Esteban Cambiasso, l’allenatore in campo dall’intelligenza sopraffina

Photo Credit: inter.it

Nell’estate in cui Florentino Perez ha detto no al passaggio di Luka Modric all’Inter, un motivo per ringraziare il presidente del Real Madrid lo troviamo lo stesso. Questo grazie porta il nome di Esteban Cambiasso.

Se è vero che Modric avrebbe sicuramente portato qualità e geometria al centrocampo nerazzurro, ciò sarebbe accaduto sulle orme lasciate dal nostro amato Cuchu, che con la maglia numero 19 ha segnato ben 51 gol.

Sì è vero, questa cosa che l’Inter continua a pubblicare le goal gallery dei giocatori storici rischia di sfuggire di mano. È ogni volta un fiume di ricordi, e come successo con Crespo mi sono lasciato andare ad un altro pezzo nostalgico.

Ma d’altronde, come non farlo per Esteban, che in 10 stagioni in nerazzuro ha alzato al cielo 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, una Champions League e un Mondiale per Club. Una manna dal cielo per l’Inter, che nel 2004 cercava un centrocampista di qualità e se l’è trovato a parametro zero dal Real Madrid di Florentino, troppo impegnato a cercare stelle piuttosto che a rinnovare il contratto a uno dei centrocampisti più di prospettiva del momento.

E allora eccola che comincia la storia fra il Cambiasso e l’Inter. Una storia di gioie e pochissime delusioni. Sì, perché Esteban vive il momento d’oro dei nerazzurri, la prima era manciniana e quella targata Mourinho. L’era degli scudetti e del Triplete. Poco importa per gli ultimi anni di alti e bassi firmati Benitez, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni e Mazzarri.

È forse lì, nel momento di massima emergenza, che cresce il Cambiasso allenatore in campo, è lì che si vedono le doti di leader già dimostrate in passato. Qualità che si vedono nei suoi gol: di testa, di destro, di sinistro. Di pallonetto, di precisione, di tecnica. D’antipo, al volo, da fuori area.

L’intelligenza di Esteban si vede nel suo sapere dove andrà il pallone, dettando il passaggio al compagno. Nel suo essere lì sulla respinta del portiere. Nel suo saper accarezzare la palla e spingerla in rete. Nel suo sapersi inserire dalle retrovie.

Uno che appena segnava urlava la sua gioia e allargava le braccia. Ma poi tornava subito a centrocampo, al suo posto, pronto a riprendere concentrato più di prima. Mentre ancora i suoi compagni si abbracciavano per i suoi gol.

Esultava da interista, Esteban. Con quelle braccia larghe che ricordavano le esultanze di Ronaldo, quella maglia baciata che ricordava Zanetti, quella grinta che ricordava Berti. Era l’essenza dell’interismo, Esteban. Con quella maglia numero 3 indossata per festeggiare le vittorie portando con sé Giacinto Facchetti, ricordato con una doppietta a Firenze nella prima di campionato del 2006/2007.

Quante doppiette, Esteban. Alla Fiorentina, al Catania, al CSKA. Quanti gol importanti, Esteban. Al Milan a Dida, alla Roma in finale di Coppa Italia, al Chelsea negli ottavi di Champions. E sempre quella maglia nerazzurra tenuta fra le mani come qualcosa di prezioso. Un centrocampista tuttofare che qualsiasi allenatore vorrebbe ancora oggi nel suo centrocampo.

Chissà, col senno di poi, se Florentino il tempo per trattenerlo l’avrebbe trovato. Nel frattempo lo ringraziamo e speriamo che le orme di Esteban possano essere a breve ripercorse da un altro centrocampista dai piedi delicati e dall’intelligenza sopraffina. Il Cuchu ne sarebbe felice, per il bene dell’Inter. 

giulma

giulma

Interista a otto anni grazie a un doppio passo del Fenomeno, visto per caso in televisione. Le lacrime di amarezza del 5 maggio hanno scavato solchi, colmati dalle lacrime di gioia per un Triplete festeggiato il giorno di uno straordinario ventesimo compleanno. Innamorato dei colori nerazzurri e di Javier Zanetti.
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Interista a otto anni grazie a un doppio passo del Fenomeno, visto per caso in televisione. Le lacrime di amarezza del 5 maggio hanno scavato solchi, colmati dalle lacrime di gioia per un Triplete festeggiato il giorno di uno straordinario ventesimo compleanno. Innamorato dei colori nerazzurri e di Javier Zanetti.