritti da Alessandro e Mikhail.

Handanovic 7: Girone d’andata sugli scudi per l’estremo difensore sloveno, reduce da due stagioni più che convincenti. Nelle ultime partite la continuità è venuta un po’ meno. Culmine di un girone di ritorno con qualche passo falso, c’è proprio la partita che non si può né dimenticare né scusare, cioè quella con la Juventus. Come se nel rush finale per il posto Champions, il nostro si fosse fatto prendere dalla paura di non farcela anche stavolta. Fortunamente per lui, e per noi, non è andata così.

Padelli 6: Nemmeno un minuto in campionato, chiamato in causa nella sola partita di Coppa Italia contro il Pordenone si è fatto trovare pronto.

Miranda 8: Molti dubbi su di lui dopo lo scorso campionato. Dubbi anche legittimi, un giovanotto non più di primo pelo e un mondiale (molto probabilmente l’ultimo) alle porte. Che potesse tirare su il freno a mano per risparmiarsi in vista degli impegni estivi, era lecito temerlo. E invece no, Miranda è stato un ottimo leader per la difesa per quasi tutto il campionato, e raramente ha lasciato il campo con prestazioni negative. Potrebbe ancora servire alla rosa.

Skriniar 8: Inutile girarci attorno, Skriniar è stata la sorpresa positiva dell’anno. Lo abbiamo accolto con grande entusiasmo nell’indifferenze generale (per non dire altro), e ha ripagato largamente la nostra fiducia. Dopo l’incoraggiante pre-campionato, Milan ha continuato a crescere, forte anche del supporto e dell’esperienza di Miranda, ed è diventato in meno di un anno uno dei giovani difensori più seguiti dell’intero panorama europeo. L’Inter ha registrato la terza difesa del campionato (30 gol subiti, contro i 29 e 24 della seconda e prima classificata), e non sono numeri da poco. La speranza è che l’Inter lo trattenga, perchè è da gente come lui e Miranda che bisogna ripartire.

Ranocchia 6,5: Non siamo mai stati troppo teneri con Andrea Ranocchia, e non è certo stata colpa nostra. Dopo anni di strafalcioni difensivi dovunque, anche nei terribili prestiti a Sampdoria e Hull City, il difensore nerazzurro è ripartito davvero da zero. Sarà stata la fiducia di Spalletti (da ricordare il siparietto con il tifoso in estate), fatto sta che quando chiamato in causa s’è fatto sempre trovare pronto, realizzando anche due gol in due partite che si stavano mettendo male.

Lisandro Lopez SV: Doveva essere il nuovo Sainsbury, e così è stato. Un riempilista, diciamo così. Gioca tutto il secondo tempo di Inter-Bologna, con i nerazzurri in totale emergenza, lasciando tutto fuorchè una buona impressione.

Nagatomo 5,5: Difficile parlare di Yuto, uno dei giocatori più odiati dalla tifoseria nerazzurra. Negli ultimi anni il suo calo fisico è stato notevole, e le sue prestazioni hanno continuato a scadere. In realtà quando ha giocato non ha fatto nemmeno malissimo, e c’è stato anche un periodo dell’anno (quando le cose andavano bene) in cui si pensava Spalletti lo confermasse titolare. Così non è stato, e successivamente il suo apporto è stato marginale. Ceduto a gennaio in prestito al Galatasaray, dove ha conquistato lo scudetto turco.

Santon 4: È l’ultimo residuo della stagione 2010, almeno tra quelli rimasti all’Inter in attività, ma la sua presenza sembra ormai tutto fuorché di buon auspicio. Perlomeno sul campo. Tanti punti per strada persi, alcuni di questi proprio a causa sua. Intendiamoci, nessuno avrebbe potuto incolpare solo Davide Santon in caso di mancato accesso alla Champions, ma di certo sarebbe salito sul metaforico banco degli imputati.

Dalbert 5: Ci eravamo illusi, pensavamo di avere davanti una bella storia con un lieto fine nerazzurro, invece abbiamo preso un bidone tremendo. Dalbert non si è mai ambientato nel calcio italiano, ed oltre a qualche sporadica prova sufficiente (quasi sempre da subentrante), ha palesato enormi limiti tattici e anche nei fondamentali, come lo stop. Un flop enorme, se poi si pensa che è costato quanto il riscatto di Cancelo ci si arrabbia anche di più. Probabilmente tornerà in Francia.

D’Ambrosio 6,5: Il buon Danilo ci fa incavolare molto spesso. Commette errori tecnici di ogni genere, dallo stop all’appoggio, eppure è a modo suo una sicurezza. Non importa se a destra o a sinistra, la sostanza difensiva non viene mai meno, e la sua titolarità in una delle difese migliori del campionato non è casuale. Non è un fenomeno, ma un’Inter da Scudetto sarebbe un gregario di assoluto affidamento. Non è una zavorra, ed in fondo in Italia non ci sono molti terzini migliori di lui.

Cancelo 7: L’oggetto misterioso dei primi mesi, Spalletti lo usa pochissimo nel girone d’andata, in Coppa Italia contro il Pordenone viene provato come ala con risultati trascurabili, e l’idea di riscattarlo non viene presa in considerazione neanche per battuta tra amici. Poi viene provato terzino e nonostante sia conseguenemente col periodo peggiore dei nerazzurri in campionato, riesce a conquistarsi la fiducia del mister e gli applausi dei tifosi.

Gagliardini 6,5: Stagione che si conclude anticipatamente a causa di un infortunio, proprio nel suo momento migliore. Riesce comunque a prendersi la maglia da titolare dopo un avvio incerto, e a diventare un giocatore sul quale Spalletti può contare.

Borja Valero 5,5: Fino a dicembre, quindi finchè è andata l’Inter alla grande, lo spagnolo è stato un elemento cardine. E non era certamente un caso. Venuta meno la rapidità di manovra sugli esterni, anche il suo gioco è diventato prevedibile, unito ad una condizione fisica che si è deteriorata nel corso della stagione. Quando Rafinha è entrato in condizione lo ha di fatto panchinato, ma in alcune occasioni è tornato titolare per via di squalifiche. Avesse qualche anno di meno faremmo discorsi diversi, putroppo è in fase calante e lo sapevamo dal principio. Nessuno discute l’intelligenza calcistica e la tecnica di Borja Valero, ma solo la sua attuale condizione, dovuta anche all’età. Difficile dire se sia ancora utile alla squadra, anche solo come riserva, vedremo cosa succederà in estate.

Vecino 6,5: È il mezzo punto in più di chi se l’è guadagnato negli ultimi minuti della stagione, e ormai sappiamo bene come. Autentica altalena di prestazioni, un girone d’andata più che incoraggiante da infaticabile corsaro, poi alle prime difficoltà della squadra va in bambola anche lui. Come se non bastasse arriva anche la pubalgia, a rendere il suo girone di ritorno tutt’altro che memorabile. Eccezion fatta per le due partite contro le romane.

Joao Mario 4,5: Un voto che potrebbe ricordare il cartellino del giocatore, se solo non ci fosse una virgola tra le due cifre. Non si trova a suo agio nella trequarti, non riesce a sostituire Borja Valero in regia, e se per puro caso si trova davanti al portiere avversario è anche peggio. Potrebbe giocare meglio di così, ma evidentemente non è nell’ambiente che fa per lui, e in questi casi non può essere solo colpa degli altri. Buona fortuna comunque a Joao, perché in assenza di determinazione e carattere ne avrà davvero tanto bisogno.

Brozovic 7,5: L’anno prima lo abbiamo crocifisso anche noi, dopo Inter-Sampdoria, ma quest’anno è stata tutta un’altra musica.Stagione dai due volti quella di Marcelo Brozovic, dopo una prima parte (al solito) discontinua, e le critiche spesso ingiuste da parte degli spalti (e noi lo abbiamo difeso anche nei momenti peggiori), da gennaio in poi assoluto protagonista. Perno assoluto dell’Inter di oggi e delle stagioni a venire, stop. Verticalizzazioni, visione di gioco, attitutine al recupero della palla e al rispetto della posizione, qualità balistiche notevoli: non si può rinunciare a uno così. Appena lo stadio ha smesso di fischiarlo ad ogni azione, grazie anche all’intuizione tattica di Spalletti, Brozovic è divenuto il centrocampista irrunciabile che ammiriamo oggi.

Rafinha 7,5: Facciamo mea culpa, non eravamo affatto contenti del suo arrivo, ma Rafinha ci ha fatto ricredere con i fatti. Non abbiamo mai discusso il giocatore, ma dubitavamo della sua utilità, visto che non giocava da aprile 2017. Con lentezza, iniziando da spezzoni nella ripresa via via maggiori, il brasiliano è tornato ad essere disponibile dall’inizio (però senza aver mai davvero i 90 minuti nelle gambe), e ha preso l’Inter per mano come non vedevamo fare da tantissimo tempo. Non è una bestemmia dire che non vedevamo un trascinatore così dai tempi di Sneijder. Il riscatto va cercato ad ogni costo, anche perchè lui a Milano s’è trovato bene da subito, senza troppi proclami e senza alcun mugugno.

Karamoh 6: Va preso come voto di incoraggiamento per chi è arrivato a Milano a fari spenti e con pochi proclami, lavorando a testa bassa. Mezzi atletici notevoli e sfrontatezza di prim’ordine, la base su cui lavorare c’è. Il problema è che dovrebbe limitare le giocate e concentrarsi sulle cose più semplici, a quel punto diventerebbe davvero un’arma pericolosa.

Candreva 5: Ottima partenza, girone d’andata di buonissimo livello, ma poi qualcosa si spegne. L’ultimo assist è quello nella prima sconfitta stagionale con l’Udinese, in data 16 dicembre, il primo gol invece non è mai arrivato, un’anomalia per uno come lui. E non certo perché non l’abbia cercato. Sull’impegno di Candreva si è detto tutto, ma alla fine questo da solo non è bastato, stavolta.

Perisic 7: Tra i voti più difficili da dare. Giocatore indecifrabile, a volte prezioso altre irritante, ma è troppo difficile rinunciarvi. Anche quando condizione fisica e voglia non lo assistono, la sua potenza fisica lo rende tassello quasi imprescindibile. A rete ben 11 volte (secondo marcatore assoluto) e leader degli assist nerazzurri e terzo in Serie A (8), numeri che però descrivono solo in parte Perisic. Il suo apporto discontinuo lo ha frenato per parecchi mesi, proprio in quelli di maggior difficoltà interista. Nonostante tutti i difetti, il suo bilancio è comunque positivo e non può essere considerato un problema. Pedina sacrificabili rispetto ad altri? Forse, ma non un problema.

Pinamonti SV: Il nuovo talentino della primavera interista non trova spazio. Peccato solo che non sia stato prestato per valorizzarlo un po’. Gioca solo 45 minuti contro il Pordenone, senza farsi minimamente notare.

Eder 5,5: Riserva di Icardi e all’occorrenza di Candreva, pur non essendo ormai nessuna delle due cose, bensì una seconda punta. Giocatore che ormai i suoi anni migliori li ha alle spalle e ostenta una forma fisica non proprio da grido. Raramente timbra il cartellino, e poche volte ha saputo incidere a partita in corso, annata anonima per un giocatore in declino

Icardi 8,5: Capocannoniere della Serie A, trascinatore e in rete in praticamente ogni partita che conta. Tralasciando le sterili polemiche che riceve se passa una partita senza segnare, Icardi resta uno dei migliori centravanti in Europa, forse il migliore negli ultimi undici metri. Avere giocatori di livello non è mai stato un problema per una squadra che ha ambizioni, ed Icardi è uno dei pochi in rosa ad essere giocatore da grande squadra. L’Inter deve provare a convincerlo a restare ancora, ed iniziare a progettare qualcosa di grande assieme.

Spalletti 7,5: Al primo anno il mister riesce a centrare l’obiettivo stagionale, facendo anche più punti che nelle ultime sei stagioni. Sappiamo che l’obiettivo stagionale sembrava essere sfumato fino a pochi minuti dal fischio finale contro la Lazio, ma alla fine i risultati sono dalla parte di Spalletti, che è riuscito a compattare uno spogliatoio che aveva dato non pochi problemi ai suoi predecessori, senza mai perderne il controllo. Ci sono stati dei passi falsi e dei periodi no, ci sono state partite in cui le scelte del tecnico si sono rivelate a dir poco infelici, ma tutto questo pesa meno sulla bilancia a fronte del risultato finale. Perché non ci si può dimenticare della rosa incompleta consegnatagli, e del mercato di riparazione esile in suo soccorso.

Redazione Progetto Inter

Articolo multiautore scritto dalla redazione di Progetto Inter.
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