Gabigol non brilla, ma l’Inter ha spina dorsale

Tutti attendevano Gabriel Barbosa, detto Gabigol, alla sua prima uscita ufficiale dal primo minuto. Può sembrare un’attesa sciocca, tanto d’aver fatto quasi passare in secondo piano la partita, ma era un’aspettativa lecita, e anche noi di Progetto Inter eravamo impazienti, chi più chi meno. Pur sapendo che una sola partita non può dare indicazioni sufficienti per un singolo giocatore, i minuti giocati da Gabigol ieri palesano le difficoltà di cui si parla da agosto. Il ragazzo ci prova, e prova anche a seguire i dettami del mister, ma va per fatti suoi troppo spesso, e fa di testa sua. In molte occasioni, pur di dimostrare le sue capacità tecniche, si avventura in serpentine inutili, o cede la palla al momento sbagliato (o non la cede proprio), e da un suo preziosismo di troppo parte il gol del Bologna che ha riaperto il match. Ha anche qualche problema atletico, una struttura fisica troppo esile, e non sembra possedere particolare potenza di gambe. Tutte cose che possono essere aggiustate negli anni, almeno in parte, ma ad oggi le problematiche ci sono.

Al momento non è pronto per il livello richiesto dal calcio italiano, e i difensori del Bologna sono stati sufficienti a fargli sentire un po’ del peso del calcio europeo. Se la sua mancata volontà di accettare i prestiti fosse confermata, farebbe emergere anche una scarsa propensione al sacrificio. Questo vuol dire che Gabigol è da buttare via? Assolutamente no. Barbosa non è un fuoriclasse e non lo sarà mai, e sarebbe bene che i tifosi se lo mettessero in testa da ora, ma è un giocatore che l’Inter deve provare a far crescere. Di certo non andava preso, almeno non subito visto quanto è acerbo, ma una volta che lo si ha in mano, si è obbligati a valorizzarlo. Non brilla per velocità, nemmeno di pensiero, o di potenza, ma possiede mezzi tecnici interessanti. Speriamo che lo staff tecnico nerazzurro sia in grado di tirare fuori il meglio da questo ragazzo che, almeno, gode di fiducia incondizionata dal pubblico, e almeno questo è bene.

E il resto dell’Inter? Bhe diciamo che sta abbastanza bene. Gagliardini si è inserito a una velocità strepitosa, persino Kondogbia sembra in buona forma (l’autogol mera sfortuna), e Joao Mario alterna cose splendide a cose da linciaggio, il suo correre tanto sicuramente non aiuta in lucidità sotto porta, ma non può essere una giustificazione. Il portoghese può comunque consolarsi con i due assist, che fanno capire quanto comunque incida. È sempre bello vedere segnare Palacio, 58° gol in maglia nerazzurra, a solo un gol di distanza dalle reti di Ronaldo (59), e la rovesciata di Murillo entra direttamente in cineteca, nonostante la sua stagione, e in generale la sua esperienza all’Inter, lascino a desiderare. Peccato aver dovuto giocare i supplementari, avremmo dovuto chiuderla prima, ma certi si errori sotto porta si pagano, e la poca sicurezza che continuano a dare i terzini. Candreva con un tiro deviato fa approdare la squadra ai quarti, e in qualche modo vendica l’autogol di Kondogbia, e passare il turno era ciò che contava di più.

 

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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