Goodbye Xherdan

Se l’autunno del 2014 è stato caratterizzato da un’apatia massiccia da parte dei tifosi, per via dei risultati della squadra e dal gioco incerto espresso, è altrettanto vero che il mercato di riparazione ha lasciato trapelare un entusiasmo da parte del pubblico nerazzurro che non si scorgeva da anni. Mentre il primo rinforzo per l’attacco aveva fatto ben sperare i tifosi dell’Inter, Lukas Podolski attaccante di indiscussa esperienza, il secondo ha fatto sì che gli animi si accendessero dalle parti di Via Durini come non capitava da anni, l’ultimo rinforzo per il reparto offensivo infatti fu Xherdan Shaqiri, 23enne ala svizzera capace di ricoprire più ruoli in attacco. Nonostante la sua giovane età è da anni un perno della Svizzera, e che vanta 3 anni al Bayern Monaco, che lo vende all’inter per la cifra di 15 milioni, forse neanche i più pessimisti si sarebbero aspettati una permanenza così breve.

I primi interrogativi sulle condizioni fisiche del giocatore arrivano a causa del calendario tedesco, campionato abituato a una sosta abbastanza lunga nel periodo natalizio che perdura fino alla fine di gennaio, quindi Xherdan al momento dell’arrivo, il 9 gennaio, non sarà ancora pronto per scendere in campo. Esordirà subentrando a partita in corso nell’insipida trasferta toscana contro l’Empoli, ma è visibilmente lontano dalla forma migliore.

La partita successiva è agli ottavi di coppa Italia contro la Sampdoria, dove Shaqiri va a segno e consente all’Inter di accedere ai quarti, di certo più incoraggiante della precedente. Continuerà a sfornare prestazioni più o meno valide contro il Palermo e l’Atalanta (dove segnerà il suo primo gol in serie A, su rigore) per poi sfoderare quella che probabilmente è la sua migliore partita in nerazzurro in Scozia (condita anche da un gol), nei sedicesimi di Europa League, nel pirotecnico pareggio col Celtic. E qui era lecito pensare che Shaqiri si fosse ormai inserito a meraviglia nell’Inter in breve tempo, e che Mancini avesse trovato il suo Jolly offensivo. Cosa è andato storto?

La prima vera prova negativa per lo svizzero,  arriverà proprio nella gara di ritorno contro gli scozzesi, l’Inter supererà comunque il turno vincendo 1 a 0, ma il nuovo arrivato giocherà una partita incolore, un deciso passo indietro rispetto alle ultime apparizioni. L’andamento di Shaqiri va di pari passo a quello della sua squadra che dopo aver centrato le tanto agognate “tre vittorie consecutive” (ormai latitanti da 2 anni) sprofonderà sempre di più in classifica. Il giovane svizzero perderà il posto dopo tante partite giocate da titolare, dopo la pessima prova fornita a San Siro contro un Parma di certo non irresistibile. Shaqiri viene messo da parte, e l’Inter ritrova la vittoria che mancava da cinque giornate contro l’Hellas, e fu così che nacque il “caso Shaqiri”, relegato in panchina per scelta tecnica dal suo allenatore. Se si può imputare a Mancini una certa fretta nel bocciare lo svizzero, quest’ultimo, d’altro canto, ogni volta che ha l’occasione di poter entrare in partita raramente dà l’impressione di poter davvero cambiare le sorti della squadra. Per lo svizzero l’ultima partita da titolare sarà la sconfitta per 2 a 1 contro la Juventus a Milano, a onor del vero Shaqiri non sfigurerà mostrando pregevoli spunti contro i bianconeri, e sfiorando anche la rete con un pregevolissimo tiro a giro che si stamperà sulla traversa.

Il bilancio finale dell’avventura dello svizzero a Milano è di 20 presenze tra Serie A, Coppa Italia e Europa League per un totale di 3 reti (una per competizione) e 2 assist. La bocciatura per Shaqiri è definitiva, Mancini lo esclude definitivamente dalla rosa impedendogli di prendere parte a tutte le amichevoli estive, facendo capire così alla società che per l’ex Bayern non c’è posto ad Appiano. Da segnalare uno degli ultimi allenamenti di Shaqiri col gruppo, dove si è distinto in una partitella amichevole segnando 4 gol.

Lo Stoke City si è assicurato le prestazioni dello svizzero alla cifra di 16,9 milioni, è il secondo trasferimento in poco tempo per Shaqiri, che ad oggi si ritrova ad essere scaricato per due volte nel giro di sei mesi da due club differenti, per finire in una squadra dalle ambizioni diverse rispetto alle ultime in cui ha militato.

I sei mesi all’Inter di Shaqiri sono stati di difficile interpretazione. Tante le scusanti, a cominciare dall’età e dal doversi ambientare in un campionato diverso e in una squadra in costruzione, ma non di meno le aspettative, di certo in molti si aspettavano ben altro rendimento da un acquisto dalla simile risonanza. Impossibile negare che l’intera faccenda poteva essere gestita in modo migliore. Sarà il futuro a dire se la cessione di Shaqiri è stato l’ennesimo frutto dell’impazienza di un ambiente esigente come Milano, o se avrà avuto ragione la società a puntare su altri giocatori riuscendo comunque a tornare nelle prime posizioni in classifica,  altrimenti l’associazione “Vedove di Coutinho“, potrebbe vedersi superata nelle adesioni dalle “Vedove di Shaqiri“.

Alessandro

L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.
Alessandro

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L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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