Icardi e la Curva Nord fanno perdere l’Inter due volte

Abbiamo proprio la stufa di raccontare partite come questa Inter-Cagliari, ma dobbiamo farlo. Perchè l’amore per l’Inter viene prima della stufa di cui sopra, e perchè sappiamo bene che è facile essere interisti quando si vince tutto, o anche solo qualcosa, difficile lo è quando si perde sempre, lì bisogna davvero avere la forza e l’orgoglio.

Bando a questo preambolo, banale quanto sincero, come si fa a valutare serenamente l’ennesima partita nata male, prima di scendere in campo, e finita ancora peggio? C’entra uno stupido libro, autobiografia di un ventitreenne (che già fa ridere, che non potrà avere più profondità di un CV scritto da un bimbo dell’asilo), c’entra una stupida curva, la Nord, che in quanto a capricci da bambina viziata è una delle prime in Italia. Poi c’entrano anche una stupida società, inesperta e arruffona, e poi c’entra come sempre il nostro DNA pazzo, con tendenze suicide, che riesce a rendere possibili disastri sportivi altrimenti impensabili.

Insomma, la somma di tutte queste stronzate, ha portato un Cagliari, nemmeno così arrembante, di vincere a San Siro (seconda di fila, dopo il tragico 4-1 di mazzarra memoria). L’Inter, al solito, mostra un bel giropalla, e va presso al cross, e però non ne imbrocca uno nemmeno per sbaglio, demerito di un Candreva nefasto e un Perisic un po’ svogliato. Si tira poco, al solito, in compenso entriamo molto in area di rigore palla al piede (e alla fine della fiera ci chiediamo a cosa serva), e si segna ancora meno. Quando Icardi si procura un rigore (in verità non così solare), e per volersi scrollare di dosso le ruggini con la Nord (o per provocarli forse, chissà), rimane incastrato dalla pressione, calciando uno dei rigori più brutti degli ultimi anni. A parte che dispiace pensare al fatto che non tireremo più rigori per un bel pezzo, la nostra occasione ce la siamo giocata, mi viene spesso da pensare a quanto poco rigorista sia Icardi, e a come queste cose vengano gestite dallo spogliatoio, ma tant’è.

Con la ripresa cambia solo la stanchezza, aumentano gli errori di misura (in questo Banega si dimostra il più in forma, diciamo così), e quando quasi non ci si credeva Joao Mario trova il gol, in ribattuta, dopo un’azione da lui stesso innescata. Sembra tutto fatto, e l’andamento della partita pare sorriderci: prima volta che andiamo in vantaggio a San Siro e la seconda volta in assoluto tra Serie A e Europa League (a pensarci, non lusinghiero), poi all’improvviso l’incoscienza, come direbbe la Gialappas, e il Cagliari rimonta, nell’incredulità generale.

Il nostro Frank sbaglia tutti i cambi, di nuovo, e l’Inter non va praticamente più al tiro (in compenso rischia di prenderne altri), ci ritroviamo di fronte alla solita squadra bella ma inutile, senza la forza (mentale o atletica? chissà) per portare a casa il risultato. Terza sconfitta di fila tra Coppa e Campionato, con la temibile sfida contro il Southampton giovedì, e l’insidiosa trasferta a Bergamo, le cose si mettono male.

A mettere altra benzina sul fuoco ci pensano tutti i personaggi citati in apertura, con l’aggiunta delle parole di Zanetti a Mediaset Premium, che essenzialmente annuncia provvedimenti verso Icardi (poco consono da dire prima di una partita), e uno sconcertante Ausilio nel post partita di Sky, che proclama di non avere la più pallida idea di questo libro, di non essere pagato per leggerlo (ribadito anche su Mediaset), e che discuteranno col ragazzo, e le conseguenze potrebbero essere “qualsiasi“. Dopo la partita, Icardi è stato accolto da uno striscione offensivo e una quarantina di balordi pronti a minacciarlo sotto casa, segno di quanto spregevoli siano gli ultras, e di quanto non abbiano un cazzo da fare.

Nonostante il disastro, il sottoscritto, a titolo puramente personale, crede che sia prematuro prendersela col mister, per i motivi fatti presenti dall’ineffabile Willard nella pausa, anche se i cambi sbagliati di nuovo non tranquillizzano di certo. Per evitare di compromettere del tutto la stagione, è necessario un forte intervento della società, che si faccia sentire negli spogliatoio di più (e meglio), e che si faccia quadrato in modo definitivo, altrimenti la crisi rischia di diventare ancora più seria.

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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