Gagliardini si è preso l’Inter, Banega ancora no

Sesta vittoria consecutiva in campionato, non capitava dai tempi di Stramaccioni (2012-2013), e prima ancora Ranieri (2011-2012). Lì però le vittorie furono addirittura sette, ma come ben sappiamo si trattò di stagioni che non furono certo memorabili, anzi. Che l’Inter ieri non abbia battuto una grande squadra non c’è dubbio, l’attuale Palermo retrocederà senza troppi problemi e probabilmente con qualche giornata d’anticipo, ma i punti vanno fatti soprattutto con chi è meno forte. Semmai se questa stagione ha qualcosa di cui dobbiamo rimproverarci sono due: il tardivo allontanamento di Mancini dalla Pinetina (oggi si chiama Centro Sportivo Suning, ma non ce ne voglia la nuova proprietà, il vecchio nome è più sbrigativo) e l’aver buttato troppi punti con squadre abbordabili nei primi due mesi di campionato.

Ieri non s’è vista la migliore Inter, né si sarebbe potuta mai vedere. Campo pesante, pioggia onnipresente e catenaccio rosanero non erano certo le condizioni ideali per dare spettacolo. Inutile fare allarmismi solo perché si vinto col minimo scarto contro una squadra modesta, si è concesso poco anche quando Ansaldi è stato espulso nell’ultimo quarto d’ora di gara, e si sono presi i tre punti, non c’era ragione per pretendere di più. Le indicazioni che ci dà la partita di ieri non sono molto diverse da quanto già sapevamo:

Banega non s’è ancora ambientato, l’estroso trequartista argentino fatica a immergersi nel calcio italiano, un calcio più tattico dove le squadre che parcheggiano il proverbiale pullman sono la maggioranza. Inoltre la stessa squadra nerazzurra è costruita per puntare molto forte sulle corsie laterali, piuttosto che sulle verticalizzazioni, ci saranno anche stati tre cambi di allenatore negli ultimi 5 mesi, ma le ali continuano ad essere il perno di questa squadra, e l’assenza in rosa di un altro attaccante affidabile da affiancare ad Icardi, non dà motivi per cambiare modulo. E inoltre va anche detto che ultimamente le cose non vanno neanche troppo male.

È difficile rinunciare a Joao Mario. Sì, anche se in Coppa Italia contro il Bologna si è divorato delle occasioni pazzesche e sembra avere la stessa cattiveria agonistica di un cartellone pubblicitario, il portoghese rappresenta comunque un giocatore imprescindibile. È un faticatore, ha tanta resistenza, ed ha anche dimostrato di avere una visione di gioco apprezzabile. Non sarà un fantasista né un trascinatore, ma non è la prima volta che toglie le castagne dal fuoco entrando a partita in corso.

– Purtroppo per la stampa sportiva nazionale, Gagliardini non sembra essere un bidone costoso. Anzi non è incauto affermare che si è già preso il centrocampo. Ottimo col Chievo, solido in Coppa Italia, e tra i più ordinati nell’impraticabile campo di ieri. L’obiezione che si potrebbe fare è che ancora non è stato visto contro una squadra forte, ma se dobbiamo per forza martellarci le balle per essere felici, allora forse il problema è soprattutto nostro.

La classifica non vuol saperne di muoversi. Ok, abbiamo recuperato tre punti alla Lazio e al Milan, ma Napoli e Roma continuano a non sbagliare un colpo, per ora. L’Inter è stata ottima a restare in scia, e adesso c’è prepararsi ad affrontare a San Siro il Pescara, ultima in classifica, il pronostico appare fin troppo facile, ma lo poteva essere anche all’andata con Palermo, Bologna e Cagliari.

Cosa è cambiato rispetto all’autunno? La squadra non è messa in campo molto diversamente rispetto a prima, si insiste di meno sulle fasce ma è comunque dove è incentrato il gioco nerazzurro. A Pioli va dato il merito di aver abbassato il baricentro ed esposto a minor rischi la difesa e, soprattutto, quello di aver saputo portare dalla sua parte il gruppo. I giocatori sembrano disposti a sacrificarsi, siparietti come quello al Marassi tra Eder e de Boer sembrano lontani. Ora tutti quanti sembrano remare nella stessa direzione, e se è vero che il carattere severo dell’allenatore olandese aveva portato a un ammutinamento generale, è altrettanto vero che la svogliatezza di certi elementi ad inizio stagione non merita di certo un applauso.

Alessandro

L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.
Alessandro

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L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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