Il calcio non è di tutti, e non lo è mai stato

“Il calcio è di tutti, il calcio è del popolo”, “La meritocrazia va protetta”, e “Non potete distruggere i sogni”.

Chiunque su internet

Queste sono state alcune delle frasi ricorrenti nelle 48 ore di caos in cui è durata la Super Lega, o Super League. Un’accozzaglia di luoghi comuni stucchevoli e populisti, che si rifanno sempre al concetto di “Ah com’era bello il calcio quando lo guardavo io”. Divertente che lo senta dire sia da chi ha trent’anni che da chi ne ha settanta.

Insomma, il sogno della Super League genera mostri, forse anche peggiori della Super League stessa.

Anche io ho trovato emozionante e commovente il discorso di Gary Neville. Ha usato parole durissime, ed è anche riuscito a mantenere una certa compostezza nella sua rabbia. A suo avviso i club che hanno intenzione di partecipare al progetto Super League lo fanno solo per avarizia, quindi per soldi, e abbandonano i loro tifosi e i 150 anni di storia del calcio in Inghilterra. Questi club sarebbero da punire duramente, compreso il suo Manchester United, solo per averci provato, se non addirittura retrocessi. Se per caso non lo avete visto eccolo qua:

https://www.youtube.com/watch?v=GP05EDm9EB8

Il suo discorso è stato molto convincente, ha emozionato anche me e mi ha trovato d’accordo, ma mi sento di criticarlo sul concetto di “Calcio di tutti”, cui quasi tutti ci siamo accodati. Forse anche io, in un impeto di rabbia e delusione. Ripensandolo a mente fredda, sono contento che la Super League sia naufragata, ma non perchè la ritenessi un attentato al famoso calcio di tutti, alla meritocrazia o altre cavolate.

Bisognerebbe avere il coraggio di dire che il calcio non è di tutti, e non lo è mai stato. Non lo era quando lo seguiva mio nonno a cavallo delle due guerre mondiali, non lo era quando lo seguiva mio padre durante gli anni sessanta, figurarsi se lo è da quando lo guardo io. Il calcio è da sempre di chi ci investe, da quando esiste il professionismo e anche prima. Non è tuo dal momento in cui deve arrivare un imprenditore a trovare lo sponsor per trovare i soldi per far andare il pullman in trasferta in provincia, perchè ha un costo. Il calcio non è più tuo da quando smette di essere il calcetto il giovedì sera.

I parchi nazionali sono di tutti, i beni culturali nei musei sono di tutti, il mare aperto e l’aria, loro sì che sono di tutti. Questi esempi per sottolineare quanto sia stupido dire che il calcio è di tutti. E questa è colpa di una certa deriva romantica, che onestamente ha rotto i coglioni. Cominciamo a chiamare le cose con il proprio nome, e non appropriarci di cose di altri.

Il calcio è tuo solo nella misura della tua fede più intima.

Probabile nuovo manifesto di ProgettoInter.com

Essere tifosi è una cosa assolutamente irrazionale, un qualcosa che qualunque medico vieterebbe: essere consci di quanto sia grave è un passo avanti verso una felice convivenza con il problema. Abbiamo tutti il diritto di essere tifosi, ma possiamo dirci proprietari del calcio solo rispetto al nostro investimento nel calcio in proporzione all’investimento complessivo di un club. Un abbonamento a Sky/Dazn, un biglietto o allo stadio o una maglietta all’Inter Store quanto ti rende partecipe dell’immorale e gigantesca spesa che fa il club per sopravvivere? Quanto questo fa tua l’Inter? Certo, hai fatto tanto con quello che hai, ovviamente. Il tuo sforzo è utile, ma non più di una goccia nell’oceano.
Ed è giusto che sia così.

La meritocrazia nel calcio è un concetto sopravvalutato. Nella stragrande maggioranza dei casi, la vittoria è di chi investe di più, e spesso investire meglio non colma il gap con chi investe maggiormente. Vi racconto una favola: domattina lo sceicco di turno compra la squadra di seconda categoria del tuo quartiere. I suoi giocatori, che magari conosci anche, sono contenti, ma nel giro di poche settimane vengono mandati via. Il nuovo presidente compra ventidue calciatori di serie D, ed in pochi anni di continui investimenti centra il professionismo e poi addirittura la Serie A. Tutto molto bello per il tuo quartiere, magari in provincia con diecimila abitanti e con un nuovo stadio fiammante con il doppio dei suoi cittadini.

E precisamente il vostro merito di quartiere dove sta? La meritocrazia dov’è? La meritocrazia è avere un mucchio di soldi (nel senso se uno se li è guadagnati a posteriori), ma con il calcio che cosa c’entra? E il tuo quartiere che merito ha? Quello di aver attratto i tifosi dell’altro quartiere con cui non vi parlavate, solo per vedere qualche squadrone giocare dietro casa vostra? Questa è meritocrazia? Non siamo ridicoli. Non a caso l’UEFA, per pararsi il culo, cita l’Atalanta come favola calcistica, perché effettivamente è una delle pochissime grandi storie di management e qualità, e merita tutta l’attenzione internazionale. Ma comunque non è calcio di tutti.

Se il discorso di Gary Neville fosse tutto giusto, senza la Super League il calcio sarebbe salvo. Invece il calcio fa schifo come una settimana fa, e come ha sempre fatto. E un’altra cosa che fa schifo è la stampa sportiva, che ci vende la magia di un mondo che qualche cattivone ci voleva togliere, come se le cose andassero benissimo fino a ieri.

La Coppa dei Campioni inizialmente era ad invito, formalizzato dalla propria federazione, e serviva per cementificare la nuova federazione europea. Negli anni l’UEFA non ha fatto nulla per evitare la delirante follia crescente nel calcio, anzi l’ha assecondata. Ha ignorato molte delle grida dei club più seguiti, e costosi, che si trascinano sulle spalle il carrozzone. Nessun tetto salariale, nessun limite ai procuratori, torta spartita molto male e club importanti spesso indebitati. Però grande impegno per assecondare le federazioni più piccole, con posti prestigiosi, finali giocate in posti assurdi, e adesso la nuova Conference Cup. E anche nel Fair Play Finanziario, inventato per evitare nuovi City o PSG, come l’Anzhi Makhachkala. Ed in mezzo c’è finita l’Inter, dovendo fare i cambialoni per comprare mezze calzette come Kuzmanovic.

Non tutto l’indebitamento di certi club nasce per colpa della UEFA, ma i grandi club da anni richiedevano grandi riforme non ascoltate. L’impegno di UEFA e FIFA erano altrove, ad esempio nella strage di oltre seimila lavoratori in Qatar, dove si giocheranno i primi mondiali invernali, per chissà quale mazzetta. Questo rende il calcio di tutti invece?

Anche io ero contrario alla Super League, sono invece a favore di una riforma strutturale della Champions League, e dei costi e ricavi nel calcio. Sicuramente non sono per un torneo chiuso, di squadre autoelettesi elitè per il bacino di tifosi, e non sono per il calcio ad inviti, perchè non siamo più negli anni cinquanta. E la nuova riforma della Champions, che dovrebbe partire dal 2024, non va assolutamente nella direzione giusta, e non è da escludere che possa solo alimentare nuove idee separatiste. Se non cambia l’UEFA, il calcio rischia molto più grosso di quanto sarebbe stato danneggiato dalla stessa Super League, ed è questo che dovrebbe farci arrabbiare più di tutto il resto.


Mikhail
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Mikhail
Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.